Giuseppi's show
Un Conte da pace, guerra ed ex pandemia si allena per le primarie (visti i sondaggi)
E su referendum e scenario mediorientale l'ex premier attacca l'avversaria in pectore, con il miraggio del ritorno a Palazzo Chigi
“Sull’Iran Meloni ha costruito una terza via di politica estera mai sperimentata". E, sempre lei, la premier, è il bersaglio dell’argomento “famiglia nel bosco”: “Fa interferenza su una vicenda del genere dopo aver scritto il decreto Caivano sui ragazzi che devono andare assolutamente a scuola e che non si possono tenere per strada…Ma li ha letti i fascicoli?”
Roma. Saranno i sondaggi (Istituto Piepoli per Rainews24) che lo danno potenzialmente avanti alla segretaria dem Elly Schlein in un’ipotetica corsa via primarie nel Campo largo; sarà lo scenario di guerra che gli permette di lanciare strali sulla premier per il “né-né” (Giorgia Meloni non condivide né condanna l’attacco Usa all’Iran); sarà, ultimo ma non ultimo, il sesto anniversario del lockdown da Covid che lo vide protagonista delle famose dirette dal pc, fatto che sta che l’ex premier e leader M5s Giuseppe Conte, negli ultimi due giorni, ha tirato fuori dal taschino della giacca non tanto la pochette quanto il desiderio di farsi vedere, sentire e considerare come colui che coccola di nuovo il miraggio del ritorno a Palazzo Chigi, e intanto sta in prima linea in vista delle prossime competizioni elettorali (dal referendum alle Politiche in un batter d’occhio). Ed ecco un Conte che, al mattino (ieri), compare pimpante al forum Ansa, inanellando risposte nette: Meloni? Sulla guerra “non può barcamenarsi”. Il Medio oriente? “Faremo una nuova manifestazione per la pace”. Il referendum? “La premier si è scatenata, ma dice tutto e il contrario di tutto”. Ed ecco però anche anche un Conte che, nel pomeriggio (sempre ieri), ancora più pimpante, veste i panni dell’ospite d’onore al convegno “Giustizia, Costituzione e cittadinanza, le ragioni per il No”. E parla direttamente da avversario in pectore della premier: “Sull’Iran Meloni ha costruito una terza via di politica estera mai sperimentata, come quando si scherza tra amici: ‘Tu che ne pensi? Una parola è poca, due sono troppe. Ma che leader, che primato della politica è?”. E, sempre lei, la premier, è il bersaglio dell’argomento “famiglia nel bosco”: “Una premier che fa un’interferenza del genere, dopo aver scritto il decreto Caivano sui ragazzi che devono andare assolutamente a scuola e che non si possono tenere per strada…Ma li ha letti i fascicoli?”. E ancora, lungo un climax scatenato almeno quanto lo scatenamento che Conte vede in atto nelle mosse della premier: “Il primato della politica vuol dire non piegarsi ai poteri forti. Il primato della politica come lo dimostri, quando hai dato un salvacondotto ad Almasri? Il primato della politica ve lo dovete conquistare sul campo, cara Giorgia Meloni e cari sodali al governo, restituendole dignità e facendo la cosa giusta”. E quando all’ex premier chiedono se un’eventuale vittoria del No al referendum avrà un impatto sul destino della legge elettorale, Conte alza gli occhi dal leggìo e dal mitologico taschino e li proietta su una linea astratta di orizzonte che si colloca a ridosso del 2027. Certo che sì, è la risposta: “Questa riforma è ad alto tasso politico e avrà conseguenze politiche rilevanti”, dice, “che lo vogliano o no”. Si intravede, in filigrana, quello che potrebbe essere il tormentone da primarie, tanto che dal Pd si ascolta “attentamente”, scherza senza troppo scherzare un deputato dem: “Se volete passare alla storia per le misure sull’economia, sul calo della potenza industriale, sul fatto che in Italia ci siano 5,7 milioni di italiani in povertà assoluta, cosa su cui io non dormirei la notte”, dice Conte, rientrando nei panni shakespeariani dell’ex premier di pace, guerra e pandemia, “e se volete chiudere gli occhi di fronte ai milioni di italiani sottopagati”, beh, fate pure, è il concetto. Ma allora ditelo, cari Meloni e compagni, è il secondo concetto: “La riforma si collega non soltanto alla legge elettorale, ma anche al premierato”. E’ un attimo e si arriva al cavallo di battaglia: “La separazione delle funzioni esiste già con la Cartabia”, dice Conte, additando come “furbo” l’impianto delle riforma Nordio e come “finto” il meccanismo del sorteggio. “Vogliono che la politica riprenda il sopravvento sulla magistratura”, è il grido automotivazionale per le truppe forse pigre dei Cinque stelle fino a poco tempo fa rassegnati allo stallo. Ma è sulla politica estera che il messaggio si fa duplice: in contemporanea a Meloni e a Schlein, la prima nominata esplicitamente mentre spalleggia “l’amico” Trump (“e Trump l’ha anche smentita sul Venezuela, dicendo che è andato lì a prendere il petrolio”; la seconda non nominata, ma evocata indirettamente non appena Conte parla di “genocidio a Gaza” a pochi giorni dall’avvitamento di distinguo a sinistra sull’antisemitismo. E l’Iran? “Noi siamo sempre stati in piazza per i giovani e le donne”, dice Conte, “però guarda caso Trump attacca paesi come l’Iran, seconda riserva al mondo per gas e per petrolio, quando al mondo il 72 per cento della popolazione mondiale vive in sistemi non democratici”. L’affondo finale del Conte show è per l’intero fronte del Sì: “La legge è uguale per tutti, anche per i politici, non vi permetto di stravolgere l’assetto democratico e di metterli al riparo dalle inchieste della magistratura”.