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la terza via

Grillo l'indifferente. Verso l'astensione al referendum

Ginevra Leganza

Né con i politici né con i magistrati. Il fondatore del M5s non intende votare al referendum sulla giustizia

Né con i politici né con i magistrati. La strada è quella dell’astensione. “Beppe mi racconta del suo interesse per la Cina e per le centrali energetiche circolari. Il referendum non lo appassiona”. Gramsci l’avrebbe odiato: Grillo l’indifferente. “Beppe ha tante idee, studia l’Intelligenza artificiale, al referendum è poco interessato”, dice il suo avvocato e costituzionalista Giulio Enea Vigevani che invece è nel comitato del No. Un altro uomo, genovese e carissimo amico del fondatore del Movimento, a domanda “Beppe cosa vota?”, sospira. Sicuro è che non voterà No, dice. Certo è che non vede alcun pericolo di magistratura assoggettata all’esecutivo, spiega. Grillo – a questo punto – guarda al quesito con misto di scherno e disincanto. “Ne abbiamo parlato poco. E per ora non intende votare”.

Sicché, date le coordinate, politici e magistrati sarebbero entrambi destinatari del Vaffa. Il giustizialismo cosiddetto, appunto, grillino è la legacy per Giuseppe Conte. Anche perché l’ex politico e comico quello stesso giustizialismo lo incrinò alla vigilia dell’addio al Movimento. Allorché i vari Vito Crimi e Paola Taverna – era il 2021 – arrossirono per la disperazione del padre che difendeva il figlio in tv. E poi s’imbarazzarono per il (loro) padre che difendeva figlio dalla magistratura requirente e urlava: “Mettete in galera anche me!”.

L’istrione incupito dai giudici – c’era da aspettarselo – non seguirà il suo Movimento. “Le poche volte che ne parla, Beppe dice che gli sarebbe interessato di più un referendum sulla legge elettorale. Un quesito per far fuori questo sistema di liste e tornare a votare la persona”. C’era una volta Rousseau.

Chiediamo agli amici se temi come il sorteggio del Csm non vadano però incontro alla democrazia diretta. Lontani dal Mago di Oz (Conte), più vicini, forse, al vecchio filosofo svizzero. “Sì. Anche se il referendum è troppo elitario nella visione di Grillo. Che comunque disprezza la politicizzazione che se ne fa, il dibattito”.

L’avvocato racconta di come i pensieri dell’ex guru e garante siano in buona parte concentrati sul blog, “seguito ancora da tantissima gente, nonostante il ritiro dalla vita politica” (l’ultimo articolo comincia così: “Sono in un periodo molto cinese della mia vita”). Altri, vicini al cuore, confermano l’astensione. Domandiamo quindi dei moti dell’animo, del giustizialismo perso per strada, se la delicata vicenda di Ciro non abbia mutato l’uomo ben oltre un Sì o No contingente.

Il nuovo Grillo – salvo ripensamenti – non voterà e perseguirà la terza via. Anche se adesso sa, sulla propria carne, che “se i giudici sbagliano difficilmente pagano”. Anche se forse li considera, adesso, “l’altra casta”. E pensa che siano – politici e giudici –  diversi ma pure simili. E’ Grillo l’indifferente. Lontano da loro che “se la mia anima desidera la condanna, il mio voto è pronto”.

 

 

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