Il colloquio
“Schlein e Renzi vengano con me a Kyiv”. Parla Carlo Calenda
Il leader di Azione è convinto: "Anche il governo sta mollando lentamente l'Ucraina. Ci presenteremo nel 2027 per un'Europa armata, indipendente e a fianco degli ucraini, questa volta un pezzo di FI e i riformisti dem potrebbero seguirci"
“In quattro anni di guerra né Schlein, né Renzi sono mai stati in Ucraina. Mi piacerebbe davvero, e gliel’ho anche scritto, che quest’anno, per le celebrazioni del quarto anniversario della guerra, venissero con me a manifestare la loro vicinanza alla resistenza ucraina”. Carlo Calenda ci risponde con qualche minuto di ritardo. Ma ha una buona giustificazione. Prima di parlare con noi era al telefono con l’ambasciatore italiano a Kyiv per organizzare i suoi tre giorni in Ucraina, dal 21 al 24 febbraio. “Andrò senz’altro a Kyiv e a Bucha, sarei voluto andare anche a Sumy, ma ci spiegavano che in questo momento potremmo non riuscirci per motivi di sicurezza. Vedremo. Comunque mi piacerebbe davvero che qualcuno del campo largo venisse con me. Le posizioni di Conte le conosciamo, e quindi non mi aspetto certo la sua presenza, ma Schlein e Renzi cosa fanno? Non sono mai venuti in quattro anni di guerra. E’ un vero scandalo. Oggi il vero fronte antifascista e per l’Europa è in Ucraina, la vera resistenza al tiranno è lì. Ma il campo largo dov’è?”. Non solo Calenda è preoccupato anche per l’ “effetto Vannacci” che sembra star colpendo la destra di governo sulle vicende ucraine. “Fino a questo momento – dice – non risulta che sia presente nessun membro di governo italiano alle celebrazioni. Sarebbe un segnale di distacco significativo”.
Intanto di certo c’è che se in Italia la Lega vota con il resto dei partiti di governo il Dl Ucraina, in Europa, invece, gli europarlamentari del Carroccio votano con il loro ex collega di partito, il generale Vannacci. “Una schizofrenia ipocrita sulla pelle dell’Ucraina. Ma in ogni caso la Lega – risponde Calenda – è solo la punta dell’iceberg. Ieri Vannacci e i suoi parlamentari lo hanno detto chiaramente: vogliono stare nella coalizione di centrodestra. E se questo dovesse accadere rafforzerà in modo molto significativo la componente antieuropea e antiucraina di quel campo. D’altronde già in questo momento Vannacci e la Lega qualcosa hanno ottenuto: l’Italia è l'unico grande paese che ha diminuito gli aiuti a Kyiv nel 2025, al contrario di tutti gli altri che li hanno raddoppiati per sopperire al passo indietro degli Stati Uniti. Non solo...”. Cos’altro senatore? “Anche sulla difesa europea non ci stiamo muovendo. Ho letto un’analisi molto dettagliata dell’Institute for strategic studies su quello che sta succedendo nel settore della difesa in Europa: l’Italia non sta facendo nulla, mentre gli altri stanno incrementando significativamente gli investimenti. In pratica la posizione del governo è quella di fingersi morto in modo da evitare che esplodano le contraddizioni che abitano la maggioranza e che non possono che peggiorare a causa della competizione a destra tra Salvini e Vannacci”. E per il leader di Azione non va certo meglio nel campo largo. “ M5s e Avs la pensano come Vannacci con cui hanno votato oggi (ieri per chi legge, ndr) sia in Italia contro il dl Ucraina, sia in Europa contro il prestito da 90 miliardi a Kyiv. Insomma ormai la metà di entrambe le coalizioni non è con l’Ucraina ed è contro il riarmo e l’autonomia europea”.
Che fare dunque? “Noi speriamo in un dato molto incoraggiante”, dice Calenda. “L’opinione pubblica italiana sta tornando molto europeista. Chiede un’Europa federale, unita e capace di difendersi per non diventare schiava di Putin, Trump o Xi Jinping. Questa forte ondata di ritorno dell’europeismo è un effetto Trump al contrario che noi vogliamo rappresentare. Saremo il partito che chiede l'Europa federale, armata con un piano europeo sul nucleare, l’unica energia che ci rende davvero indipendenti”. Non sarete troppo piccoli per riuscirci? “Su questo un po’ di cose si possono muovere. Sia perché Forza Italia avrà una reale difficoltà a stare in coalizione con Vannacci, sia perché anche nel centrosinistra riformista qualcosa finalmente sembra muoversi. E non parlo delle alchimie di Bettini e di Renzi, un recente sondaggio fatto fare per simulare l’impatto della nuova legge elettorale mostra come quella roba non arriva al 2,5 per cento. Penso invece che i riformisti del Pd questa volta siano davvero stanchi, così come una parte del mondo popolare che si va ricostituendo. Sento un clima molto più positivo non solo verso di noi, ma verso chi rappresenta le posizioni espresse da Draghi: Europa grande potenza”.
In attesa di capire che ne farà il centrodestra lei intanto con Vannacci ci ha litigato in tv. “Sì, l’ho mandato a quel paese. Ma la verità è che Vannacci è un furbacchione. Più che fascista è un paraculo. Ha già detto che vuole stare nel centrodestra perché sa perfettamente che se sta fuori è più difficile”. Ma questa difficoltà non vi accomuna? Se venisse alzata la soglia di sbarramento della futura legge elettorale al 4 per cento per i partiti non coalizzati non rischiate di rimanere fuori sia voi, sia lui (se i meloniani scelgono di non tenerselo in coalizione), risolvendo un problema a Meloni e Schlein? “Non credo che questo avverrà. Meloni è pronta a prendersi Vannacci per vincere le elezioni. Non ci sarà un ritocco della soglia di sbarramento, ma in ogni caso questo non cambierebbe la nostra linea politica”