l'informativa alla camera

Piantedosi sugli scontri di Torino: "Chi sfila con i delinquenti gli offre impunità". Domani il voto in Senato

Per il ministro dell'Interno "l'auspicio è che tutte le forze politiche presenti in Parlamento riescano a trovare una convergenza e condividere posizioni comuni per respingere ogni tentazione di blandire o giustificare queste espressioni eversive". A Palazzo Madama si voterà sulle sue comunicazioni

Redazione

Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi oggi è stato alla Camera per un'informativa urgente sugli scontri avvenuti a Torino durante il corteo pro Askatasuna. Domani sarà in Senato, dove la riunione dei capigruppo ha deciso che si svolgeranno delle comunicazioni seguite da un voto dell'Aula. Secondo il ministro, quanto accaduto sabato "dimostra in modo chiaro che siamo ormai di fronte a episodi di violenza organizzata contro lo stato, contro le Forze dell'ordine, rispetto ai quali non ci possono essere ipocrisie, silenzi o ambiguità, ma solo una ferma condanna", e che si deve "prendere atto che non ci troviamo più in presenza di modalità più o meno discutibili dell'esercizio della libertà di manifestazione del pensiero, bensì a una vera e propria, sistematica strategia di eversione dell'ordine democratico".

Matteo Piantedosi ha elogiato le forze di polizia defindendole "baluardo della democrazia e della libertà". E ricevendo l'applauso bipartisan dopo aver ribadito la sua solidarietà agli agenti.

Ma è il tema di fondo che divide il ministro dalle opposizioni. E il tema di fondo è il decreto Sicurezza che sta elaborando il governo. Su questo Piantedosi ha detto che le forze dell'ordine "non chiedono immunità, ma non devono essere bersagli mobili della delinquenza e devono anche poter operare senza essere gravate da una costante e sistematica presunzione di colpevolezza". Proprio per questo, il ministro degli Interni ha aggiunto: "Credo che l'unanime condanna alle aggressioni e alle violenze viste a Torino rappresenti un indispensabile segnale di responsabilità e di moderazione, senza il quale si rischia solo di inasprire il confronto e offrire il pretesto a chi vuole alimentare lo scontro. L'auspicio è, dunque, che tutte le forze politiche presenti in Parlamento riescano a trovare una sostanziale convergenza e condividere posizioni comuni per respingere, senza ipocrisie o infingimenti, ogni tentazione di blandire o giustificare queste espressioni eversive e antidemocratiche, sostenendo le forze di polizia attraverso l'individuazione di ulteriori misure di tutela da ogni violenza e forma di aggressione".

   


   

"C'è chi sollecita la rivolta sociale"

"Appare non priva di irresponsabilità la sottovalutazione della gravità della situazione che ha persino portato qualcuno, in alcuni frangenti e senza troppe prese di distanza, a sollecitare la rivolta sociale'', ha detto il ministro degli Interni riferendosi alle sigle sindacali che manifestavano assieme ai centri sociali.

   


   

L'impegno del governo affinché "questa vile aggressione non resti impunita"

Il ministro ha assicurato che "sarà massimo l'impegno affinché questa vile aggressione non resti impunita e abbia la risposta che merita da parte dallo Stato. Anche nei momenti piu' difficili della nostra storia repubblicana le istituzioni e tutte le forze politiche hanno avuto la maturità e la capacità di attingere a una riserva di saggezza e di equilibrio nell'interesse generale dei cittadini, anche in presenza di forti contrapposizioni ideologiche e di rilevanti tensioni sociali - ha continuato il titolare del Viminale -. Non è mai venuto meno l'obiettivo di scongiurare l'uso della violenza come mezzo di risoluzione dei conflitti sociali per evitare il rischio di forme di deviazione del confronto politico dal suo naturale alveo democratico. E sarebbe grave se qualcuno derogasse da questa linea di fermezza contro la violenza politica, soltanto perché alla guida del paese c'è un governo di centrodestra". E ha aggiunto: "Stiamo lavorando all'introduzione di specifiche misure finalizzate a rendere ancora più efficace l'azione di filtro e prevenzione, come il fermo di polizia per soggetti potenzialmente pericolosi di cui siano già conoscibili intenzioni e attitudini. Strumenti del genere, del resto, sono presenti in alcuni ordinamenti europei senza che nessuno gridi all'attentato alla democrazia".

