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leggi e palude

Dl Bollette, legge elettorale: Meloni ora teme il pantano parlamentare

Luca Roberto

La premier auspicava accelerate ma i tempi si allungano. Non solo la Lega, anche il ministro dell'Ambiente apre a modifiche del provvedimento. Settimana prossima il dossier finirà in Cdm (con l'incognita Ets e la mancanza di un "piano b")

Il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin da una parte dice di non “stare preparando alcun nuovo provvedimento” sull’energia. Dall’altro, però, quando gli si fa notare che insomma l’escalation in medio oriente, le ripercussioni sugli approvvigionamenti energetici e sui prezzi dell’energia, potrebbero rendere vano l’intervento varato un paio di settimane fa, lui prende tempo. E pero, come ha confessato ieri, “se ci fosse un aumento non sporadico, ma continuativo del gas (che è quello che alla fine fa il prezzo in Italia anche per l’energia elettrica), il decreto Bollette dovrebbe essere rivisto”. Non è un elemento da poco, nei grattacapi della maggioranza. Il dicastero guidato dall’esponente forzista ci ha messo qualcosa come sei mesi a licenziare il pacchetto di misure energetiche, nonostante fosse stata la stessa premier Giorgia Meloni a presentarsi in conferenza stampa di fine anno e a metterci la faccia. Quelle misure alla fine sono state approvate, ma la sua conversione parlamentare si annuncia come tutt’altro che una formalità, una passeggiata di salute al parco. Questo perché, nonostante il testo sia stato incardinato nelle competenti commissioni alla Camera (tra cui Agricoltura e Attività produttive), il suo approdo in Aula e la sua discussione è prevista dopo il referendum. E nella maggioranza non sono passate inosservate le insofferenze leghiste per la misura (che rischia di colpire soprattutto i produttori di energia localizzati in Lombardia e in tutto il nord). Il Carroccio sta quindi tenendo un filo diretto e costantemente aperto con le rivendicazioni avanzate per esempio dal presidente della Lombardia Attilio Fontana (leghista) e la sua giunta, i primi a storcere il naso dopo l’approvazione del decreto. Con quale finalità? Presentare un buon numero di emendamenti che servano a “tranquillizzare” i propri bacini elettorali.

 

Ma anche in Forza Italia e persino in Fratelli d’Italia si iniziano a chiedere modifiche sostanziali. Ieri, per esempio, la deputata meloniana Cristina Almici, relatrice del provvedimento in commissione Agricoltura, ha fatto sapere di aver approvato una clausola di salvaguardia “per le filiere agricole energetiche. Un risultato importante che consente di portare all’attenzione del governo la questione del futuro del biogas e del biometano agricolo”.  Il decreto infatti introduce un decremento dei sostegni al biogas agricolo, fino ad arrivare a un azzeramento dei fondi in cinque anni, anche per questioni di cassa. L’uscita di FdI arriva però anche per difendere alcune categorie di riferimento (vedi Coldiretti e Confagricoltura, che sono state molto critiche verso il decreto). Sul tavolo poi c’è l’imprevedibilità su come possa finire la partita con Bruxelles sull’Ets. E non stanno tranquillizzando Palazzo Chigi gli scenari “senza piano B” che si stanno facendo dalle parti di Pichetto Fratin.

A tal proposito martedì prossimo il governo terrà un Cdm (che in teoria si sarebbe dovuto tenere ieri): oltre a stanziamenti per quasi un miliardo per finanziare il Piano casa si parlerà anche di potenziali correttivi in campo energetico, dopo che ieri la premier ha avvertito gli operatori del settore: “Sono pronta ad aumentare le tasse ad aziende che dovessero speculare sulle bollette”. Anche sulla legge elettorale Meloni chiedeva un’accelerata. C’è stata, però, solo in parte. Visto che anche la riunione di gruppo tra i parlamentari di FdI di mercoledì ha constatato come prima della chiamata referendaria la discussione non avanzerà. Mentre ancora in pezzi di Lega il testo viene visto come “scritto male”. Anche per questo non si vogliono forzare troppo i tempi. Anche sul ddl immigrazione la calendarizzazione è ancora in alto mare. La premier si sarebbe dovuta presenterà alla Camera mercoledì 18 marzo, alla vigilia del Consiglio europeo. Ma anticiperà all’11 le comunicazioni sul medio oriente, come le chiedevano le opposizioni. Sperava, in cuor suo, di assistere a un Parlamento coi lavori ben più avviati. Mentre teme che se il referendum andasse male la maggioranza potrebbe ritrovarsi in un vero pantano. Da cui poi sarà difficile uscire.

  • Luca Roberto
  • Pugliese, ha iniziato facendo vari stage in radio (prima a Controradio Firenze, poi a Radio Rai). Dopo aver studiato alla scuola di giornalismo della Luiss è arrivato al Foglio nel 2019. Si occupa di politica. Scrive anche di tennis, quando capita.