Gaffe e polemiche
Berruto: “Il post sul curling? Non mi hanno detto nulla”. Come si muove la macchina social Pd
Schlein continua il suo tour per il no, ma la campagna digitale sul refendum rischia l'effetto boomerang. Il responsabile Sport del Pd: "Da membro della famiglia olimpica, ho immaginato se qualcosa di simile fosse capitato a me. Il partito ha fatto bene a scusarsi"
Mauro Berruto allarga le braccia. E’ l’olimpionico del Pd, il responsabile Sport del partito. “Ma di quel post non sapevo nulla, l’ho visto dopo e ho espresso le mie perplessità. Il partito si è scusato e ha fatto bene”, dice al Foglio l’ex ct della nazionale italiana di pallavolo. Non ha gradito, e non è il solo tra i dem, l’ultima trovata comunicativa del Nazareno. Del resto, aggiunge Berruto, “da membro della famiglia olimpica, ho anche immaginato se qualcosa di simile fosse capitato a me con un altro partito”. Per spingere il no al referendum, la campagna che impegna Elly Schlein da nord a sud, hanno tirato in ballo – loro malgrado – i due italiani medaglia di bronzo nel curling, Stefania Constantini e Amos Mosaner. Dopo le proteste degli atleti, il post è stato cancellato. Ma lo scivolone resta e non è nemmeno il primo per la macchina social del Pd, che ruota intorno ai collaboratori più stretti della segretaria e una società di Padova.
La storia è nota e non ha fatto indispettire soltanto i (soliti) riformisti, ma pure molti dem della maggioranza. Mercoledì pomeriggio i canali social del Pd sfornano il meme olimpico che riprende la finale di curling delle Olimpiadi Milano Cortina. Al Nazareno sono convinti sia una gran trovata. Hanno sbagliato i conti. E infatti poco dopo il presidente del Coni Luciano Bonfigli si dice “sbalordito”, “sgomento”. L’atleta Mosaner mette agli atti: “Non sono stato informato preventivamente, né ho in alcun modo autorizzato l’uso delle immagini. Rimuovete il post”. La collega Costantini si associa alla richiesta. Il centrodestra va all’attacco e al Pd non resta che fare retromarcia. Nella notte il post viene rimosso. “Siamo dispiaciuti”, si legge in una nota del Nazareno. “Nessuna intenzione di strumentalizzare”. Ma intanto la brutta figura viene certificata. La furbizia, e ce lo spiega in Transatlantico chi si occupa di comunicazione politica per un altro partito, sarebbe stata questa: “Fare uscire il post da canali non ufficiali, da un altro profilo. E avrebbe funzionato”. Ieri nei capannelli alla Camera qualcuno tra i dem si interrogava pure sul rischio che il Coni o il Cio potessero muoversi legalmente per l’uso improprio delle immagini. Da Forza Italia, Enrico Costa andava all’attacco: “Il ministro dello Sport Andrea Abodi venga in Aula per una informativa urgente”. E pure Carlo Nordio, interpellato sulla gaffe, diceva: “Pensavo fosse una fake news”.
E invece no. E per di più per il Pd non si tratta del primo scivolone referendario. Era già successo a fine gennaio quando come testimonial d’eccezione era stato eletto il professore Angelo D’Orsi. I canali del Pd rilanciano un suo intervento contro la riforma della Giustizia, facendo infuriare i più vicini alla causa ucraina: “E’ filo putiniano”, l’accusa. Il risultato? Post rimosso dopo pochi minuti. E’ ancora online invece quello in cui sostanzialmente si equipara chi vota “sì” al referendum ai neofascisti di CasaPound. Dunque anche personalità come Augusto Barbera, presidente emerito della Consulta, già parlamentare comunista e poi del Pd. Inutile ricordare che di quella scelta si sono risentiti anche tanti dem che voteranno no proprio come Schlein.
In queste settimane la segretaria sta girando l’Italia con un tour per spiegare le ragioni del no, ieri era a Palermo e domenica sarà a Bari. Tutto viene documentato sui social del partito: a coordinare la comunicazione è il fedelissimo Flavio Alivernini, che è anche portavoce della leader dem. Il suo è un ruolo centrale. Mentre il responsabile dei social è Guglielmo Masin, figura vicina all’eurodeputato Alessandro Zan, di cui è stato anche stretto collaboratore a Bruxelles. Sullo sfondo c’è l’agenzia padovana Red Panda – siamo sempre in zona Zan, ma anche dalle parti di Virginia Libero, la leader dei Giovani democratici. Si tratta di un’impresa nata nel 2024 e a cui sono affidati compiti più operativi. Red Panda si occupa anche della comunicazione del Pd in Europa. Ma mercoledì, a quanto pare, non era proprio la giornata giusta per la comunicazione dei democratici. In mattinata sulle pagine della delegazione europea viene rilanciato un video dedicato ai rider, dopo l’inchiesta su Glovo per sfruttamento. A parlare è Elisabetta Gualmini: qualche ora dopo si scoprirà che l’europarlamentare sta per lasciare il Pd.
A Palermo, ieri, Schlein è tornata alla carica sul referendum: “Questa è una riforma di potere”. E ancora: “Non vogliamo né il modello Orban, né il modello Trump. Siamo affezionati alla Costituzione antifascista”. La partita si può giocare, è la convinzione, ed è supportata dai sondaggi. Social permettendo.