Marta Fascina (Ansa) e Francesca Pascale (Ansa)

La guerra delle mogli

Fascina vs Pascale: simboli cancellati, cani ribattezzati e veti da Arcore. Vendetta al referendum

Salvatore Merlo

Le ultime due padrone di casa Silvio, in guerra. Giusto all’ombra del simbolo elettorale su cui l’una e l’altra mettono becco. Il fatto è che Francesca è, nel mondo interiore di Marta, qualcosa di molto simile a Rebecca – la prima moglie del romanzo di Daphne du Maurier, colei che non c’è più ma è dappertutto

Cesare e Pompeo, Napoleone e Wellington e dunque Marta Fascina e Francesca Pascale. Rivalità che la storia ricorderà. Buon’ultima, tenetevi forte, la guerra delle due mogli. Senza dimenticare il cane, Dudù 2 la vendetta. Le ultime due padrone di casa Silvio, in guerra. Giusto all’ombra del simbolo elettorale su cui l’una e l’altra mettono becco. Nel bel mezzo della questione referendaria. E la vicenda è questa: il 27 febbraio alle 18.30 Pascale parlerà a Presicce-Acquarica, comune del basso Salento, per fare campagna per il Sì. Sul manifesto dell’evento, all’inizio, figuravano il suo nome e il simbolo di Forza Italia. Figuravano, si diceva. Perché a un certo punto, dopo una serie di telefonate e una carambola tra Arcore, Roma e la Puglia, si è prima tentato di far sparire il nome della signora – impresa rivelatasi troppo ambiziosa – e ci si è poi accontentati di negare il simbolo del partito. Il coordinatore regionale di Forza Italia Mauro D’Attis, deputato simpatico e dai modi garbati, ne sa qualcosa. C’è Pascale? Niente Forza Italia. E anche gli iscritti, i deputati, gli eletti ai consigli regionali e comunali sono abbastanza invitati a non andare. Anche se ci vanno comunque. Il fatto è che Francesca è, nel mondo interiore di Marta, qualcosa di molto simile a Rebecca – la prima moglie del romanzo di Daphne du Maurier, colei che non c’è più ma è dappertutto. Una forma di antipatia che gli esperti di sentimenti umani definirebbero “robusta”. La profondità di questo sentimento la misura meglio di ogni altra cosa la controversa storia di Dudù – che era il cane così battezzato dalla Pascale, che poi rimase con Berlusconi, poi passò ad Arcore con la Fascina che gli avrebbe cambiato il nome. Pare. Come, non si sa. Pascale delenda est.

 

Nel mondo di Marta Fascina, di Francesca Pascale non deve restare traccia nemmeno sui collari. Quel che stiamo raccontando appartiene a quel genere di vicende che in Italia si svolgono sottovoce, con grande educazione, e con effetti che una granata non otterrebbe. Prendiamo l’episodio di Viareggio. Il 12 febbraio Pascale si trova in città per ritirare il Premio “Funari” dalla Fondazione Carnevale – un premio intitolato a Gianfranco Funari, il che già di per sé contiene una sua poetica. Sotto il palco del corso mascherato compare un gruppo di manifestanti pro Palestina con bandiere e kefiah. Pascale si arrabbia, li fronteggia alla partenopea e urla, tra le altre cose: “Lavatevi, fate schifo”. Il video fa il giro dei social in circa quarantacinque secondi. A questo punto entra in scena Tullio Ferrante, il quale merita una presentazione. Per prima cosa va detto che questo deputato di Forza Italia, sottosegretario ai Trasporti, su whatsapp non ha una foto sua, della sua faccia, o una foto dei figli, o del cane, o di un albero, ma ha una foto di Berlusconi con Marta Fascina, e poi lui dietro. Ecco. Ferrante è amico di Fascina da prima che entrambi sapessero cosa fosse la politica. Le loro madri erano compagne di liceo a Portici, loro hanno frequentato le stesse scuole, e da adolescenti organizzavano corse di autobus per raggiungere i comizi del Cavaliere. E’ un dettaglio, quest’ultimo, che forse spiega molte cose: era predestinato al ministero dei Trasporti.

 

Ma torniamo a noi. Ferrante guarda il video di Pascale, riflette il tempo necessario, e scrive: “Che classe! Che charme!”. Sarcasmo. Così da circa una settimana lo screenshot delle sue parole circola nelle chat dei dirigenti di Forza Italia, pure tra i ministri, come una di quelle barzellette che tutti fingono di non conoscere e tutti hanno già mandato a dieci persone. Il che ci porta a martedì 3 marzo, ore 16, Hotel Nazionale, piazza Montecitorio, Roma, ovvero a cinquanta metri dalla Camera dei deputati. Fabrizio Cicchitto organizza per la sua Fondazione Riformismo e Libertà un incontro per il Sì con Claudio Signorile, Umberto Ranieri e Francesca Pascale. L’accostamento dei tre è straordinario, ma ci porterebbe fuori tema. Anche qui, agli uomini di Forza Italia viene fatto capire, con delicatezza, che forse è meglio se non ci vanno. I deputati, che la Camera ce l’hanno proprio lì dietro, sono pregati di non attraversare la piazza. Nel frattempo, da Arcore, Dudù – o come si chiama adesso – non ha rilasciato dichiarazioni.

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  • Salvatore Merlo
  • Milano 1982, vicedirettore del Foglio. Cresciuto a Catania, liceo classico “Galileo” a Firenze, tre lauree a Siena e una parentesi universitaria in Inghilterra. Ho vinto alcuni dei principali premi giornalistici italiani, tra cui il Premiolino (2023) e il premio Biagio Agnes (2024) per la carta stampata. Giornalista parlamentare, responsabile del servizio politico e del sito web, lavoro al Foglio dal 2007. Ho scritto per Mondadori "Fummo giovani soltanto allora", la vita spericolata del giovane Indro Montanelli.