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Cortocircuiti

Il Pd e i Vannacci suoi

Luciano Capone

Sull’Ucraina Provenzano vede la pagliuzza nell’occhio di Meloni, non le travi di nome M5s e Avs nel proprio. Perché la posizione dei tre deputati vannacciani contro gli aiuti militari alla resistenza di Kyiv è la stessa dei due partiti del Campo largo

In una fase di forte incertezza internazionale, chi governa un paese come l’Italia ha il dovere di assumere posizioni chiare sulle questioni che riguardano il futuro dell’Europa come l’Ucraina. E’ esattamente questo che chiede il responsabile Esteri del Pd Peppe Provenzano: “E’ grave che la maggioranza si sia spaccata sull’Ucraina, su cui Giorgia Meloni si era accreditata nel mondo”, ha detto in un’intervista a Repubblica. Tutto giusto.  La “grave” spaccatura del centrodestra è rappresentata da tre deputati vannacciani che hanno votato la fiducia al governo, ma contro l’invio di armi all’Ucraina. E’ però molto più piccola della frattura politica nel centrosinistra. 


Perché la stessa posizione di Vannacci, contro gli aiuti militari alla resistenza di Kyiv, è quella non di tre deputati ma di due partiti del Campo largo: M5s e Avs. Non si tratta di pochi peones ma di due forze politiche che insieme rappresentano mezza coalizione di centrosinistra. E, a ben guardare, si tratta di sensibilità diffuse anche nello stesso Pd: nel voto favorevole al decreto alla Camera, il gruppo dem ha registrato dieci defezioni. E tra di essi non ci sono parlamentari marginali, come il pistolero Pozzolo espulso da FdI, ma importanti esponenti convintamente contro gli aiutmi militari all’Ucraina come l’ex presidentessa della Camera Laura Boldrini e Arturo Scotto, uomo molto vicino alla segreteria Schlein. 


Provenzano indica il forte pericolo che Vannacci provochi “un ulteriore slittamento verso posizioni estreme, incompatibili con la politica estera di un grande paese come l’Italia”. Ma non si pone il problema di un’alleanza con il  M5s che in Europa vota insieme a Vannacci anche contro i prestiti, quindi gli aiuti finanziari e non militari, a Kyiv: “Non è una novità che sull’Ucraina serva una discussione chiara con gli alleati. In vista di un programma di governo, su questioni strategiche non ci possono essere divisioni”. Non si comprende bene quando e come dovrebbe avvenire questa “discussione”, visto che ormai manca poco più di un anno alle elezioni politiche. Provenzano denuncia la pagliuzza vannacciana in un occhio di Meloni, il Pd va in giro con due travi negli occhi di nome Avs e M5s. Se sul tema della credibilità internazionale il partito di Schlein non riesce a guardarsi allo specchio  è perché ormai non vede più nulla. 
 

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  • Luciano Capone
  • Cresciuto in Irpinia, a Savignano. Studi a Milano, Università Cattolica. Liberista per formazione, giornalista per deformazione. Al Foglio prima come lettore, poi collaboratore, infine redattore. Mi occupo principalmente di economia, ma anche di politica, inchieste, cultura, varie ed eventuali