(foto Ansa)

nel carroccio

Il “caso” Stefani: fa il segretario della Lega in Veneto a sua insaputa

Carmelo Caruso

Il presidente del Veneto e vicesegretario nazionale sostiene di essere decaduto da segretario della Liga il 5 dicembre. Eppure nessuno lo sa (nemmeno i suoi vice Borchia e Barbisan). E secondo le regole del partito può continuare a fare le liste

Capita, forse abbiamo una notizia. Si inizia con una richiesta di precisazione e si scopre la Lega dell’assurdo. Esiste un nuovo segretario regionale Veneto a sua insaputa ma il Veneto non lo sa. E’ il singolare caso Alberto Stefani. Fino a ieri Veneto e Lega erano convinti che il giovane Stefani avesse tre incarichi. Sulla carta è presidente del Veneto, vicesegretario nazionale della Lega e segretario della Liga Veneta. La novità è che secondo Stefani il segretario della Liga non è più lui dal 5 dicembre. Ricapitoliamo. Per Stefani la sua carica da segretario regionale sarebbe automaticamente decaduta per incompatibilità. E’ una notizia. Anche perché non risultano dimissioni, non risulta che la Liga sia stata commissariata, non risulta che sia stato convocato un congresso regionale. Nulla. Chi sarebbe dunque, al momento, il segretario veneto? Sarebbe, secondo Stefani, Paolo Borchia, il vicesegretario vicario e capogruppo della Lega in Europa.

 

In pratica, Stefani, salviniano, chiamato a Venezia il “chierichetto”, non si è mai dimesso e ha concordato con Salvini che in Veneto si poteva continuare come se nulla fosse. Né congresso né commissario. Alla democristiana. Chi firma i comunicati in Veneto al posto di Stefani? Li firmano Borchia e il secondo vicesegretario, Barbisan, solo che si firmano come vicari. Lo dice la parola: se uno è vicario fa le veci di qualcuno. La sorpresa è un’altra. Se Stefani tecnicamente è decaduto perché si presenta al Federale della Lega come segretario regionale veneto? Venerdì, viene convocato il Federale che ha un solo obiettivo: far approvare le candidature di Alberto Di Rubba e Giulio Centenaro alle elezioni suppletive. Nei partiti ci sono riti. Deve essere il segretario regionale, dopo aver sentito i territori a comunicare al Federale nazionale quali sono i nomi scelti. E qui siamo al grottesco. Stefani si collega, dall’auto, con il Federale, in veste di segretario veneto (ma non è decaduto?) e Salvini gli chiede: “Attendo quattro nomi dal Veneto”. Stefani gli risponde che deve ultimare il confronto con il territorio. Gli serve un giorno. Salvini replica che viene tutto rimandato a un altro Federale da convocare entro sabato. Non c’è mai stato nessun altro Federale e i candidati alle suppletive della Lega sono Di Rubba e Centenaro (un altro che aveva preso a simpatia Vannacci ma ora leghista purissimo). Restano i territori, i famosi territori tanto cari a Calderoli, Giorgetti, Fedriga, Zaia, Attilio Fontana. Sono le province. A Rovigo, dove viene candidato Di Rubba (è il tesoriere della Lega ed è nella grammatica dei partiti che debba avere un seggio) la base ha un nome da proporre. E’ quello di Laura Cestari, prima dei non eletti in Consiglio regionale, una che ha cercato i voti quartiere per quartiere. Il nome della Cestari avrebbe dovuto proporlo il suo segretario provinciale solo che questo segretario non risulta l’abbia fatto. Del resto a chi avrebbe dovuto farlo? A Stefani o a Borchia? Tra i leghisti gira una vignetta con su scritto: “Chi ha candidato Centenaro a Padova e Di Rubba a Rovigo”. Sotto ci sono tre figure, tre vestiti da Uomo ragno con la fascetta Lega nazionale, Liga Veneta, Lega provinciale. Torniamo a Stefani. Spiegano i legologi che senza dimissioni ufficiali da segretario della Liga fare le liste è onere di Stefani e non di Borchia, il segretario a sua insaputa. Dopo questa fantastica storia resa nota dal segretario che non lo è, Salvini dovrebbe nominare a brevissimo un commissario. Deve essere un commissario amato tenuto conto che ha già due province, Rovigo e Padova, contro. La Lega è ormai meglio di Magritte, il famoso pittore di “Questa non è una pipa”. Abbiamo scoperto che Stefani non è un segretario, ma solo nei fine settimana.

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  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica. Oggi lavora al Foglio