(foto Ansa)
i vannacci a sinistra
Anche 5s e Avs presentano odg per lo stop delle armi a Kyiv. Guerini (Pd): “Così fanno un favore alla destra”
M5s e Avs presentano ordini del giorno per chiedere lo stop all'invio di armi a Zelensky (come fa il generale). Quartapelle: “Danno l'idea di un Campo largo in frantumi. Li ritirino". Picierno: "Una pagina preoccupante". Ridda di emendamenti dem sul ddl Antisemitismo
“Il sostegno all’Ucraina è vitale per arrivare a una pace che non sia accettare ingiustificate pretese russe. Il centrodestra ha messo la fiducia per coprire le sue divisioni e per paura dell’effetto Vannacci sui parlamentari della Lega. Mi auguro che nell’opposizione non gli si faccia un favore presentando odg che certamente ci dividerebbero”. Lorenzo Guerini, deputato riformista del Pd, lo confessa al Foglio con fare speranzoso, ma alla fine quel favore alla maggioranza M5s e Avs lo faranno davvero, presentando ordini del giorno al dl Ucraina che chiedono lo stop agli armamenti a Kyiv. In pratica la linea del generale Vannacci. “Una pagina grave e preoccupante della politica italiana”, denuncia la dem Pina Picierno.
Alla fine, quindi, un appuntamento che doveva servire a far emergere le divisioni nella maggioranza, con i deputati vannacciani Ziello, Sasso e Pozzolo che presentano loro ordini del giorno (ricalcati sul modello degli emendamenti) per chiedere lo stop alle armi a Zelensky, riesce a far emergere le solite crepe anche nel campo largo. Tra i 16 ordini del giorno, infatti, ce ne sono diversi avanzati dal Movimento cinque stelle che chiedono di interrompere immediatamente la fornitura dei materiali di armamento e di “presentare una relazione dettagliata alle Camere in merito alle spese sin qui sostenute per le cessioni di forniture militari, anche con riguardo alle relative spese di trasporto in particolare, nel rispetto del principio di trasparenza e del controllo parlamentare”. In più i Cinque stelle avanzano pure la richiesta di “ulteriori iniziative normative volte alla declassificazione” del materiale inviato al fine di “garantire la trasparenza e il pieno controllo parlamentare delle eventuali future autorizzazioni nel rispetto dei princìpi democratici e costituzionali”. Sul concetto di pacifismo e del rifiuto delle armi insiste anche l’odg presentato da Avs, che chiede di “interrompere la cessione di mezzi e materiali d’armamento in favore delle autorità governative dell’Ucraina”. Mentre quello del Pd, a firma del vicecapogruppo Paolo Ciani, chiede di “accompagnare il sostegno militare con un deciso rafforzamento dell’iniziativa diplomatica dell’Italia, anche in sede europea e internazionale, finalizzata alla cessazione delle ostilità e all’avvio di negoziati credibili per una pace giusta e duratura; a sostenere e tutelare l’operato delle organizzazioni non governative e umanitarie impegnate in Ucraina, favorendone la sicurezza, l’accesso ai territori e il coordinamento con le istituzioni internazionali; a operare affinché ogni iniziativa intrapresa sia coerente con i princìpi dell’articolo 11 della Costituzione e orientata alla riduzione del conflitto e alla prevenzione di ogni escalation militare”.
Gli odg presentati dal resto del campo largo, insomma, hanno destato scalpore in una parte del Pd. “Mi sento di rivolgere un appello a M5s e Avs affinché ritirino i loro ordini del giorno”, dice al Foglio la deputata dem Lia Quartapelle, capogruppo del Pd in commissione Affari esteri. “Far passare il messaggio che su una questione così seria come gli aiuti all’Ucraina si possa votare come i vannacciani, allo stesso tempo restituendo l’immagine di un’opposizione in frantumi, credo sia un grave errore e un grande favore che si fa alla maggioranza”, aggiunge Quartapelle. “Io credo che Meloni abbia sbagliato a porre la fiducia, perché vuol dire anteporre l’interesse della propria coalizione all’unità del paese su una materia così importante come il sostegno all’Ucraina. E’ una cosa che fa male all’autorevolezza dell’Italia. E proprio la premier dovrebbe riconoscerlo, visto che quando era all’opposizione non ha rinunciato a esprimere il suo sostegno a Kyiv. Ciò detto, è chiaro che il mio appello sia rivolto anche al nostro campo politico, perché non posso nascondere le difficoltà. Dovremmo riuscire a isolare le ali estreme, tanto a destra quanto a sinistra”. Oltre all’ex ministro della Difesa Guerini, secondo cui, come detto, “gli odg ci dividerebbero e sono un favore al centrodestra”, tra i riformisti poi ci sono posizioni ancor più dure. Come quella del senatore Filippo Sensi che parla apertamente di “orrore” per le posizioni degli alleati. Ma anche della vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno che al Foglio sottolinea la sua contrarietà, con toni durissimi. “E’ legittimo chiedersi come sia possibile che una parte del Campo largo finisca per condividere, nei fatti, le stesse posizioni di chi combatte apertamente il progetto europeo e la solidarietà tra stati membri”, dice Picierno riferendosi alle destre quali AfD e Futuro nazionale. “Su questo terreno non esistono ambiguità sostenibili. Chi oggi vota per fermare gli aiuti a Kyiv si assume una responsabilità politica e storica precisa: confondere la pace con la capitolazione e allinearsi, consapevolmente o meno, alle scelte e alla narrazione dell’estrema destra europea. Su un tema come questo, il silenzio e l’equidistanza non sono neutralità. Sono una scelta”, conclude l’eurodeputata. Come se non bastasse, il Pd s’è diviso di nuovo anche sugli emendamenti al ddl Antisemitismo. Tra i dem “ognuno presenterà i suoi”, ha reso noto ieri sera, alla scadenza dei termini, il senatore Graziano Delrio. E infatti le proposte dem sono circa una ventina (oltre alle 10 del M5s e le 13 di Avs). Altre frizioni in arrivo.