(foto Ansa)
Tra farsa e tragedia in parlamento
Crosetto: “L'attacco in Iran è fuori dal diritto”. Il Pd tenta una mediazione. Guerini e Renzi: “Come si fa a dire no su Cipro?”
La premier in Parlamento l’11. Tajani: "Non siamo in guerra". Il dem Guerini lavora a un'astensione reciproca con la maggioranza su un possibile attacco iraniano a Cipro: "Che figura ci facciamo a dire no?". Ma poi l'intesa salta. Renzi contro Sánchez (e il botta e risposta con il ministro degli Esteri)
L’unità nazionale ha il telefono staccato. La nostra canzone è Se telefonando. Lorenzo Guerini, in un angolo, dice a Dario Franceschini: “Ma come si fa a dire ‘no’ all’uso delle basi se viene attaccata Cipro? Macron ha telefonato a Meloni. C’è un’iniziativa comune. Che figura facciamo?”. Parla Crosetto in Aula per avvisare che “può accadere di tutto”, che stiamo per inviare aiuti ai paesi del Golfo, una fregata al largo di Cipro (sotto attacco dall’Iran), ma il telefono è muto e la radio gracchia. Schlein rimprovera a Meloni di non alzare la cornetta e Meloni sceglie la radio per far sapere che “non siamo in guerra”. Matteo Renzi offre ripetizioni di diritto renziano: “Le basi certo che le do! Sánchez, ma che cazzo sta a dire”.
Urliamo pace in Medioriente ma non riusciamo a darci la mano in un tinello. L’informativa di Tajani e Crosetto finisce con gli applausi a Crosetto (fino a 24 ore prima contestato per il suo viaggio a Dubai) capace di riconoscere che l’attacco in Iran “è fuori dal diritto internazionale” (lo dice anche Tajani). Il governo chiede un voto su una risoluzione magra, che sfrutta il chiaroscuro del diritto, mentre Pd, M5s e Avs, uniti, sprofondano nel pozzo dell’internazionalismo, delle carezze a Sánchez. Giuseppe Conte, che è come gli speziali, loda il profumo di Spagna, perché “il premier spagnolo è il solo in Europa che ha le idee chiare”. A Palazzo Chigi, Meloni, furba, telefona invece a Macron (che concede il suo spazio aereo). Vogliono Meloni. La vuole Schlein, Bonelli. La invocano. Igor Taruffi, Taruffenko, lamenta che non c’è “stata nessuna chiamata da parte di Meloni, nessuna. Come si può fare un accorato appello all’unità nazionale e prendere a sberle l’opposizione. Chiedo: è serio? Se lei ci avesse cercato forse poteva cambiare tutto”. Non c’è la sabbia, il pianto, neppure recitato, e la Lega si tiene a distanza da Crosetto e Tajani. Da quattro giorni scriviamo che il ministro della Difesa viaggia senza scorta, ma un governo non dovrebbe scortare Crosetto quando dichiara che “c’è una guerra che durerà settimane, dall’impatto devastante” e che “ho dato mandato al capo di stato maggiore della Difesa di innalzare al massimo il livello di protezione della difesa aerea e anti balistica nazionale”? Il buon Tajani, che si sta davvero rompendo la testa per riportare a casa quasi ventimila italiani (gira con una mappa di numeri: in Qatar sono presenti 4386 connazionali, negli Emirati sono 6.536 mentre in Oman 1386) provocato, ancora, ci casca. Enzo Amendola lo chiama ormai “Tajani, un osservatore al board di Gaza con il cannoccchiale”. L’Iran sembra solo un pretesto per continuare il referendum (sulla giustizia con altri mezzi). Passa Nordio con la noce in bocca che suona la carica: “Io sono sicuro che il referendum lo vinciamo. Subito dopo apriremo un tavolo con la magistratura”. Finiremo, per inventarci il Board of Peace con l’Anm. Peppe Provenzano (e non se la prenda segretaria, ma Schlein che imita Provenzano fa la figura di mezza Schlein) dà a Netanyahu del macellaio e ricorda a Meloni che parlare in radio va bene se ti chiami Churchill ma non Giorgia. E’ da giorni che Tajani ripete “non mi devo vergognare di nulla, io non sono inquisito” e deve essere tanto stanco da non accorgersi che la sua Forza Italia è il partito garantista che tutela gli inquisiti (che non sono condannati). Risponde a Provenzano per ricordare che a bombardare il Kosovo è stato D’Alema ma Provenzano e Amendola, a loro volta, ricordano ai cronisti: “Tajani lo sa che il ministro di quel governo si chiama Mattarella?”. In una poltrona Guerini, che viene ascoltato da Orfini, Amendola, Taruffi, Alfieri, De Luca come lo scià di Lodi, lavora a una mediazione per permettere un’astensione reciproca su un paragrafo (quello che riguarda Cipro). Si avvicina il sottosegretario alla Difesa Perego e sembra fatta, ma l’illusione dura una manciata di minuti. Salta, come salta l’intervento di Conte, irritato (dicono) per questo tentativo del Pd, l’inciucio del deserto. Sono deserti i banchi del governo a eccezione dei soliti Ciriani, Calderoli, Schillaci, Roccella, i parà di Meloni. Edorado Ziello, che di Vannacci è il vicecapo, gira degli schiaffoni alla Lega, ma il suo compagno Sasso precisa: “Noi votiamo con il governo”. Dell’Ucraina, nessuno più ne parla a eccezione di Crosetto che avverte, guardate che “Putin potrebbe essere avvantaggiato dal caos” (Meloni telefona a Zelensky). Quanti ne possiamo aiutare? Non è solo un aiuto, militare. Meloni pensa che aiutare adesso i paesi del Golfo sia un modo per creare un’amicizia più forte dopo. Verrà in Aula, giorno 11, rispetto al 18, ed è un successo dell’opposizione ma ripetere, come fa Schlein, “no alle basi” è una menzogna. Cosa facciamo se viene attaccata Cipro, paese europeo?
Lo spiega Guerini ma anche Renzi che maramaldeggia su Tajani: “Il suo intervento è di una raccapricciante mediocrità. A me pagano per parlare, a Tajani per tacere”. Non promette bene. Si moltiplicano i grafici sui missili, stiamo per entrare nel solito “ci serve il momento Sigonella”. Un consiglio a sinistra: a questo punto se bisogna fare come qualcuno meglio Bettino (Craxi) di Pedro (Sánchez).
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