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L'intervista

"A Schlein piace Sánchez solo perché è bello", dice il filosofo spagnolo Savater

Ginevra Leganza

Il pensatore spagnolo, un tempo vicino alla sinistra: "Il vostro Pd si beve tutto. Amate Sánchez ma in Spagna va tutto male"

Roma. “In principio fu Zapatero”, dice. “Adesso tocca a Sánchez”, aggiunge. Dopodiché ci domanda: “La verità sa qual è?”. Quale? “E’ che a sinistra, in Italia, si bevono tutto. A sinistra, non si stancano mai di sbagliare”. Per Fernando Savater, il  filosofo spagnolo ritenuto vicino alla sinistra, quando la sinistra era una cosa seria, il fenomeno Sánchez è di chiara interpretazione. “L’opposizione italiana – spiega – lo ama  perché è bello”. Ma come? Soltanto per questo? “Es alto y guapo, sì”. 


Anche in Italia, caro Savater, diciamo che altezza è mezza bellezza. Ma davvero il bell’aspetto può spiegare la folgorazione della nostra Elly per il vostro Pedro? “Certo. Altrimenti sarebbe difficile, anzi impossibile da spiegare”. Per il filosofo, insomma, è un po’ come nell’innamoramento: “Anche con Pedro, è tutto frutto dell’ignoranza. Sánchez viene idealizzato. E questo avviene perché non si conoscono le circostanze, non si seguono le traiettorie politiche, non lo si ascolta né lo si osserva ogni giorno. Ciò detto, la capacità della sinistra d’ingoiare fandonie è infinita”. 


Lei dice che è bello, quindi. “Lo dicono tutte. E’ il segreto del suo successo e del suo fascino all’estero. Ci faccia caso. Elly Schlein  ragiona come Susan Sarandon”. Cosa c’entra adesso l’attrice statunitense? “L’altra sera Sarandon era qui, per il Festival Goya. Era con Ursula von der Leyen...”. E? “E lo elogiava per la politica estera. Per le sue posizioni contro Israele. E poi, ovviamente perché He’s handsome and tall”. L’estetica precede l’etica, no? “Sì. E il guapo colpisce. Anche se è poco raccomandabile”. Ma, di preciso, quali sono queste fandonie alle quali credono gli elettori del Pd? “Credono agli indicatori macroeconomici, che non significano niente. Ignorano che Sánchez è amato da pochissima gente. E neppure a sinistra”. E’ quanto ci raccontano i giornalisti  a Madrid. Al di là del badile  di Valencia – e  delle proteste di Vox – anche il Partito popolare lo contesta. Leggiamo che si è diffuso lo slogan: “Mafia o democrazia”... “Appunto.  Sánchez non può proprio passeggiare per strada. Non presenzia mai agli eventi pubblici. E se è un personaggio così isolato, un motivo ci sarà. Poi certo, ha sostenitori fedeli, ma la maggior parte della gente, negli ultimi tempi, lo rifiuta”. 


La Spagna, per Schlein, è il baluardo dell’Europa anti Trump e l’eden del poliamore. “Sì, certo. Sorvolando sui problemi abitativi e lavorativi dei giovani, dico solo che le libertà pubbliche sono un disastro”. Addirittura. “I pubblici ministeri, i giudici… E’ tutto colonizzato dal governo”. Ci risparmi facili battute sull’epopea referendaria di casa nostra. “Certo, certo. Ma sappia che in Spagna alcuni media, un tempo autorevoli, sono stati venduti alla propaganda del partito socialista. Penso soltanto al País e alla Ser. Adesso i media critici sono perlopiù online”. Lei dal País fu licenziato. “Due anni fa, dopo quarantasette anni”. Disse che  avvenne perché era stato  critico col sanchismo. E che, articolo dopo articolo, non fu più tollerato. “Sì. E pensi che il mio primo conflitto  col País si verificò quando Meloni vinse le elezioni”. Cosa accadde?  “Si diffuse l’idea, nella stampa di sinistra spagnola, che la democrazia in Italia fosse finita, che fosse sopraggiunto il totalitarismo”. Lei dissentì? “Io scrissi una colonna, dicendo che non mi sembrava affatto così. E che mai Meloni avrebbe potuto far peggio di Sánchez in Spagna”. Anime latine a confronto. “Col tempo mi sono poi convinto che Meloni sia una politica abile. Certamente è una delle più ammirate in Europa”. Ammirata anche in Spagna? “Vede, in Spagna non consideriamo la sinistra italiana. Mentre quasi tutti i paesi europei, a cominciare naturalmente dalla Francia, vorrebbero avere una Meloni al governo...”. Sarà. Comunque lo star-system ispanico apprezza eccome il suo premier. Non solo Sarandon. Anche con Bardem c’è una convergenza. E poi con altri. “Non le chiami convergenze, ma  sovvenzioni statali”. Ah. Però almeno sulla bellezza – lei che ha scritto di  Nietzsche, Platone e di tauromachie – non potrà sindacare. “No, certo. Sanchez è bello. Molto bello”. E’ guapo. “Sì sì. Anche se  è un po’ invecchiato... E’ un po’ rovinato”.