Ansa

governo e servizi

Mantovano fa asse con Piantedosi a tutela di Aise. Tramonta l'idea di spostare la cybersicurezza alla Difesa

Carmelo Caruso

Il sottosegretario difende Crosetto e dice che "le agenzie di intelligence non monitorano i viaggi privati dei ministri". Alla relazione annuale dei Servizi si vede anche Piantedosi (prova che con Mantovano c'è un tandem). Intanto si allontana la proposta di riforma per dare alla Difesa più competenze sulla cybersicurezza

Mantovano ha pensionato 007: “Archiviamo la parola servizi segreti”. Si dice Agenzie. Giù le mani dai Servizi, Aise e Aisi. I loro vertici, Bruno Valensise e Giovanni Caravelli, non si toccano, hanno la fiducia del tandem Mantovano e Piantedosi, tramonta l’idea di affidare la cybersicurezza al ministero della Difesa. Chiamatele Agenzie, per cortesia. Per la prima volta, dopo il caso Crosetto a Dubai, parla l’Autorità delegata, Mantovano: “Le agenzie di intelligence non monitorano i viaggi privati dei ministri, la legge 124 vieta l’attività di controllo su una serie di persone tra cui esponenti politici”. Lo fa in occasione della relazione annuale dell’intelligence, la Sanremo delle forze Armate. Il titolo, come sempre, è “Governare il cambiamento. Scenari di sicurezza nazionale”. Ogni anno, in occasione dell’anniversario della morte di Nicola Calipari, l’eroe servitore, il Nibbio, i Servizi, anzi, le Agenzie (come Mantovano vorrebbe venissero chiamate) relazionano sui rischi globali, interni, terrorismo, autocrazie, democrazie. E’ la sagra delle stellette. In fila: il procuratore generale di Roma, Jimmy Amato, che bacia il direttore del Tg1, Gian Marco Chiocci. Ci sono l’ex procuratore generale Giovanni Salvi, il Copasir intero, con Lorenzo Guerini che sorride, e poi (ma non si finisce) il comandante generale della Gdf, Andrea De Gennaro, il capo di stato maggiore, Carmine Masiello. Poco lontano, l’ad di Acea, Fabrizio Palermo e Luciano Violante. In questo caso le poltrone misurano la fiducia nei Servizi. Del governo c’è Piantedosi, unico ministro, ed è la prova che con Mantovano c’è un tandem. Abbiamo raccontato che c’è una strana aria. Dicono alla Camera, dal Pd, che “il caso Crosetto a Dubai è la campana che suona. E’ iniziata la corsa per il Quirinale e c’è chi prova ad azzoppare il quirinabile Crosetto”.

Chiedono a Mantovano se è normale che un ministro possa viaggiare all’estero senza scorta e l’autorità delegata risponde: “Il ministro Crosetto ha detto due giorni fa in un’aula del Parlamento che aveva necessità di concedersi qualche giorno di ferie con la famiglia, per questo ha utilizzato un volo commerciale”. Ha ragione chi pensa che parlare ancora di Dubai, chiedere a Caravelli perché i servizi non seguono un ministro è un non senso. E’ vero però che quel viaggio ha un effetto chiaro a tutti. Su iniziativa del presidente della commissione Difesa, Nino Minardo, è stato presentato un ddl che affida alla Difesa più competenze sulla cybersicurezza. E’ un tentativo per dotare la difesa di un suo servizio di intelligence. L’idea di Mantovano mai nascosta è arrivare a un unico servizio anche perché – sempre Mantovano – “in questi anni si è realizzata di fatto una unità operativa e un coordinamento stretto tra i servizi, che operano come se fossero un’unica entità”. E’ una riforma che per l’Autorità delegata non vedrà la luce in questa legislatura. Come è destinata a non vedere luce la creazione di quello che viene definito “un quinto corpo” di intelligence da affidare al ministro della Difesa e che ha sollevato le perplessità di governo, ex ministri e che giornalisticamente è passato come lo scontro Crosetto-Mantovano. A FdI non piace la trasversalità di Crosetto, ministro sull’Ucraina impeccabile, e ancora meno piace chi lo difende. Marco Mancini, l’ex agente del Dis, ha rilasciato un’intervista sul Riformista, una carezza a Crosetto, “che non ha colpe. Qualcuno nei servizi ha mancato di informare Palazzo Chigi”. La frase di Mantovano sui Servizi, che non erano tenuti a seguire Crosetto, e la presenza del ministro dell’Interno, si carica di significato politico: serva a scacciare il venticello su Valensise e Caravelli, i direttori di Aisi e Aise. Il viaggio di Crosetto a Dubai mette forse fine a veline e veleni. E non è un segreto.

  • Carmelo Caruso
  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica. Oggi lavora al Foglio