   


   

La ricostruzione degli eventi di sabato del ministro Piantedosi

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ricostruisce i fatti anteriori alla manifestazione di sabato a Torino: “L'iniziativa di sabato era stata preceduta e preannunciata, lo scorso 17 gennaio, da una 'assemblea nazionale' indetta da Askatasuna presso l'Università di Torino, a cui avevano partecipato circa 750 persone, fra le quali numerosi attivisti delle diverse anime dell'antagonismo nazionale, aderenti al sindacalismo di base, al movimento No Tav e ai gruppi ambientalisti, rappresentanti della Cgil, del partito Alleanza Verdi e Sinistra e della locale comunità islamica. In quella circostanza, nel rilanciare l'appuntamento per la 'manifestazione nazionale' in solidarietà ad Askatasuna, programmata per il successivo 31 gennaio a Torino, è stato sottolineato - cito testualmente - che il corteo avrebbe costituito 'una resa dei conti con lo stato democratico', in quanto 'lo sgombero di Askatasuna alza l'asticella dello scontro'". Quel giorno, ha sottolineato il titolare del Viminale, "era stato definito 'uno spartiacque, come una guerra di liberazione nazionale, nella prospettiva di un fronte allargato comprensivo della comunità araba e musulmana, diventate compagne di lotta'. Su questi presupposti e con queste motivazioni, lo scorso venerdì 23 gennaio, alla Questura di Torino è giunta una mail con la quale i rappresentanti di Askatasuna, Confederazione Unitaria di Base, Cobas e Rifondazione Comunista hanno congiuntamente preavvisato l'iniziativa del 31 gennaio alla quale hanno partecipato complessivamente circa ventimila persone, una parte delle quali dichiaratamente afferenti all'antagonismo nazionale e proveniente da altri centri sociali, collettivi studenteschi, movimenti No Tav e movimenti pseudo ambientalisti anche stranieri".

  


 

"Evitati guai peggiori"

Secondo Piantedosi “il ministero dell’Interno aveva disposto l'invio di una rilevante aliquota di rinforzo di circa mille unità dei reparti delle forze di polizia e, nello stesso tempo, sono state disposte attente misure di controllo del territorio e monitoraggio delle stazioni ferroviarie, dell'aeroporto, dei caselli autostradali e dei valichi di frontiera proprio per intercettare, con il supporto delle attività informative delle autorità di polizia dei luoghi di partenza, l'arrivo di soggetti noti per precedenti specifici". Un lavoro preventivo che ha permesso di "ridurre il fronte dei violenti"

 


    

“Chi sfila con i delinquenti offre una prospettiva di impunità” 

Nel corso del suo intervento il titolare del Viminale ha affermato che “i disordini di sabato confermano il vero volto degli antagonisti ospiti dei centri sociali occupati abusivamente, talvolta anche grazie a coperture politiche ben identificabili". Parole che hanno genarato applausi dai banchi della maggioranza.

 


    

Verso il decreto Sicurezza

Intanto l'esecutivo continua a lavorare sul pacchetto sicurezza. Già nel vertice che si è svolto ieri a Palazzo Chigi, a cui ha partecipato anche la premier Giorgia Meloni, è stata ribadita la vicinanza alle forze dell'ordine da parte del governo. Da Palazzo Chigi era arrivata la proposta di votare già nell'informativa di oggi una risoluzione unitaria insieme alle opposizioni. Ma i regolamenti parlamentari non prevedono alcun voto sulle informative. E dunque è più probabile che se un voto comune ci sarà avverrà nei prossimi giorni al Senato. Per parlarne il presidente di Palazzo Madama, Ignazio La Russa, ha convocato per oggi pomeriggio alle 15 una riunione dei capigruppo.  Inizialmente Piantedosi avrebbe dovuto parlare anche al Senato oggi pomeriggio. Ma l'informativa è stata cancellata. Giovedì potrebbe essere riconvocata ma sotto forma di "Comunicazioni" del ministro. Una procedura parlamentare che, a differenza dell'informativa, prevede in effetti un voto.

 

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