Ansa
il colloquio
Lotito risponde a Salvini: “L'azionariato popolare è impossibile”
Il presidente della Lazio spiega le ragioni del suo No alla legge: “Una società quotata in borsa ha una serie di soci sul mercato che possono comprarsi le azioni, non serve una legge che obbliga le società a fare questo". E sulla riunione con i capigruppo di maggioranza di settimana scorsa è netto: "Nessuno aveva letto la legge"
“L’azionariato popolare può avere senso con società dilentattistiche, ma su società quotate in borsa non è possibile, a nessun livello”. A dirlo al Foglio è il senatore e presidente della Lazio Claudio Lotito. “Una società quotata in borsa vuol dire che ha una serie di soci sul mercato – continua – che possono comprarsi le azioni, non serve una legge che obbliga le società a fare questo”. Il senatore forzista risponde alla nota che è stata diffusa ieri dal leader della Lega Matteo Salvini e dal capogruppo alla Camera - nonché primo firmatario della legge - Riccardo Molinari, dopo che martedì scorso il patron della Lazio aveva convocato una riunione dei capigruppo di maggioranza per rinviare sine die il provvedimento che avrebbe permesso ai tifosi di entrare nelle società di calcio (lo abbiamo raccontato qui). "La proposta per consentire l'azionariato popolare nelle società sportive – si legge nel comunicato leghista - a partire dai club calcistici, è importante, ragionevole, già approvata dalla Camera e dalla Commissione con condivisione del governo. Auspichiamo possa andare avanti fino all'approvazione definitiva in Senato". Insomma il Carroccio sembra non arrendersi all'idea che il testo non vedrà la luce, d'altronde questa legge ha terminato il suo iter alla Camera il 23 aprile 2024, quasi due anni fa. E solo la settimana scorsa, dopo mesi di stallo, stava per approdare nell'emiciclo del Senato, ma non aveva fatto i conti con Lotito che ha fermato tutto.
Senatore, cosa sta succedendo? “Sinceramente non so perché Salvini sia intervenuto, io so solo che durante la discussione avuta nei giorni scorsi mi sono reso conto che nessuno aveva letto la legge. Nel momento in cui c’è stata l’occasione per un confronto tecnico nessuno mi rispondeva”.
Ma che problemi ha questa legge? “Ci sono delle criticità legate anche a profili di incostituzionalità. Ad esempio se un tifoso ha l’1 per cento delle azioni, anche in caso di aumento di capitale da parte della società al tifoso deve rimanere la stessa percentuale, le pare normale?”. È quindi una soluzione che ritiene inapplicabile. “Ma bloccano le trasferte ai tifosi e poi li vogliono dentro le società? Un conto è quando si parla di club dilentattistici, con investimenti di 300mila euro all'anno e a partecipare al sostentamento della squadra spesso sono le persone del paese o del quartiere, un conto è quando ci sono 700 milioni di fatturato. Si immagini società grandi come Milan, Roma o Inter che hanno a che fare con questa cosa”. Però parliamo di una legge che ha unito Lega e Partito democratico (il responsabile nazionale sport del Pd Mauro Berruto firmò il testo insieme agli esponenti leghisti), non uno scenario frequente. “Quello che dico è stato condiviso anche dalla Lega Calcio Serie A: ieri ha assunto una delibera dove dice che è contraria a questa situazione, perché crea danni incalcolabili. Se oggi un tifoso vuole acquistare azioni può farlo, fare di questo una legge è inutile”.
In ogni caso, è prevista per domani un'ulteriore riunione con i capigruppo del centrodestra a Palazzo Madama per trovare una quadra, dove verranno approfondite le questione tecniche e giuridiche che vengono contestate e che al momento restano sospese. Un dialogo che lo stesso Lotito sembra volere per far concludere l'iter legislativo alla proposta, mettendo però dei paletti: "Se si tolgono le squadre professionistiche dal testo e vengono fatte alcune correzioni, in qualche modo verrà portata avanti".