Ansa

da milano cortina

Vance invade Buccinasco mentre il Cio fa l'ipocrita sull'Ucraina. L'anello debole delle Olimpiadi

Maurizio Crippa

Il vicepresidente americano si reca nella tranquilla location vicino Milano ma il sindaco dem Rino Pruiti non ne sapeva nulla. Nel frattempo al campione di skeleton ucraino viene negata la possibilità di indossare un casco con i volti degli atleti ucraini uccisi in guerra stampati sopra

Un Hillbilly non si smentisce mai, domenica sera J.D. Vance era a magnare carne in quel di Buccinasco, location tranquilla lontana dalle luci e strade strette della City. Del resto se avesse scelto la carne argentina del Botinero, con i venti Suv del seguito avrebbe bloccato tutta Brera. La cosa ha fatto notizia, ma ha anche fatto incazzare il sindaco di Buccinasco, il pd Rino Pruiti, che ha scritto una letteraccia al prefetto e a Rep., che è la parte più gustosa. Il sindaco erutta “indignazione per quanto scritto da Repubblica”, che ha calcato sulla presunta reputazione di Buccinasco “legata alla presenza mafiosa. Non vi vergognate?”. Sì, dovrebbero vergognarsi, visto il bel lavoro della città per la legalità (mica siamo a Minneapolis!). Ma il sindaco è amareggiato perché la sua città si è trovata divisa in due e bloccata da “un centinaio di mezzi delle forze dell’ordine” (non li si può certo lasciare soli, gli ammerikani); ma nessuno, nessuno, si è premurato di avvertire lui, il sindaco: “Io, che avrei avuto il dovere e la responsabilità di essere punto di riferimento per i miei cittadini”. Ora, è probabile che abbia molte ragioni, il sindaco. Il piccolo dubbio è che in situazioni extra come queste, il prefetto agisca con poteri più elastici. Ma fosse successo a Beppe Sala, con Vance in via San Marco? Pruiti lascia intendere una pesante disattenzione istituzionale per i comuni considerati “periferici”, e ha ben ragione. Ma vivaddio, non è colpa di Vance se la Città metropolitana non ha mai funzionato. Citofonare Delrio.

 

 

Molto peggio delle autorità addette alla grigliata di Vance ha fatto il Cio. Il campione di skeleton ucraino Vladyslav Heraskevych si è presentato alla gara con un bellissimo casco, in cui c’erano impressi i volti degli atleti ucraini uccisi in guerra. Ma quei burocrati della malora glielo hanno vietato, non è previsto dai regolamenti. Vero è che anche a Tokyo era stato vietato il “Taking a knee”, ma forse i burocrati degli anelli non si ricordano che i tagliagole assassini russi sono stati giustamente cacciati dalle Olimpiadi, e proprio con decisione del Cio. Ipocriti. Piccole ipocrisie minori. Giangiacomo Schiavi, titolare nel Corriere Milano di una rubrica di lettere, ne pubblica una in cui si elogia la performance inaugurale dello stadio di San Siro, e si insinua che potrebbe “non essere stato il suo canto del cigno: il 23 giugno tutto potrebbe cambiare…”. La firma senza specifiche è di Massimo Mazzonzelli, presentato come uno qualunque. Peccato sia invece uno dei capintesta del comitato Sì Meazza che da anni tenta, giocando di sponda come all’hockey con la procura, di bloccare l’operazione del nuovo stadio. Una letterina non innocente, insomma. Alla quale Schiavi risponde con preci per la manutenzione (“i bagni, i bagni…”). Trascurando che alla famosa inaugurazione, altro che i bagni, c’erano code da “forty minutes” ( i volontari) persino per il caffè. Di quale Meazza da salvare stanno ancora ciarlando? Non c’è scopettino che tenga, altro che curling, le medaglie sono una cosa e i sentimenti un’altra. Dopo l’oro di Pechino, Stefania Constantini e Amos Mosaner delle Fiamme Oro hanno vinto il bronzo (chissà che battute farà stavolta quel rompicoglioni di Tomba) nel torneo misto delle stone pattinanti. Sorrisi, abbracci, complicità che durerà tutta la vita? Ma neanche. Qualche giorno fa  Mosaner ha dichiarato: “Tra me e Stefania Constantini non c’è amicizia. Negli ultimi anni abbiamo gareggiato poco insieme ed è meglio così”. Lei non deve averla presa bene, a giudicare dagli sguardi rubati dalle telecamere. Del resto Stefania sa bene che la più forte dei due è lei, ammette Amos: “Mi fido di lei perché è una delle più forti al mondo”. Bene così, contano solo le medaglie, i buoni sentimenti lasciateli a Heidi.

Di più su questi argomenti:
  • Maurizio Crippa
  • "Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

    E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"