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Il racconto

Meloni duella con Macron, le lobby green, le società energetiche, allontana le urne. Il rischio ritorsioni dai pm di Milano

Carmelo Caruso

Risponde a Macron che le consiglia di non commentare e torna ai vecchi toni. In un dossier di FdI c'è il manifesto economico: attacco alle liberalizzazioni, alle speculazioni delle società energetiche. L'avviso all'ad di Enel sulla necessità del decreto Energia

Ai francesi le balle ancora gli girano e Meloni ora si incazza. Macron ammonisce Meloni e Meloni gli dà del permaloso. L’Eliseo sembra la Rai (il direttore di Rai Sport, Petrecca, si è dimesso, adieu!). Il governo è di lotta, di bolletta e di referendum. Il caso è Macron che si offende perché la premier ha osato parlare dell’omicidio di Quentin Deranque, attivista picchiato a morte dalla sinistra radicale. Uno sgarbo. La Francia consiglia a Meloni di “non commentare gli affari francesi” e  Chigi fa sapere che le  parole di Macron destano “stupore”. Stanno tornando i Meloni forti.  Guardate che non è un semplice decreto Energia, quello approvato in Cdm. C’è nuovamente eco di FdI  contro “i poteri forti”, la lotta contro “il rinnovabilismo integralista” della lobby green. Sono esercitazioni di allons enfant de la Melon.  


Ieri mattina le azioni delle società energetiche sono calate in Borsa (A2A -3,68%; Terna – 3,19%; Enel – 2,51%) e FdI era soddisfatto per almeno tre motivi. Primo: il prezzo dell’energia crolla dopo l’effetto del decreto e dunque il mercato “avrebbe recepito la portata dell’intervento”. Secondo, e qui è il senso politico dell’operazione, curata personalmente da Fazzolari (che dice a Sky: “Il decreto è  stato ben accolto da Confindustria e smonta i sistemi speculativi”): “Si è dimostrato che FdI non teme di scontentare le grandi società energetiche, di colpire le congreghe del green, le società che fanno business e hanno speculato sul prezzo dell’energia, attraverso misure utopistiche e strategicamente fallaci”. Terzo: “E’ la risposta di governo a chi chiede a sinistra di tassare gli extraprofitti. Riequilibriamo un mercato a favore della povera gente. Tassiamo la maxispeculazione del green che ha permesso guadagni fino a 10 miliardi di euro ogni anno”.

 

E’ ovviamente la propaganda di un partito, ma è la propaganda del partito di governo, il suo manifesto economico. In un dossier di 14 pagine, il decreto viene raccontato come l’antidoto al fallimento del Green deal che sta “affossando le economie nazionali”. Perché studiarlo? Perché c’è un passaggio chiave che racconta come Meloni si muove  e si muoverà nei prossimi mesi. Nel dossier c’è la critica spietata alle liberalizzazioni “del  governo D’Alema e Bersani”, l’avvento del mercato libero che ha prodotto “inefficienza” resa ancora più evidente dalla fine del mercato tutelato dell’energia, una  “scelta miope dei governi Renzi, Gentiloni”, ma, anche dal “governo dei migliori guidato da Mario Draghi”, tutti esecutivi consapevoli che queste politiche avrebbero determinato rincari ma che hanno comunque proceduto su questa strada”.

 

Spiegato in maniera più semplice: finora a beneficiare dell’aumento del costo del gas sono stati i produttori di energia rinnovabile. Per FdI hanno avuto sgravi e beneficiato dell’aumento del costo dell’energia, considerevole, dopo la guerra Russia-Ucraina. Non c’è solo questo decreto. Il governo intende rilanciare il nucleare e proseguire la lotta in sede europea per il disaccoppiamento del prezzo dell’energia. I paesi che si oppongono sono i paesi frugali come  la Germania, l’amica Germania. Significa che Meloni vuole spostare la disputa in Europa. E’ la prova ulteriore che le sue alleanze sono variabili perché, e parla ancora chi ha lavorato al decreto, “noi rispondiamo solo agli elettori, loro ci hanno portato al governo e saranno loro a decidere se confermarci”. E’ un modo ancora più spiccio di governare questa fase, di quasi fine mandato, una fase che verrà determinata dall’esito del referendum. Il governo non lo dice ma si temono ritorsioni da parte della magistratura. Meloni a Sky ha dichiarato: “Le parole di Mattarella sono giuste e doverose. Il referendum non è un voto sul governo. Le elezioni saranno fra un anno”. Gli occhi sono rivolti alla procura di Milano. Il timore è che presto possa arrivare, a pochi giorni del referendum, un’ulteriore scossa che riguarda la partita del risiko bancario e colpire i registi del Mef, vecchi e nuovi, che hanno gestito l’operazione Mps-Mediobanca.

 

Per paradosso sarebbe un possibile regalo, la prova che c’è un tentativo di fermare un Meloni II. Raccontare il decreto energia, a distanza dall’approvazione, merita per un’ulteriore ragione. E’ un decreto di cui era stato informato anche Flavio Cattaneo, ad di Enel. Sarebbe interessante (ma per questo c’è la Consob) sapere quante azioni di Enel sono state cedute in queste ore. Singolare è il silenzio delle società partecipate sul decreto, un silenzio che misura la forza di Meloni. All’ad di Enel era  stato spiegato che “il decreto va fatto, serve alle famiglie italiane. Il decreto si farà”. Tutte le partecipate che vengono interessate da questo decreto sono rimaste in silenzio e il mandato del silenzio è stato diramato direttamente da chi le guida. Tra poche settimane il governo rinnoverà i vertici delle  partecipate e nessuno amministratore delegato  ha la forza di protestare contro il decreto. La sinistra dovrebbe preoccuparsene. E’ un’altra appropriazione della destra, la più pericolosa. E’  l’idea che anche il green piange, le lobby pagano. Il marxismo tricolore. 

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  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica. Oggi lavora al Foglio