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L'editoriale del direttore

L'uscita del generale è un'occasione per la destra anti estremisti. Cercasi un Vannacci moderato nella Lega

Claudio Cerasa

La fuoriuscita dell'eurodeputato dalla Lega rientra in un processo con cui stanno facendo i conti molte destre europee, anche quelle più estreme: non riuscire a essere contemporaneamente trumpiane e di governo

Più che a Vannacci, il vero processo è al salvinismo. La fuoriuscita non inaspettata del generale Vannacci dalla Lega del vannacciano Salvini offre molti spunti di riflessione. Ci sono spunti politologici, per così dire, che possono suscitare un certo interesse e che riguardano i rischi per il centrodestra generati da questa rottura. Ci si potrebbe chiedere, per esempio, se la destra subirà questa fuoriuscita e si muoverà di conseguenza per non essere scavalcata da Vannacci facendosi dunque dettare drammaticamente l’agenda dal generale (“pas d’ennemis à droit”). Ci si potrebbe chiedere invece se la mini scissione a destra produrrà un movimento uguale e contrario nella coalizione finalizzato ad allargare il perimetro della maggioranza del futuro anche al centro di Carlo Calenda (specie se la legge elettorale del futuro dovesse avere il famoso premio di maggioranza).

Ci si potrebbe chiedere se disgraziatamente la destra, preoccupata per la presenza del generale all’estrema destra, scelga di trattare Vannacci come fece nel 2022 con Paragone (fuori dalla coalizione) o come un semplice camerata che sbaglia (dunque dentro la coalizione). Ci si potrebbero porre molte domande come queste, compresa una domanda che riguarda il centrosinistra (ai tempi della rottura tra Bossi e Berlusconi, il centrosinistra per vincere trovò un Prodi, ai tempi della rottura tra la destra e Vannacci il centrosinistra può permettersi di non trovare un nuovo Prodi?). Ma le questioni forse più interessanti da affrontare, per ragionare attorno a una storia piccola che può avere conseguenze più grandi della storia stessa, sono quelle che riguardano due temi meno di dettaglio e più di sostanza.

Il primo tema ha a che fare con le conseguenze inaspettate del trumpismo. Vannacci, lo sappiamo, è l’Alberto Sordi del trumpismo, con tutto il rispetto per Alberto Sordi, ma la fuoriuscita di Vannacci dalla Lega rientra all’interno di un processo interessante con cui stanno facendo i conti molte destre europee, anche quelle più estreme: non riuscire a essere contemporaneamente trumpiane e di governo. Purtroppo per la destra, Vannacci uscirà dal partito per sua scelta, non perché espulso, ma l’addio del generale, il cui successo come ricorda David Carretta è partito con i famosi 100 mila libri autoprodotti venduti via Amazon dopo aver fatto l’addetto militare a Mosca dal 2021 al 2022, spinge la coalizione guidata da Meloni in un percorso di normalizzazione curioso in cui i tratti moderati del centrodestra dipendono un po’ dal profilo della leader e molto da coloro che si oppongono a questa destra: dal centrosinistra a vocazione Askatasuna alla destra modello AfD.

La destra italiana, evidentemente, sta diventando normale suo malgrado, per una sorta di complotto quotidiano dei suoi avversari, che fanno di tutto per renderla normale, e in questo quadro il tema forse più interessante riguarda proprio la Lega: riuscirà il partito guidato da Salvini, che ha salvato la pelle alle europee grazie al contributo di Vannacci, a trovare un Vannacci per così dire moderato in grado di non permettere al salvinismo di prosperare andando all’inseguimento del generale filoputiniano? Riuscirà la famosa classe dirigente della Lega, quella di governo, quella non trumpiana, quella moderata, a sfidare il salvinismo, a metterlo in minoranza, ad allontanare la Lega dall’estremismo e a riavvicinarla alle imprese, al nord, all’Europa e agli elettori tradizionali della Lega? Ieri, alla Camera, il capogruppo della Lega, Riccardo Molinari, parlando del caso Askatasuna, ha detto, con saggezza, che “se vogliamo davvero tutti quanti creare un clima per cui sul tema della sicurezza è necessario che chi ha sempre protetto e coperto certi atteggiamenti rescinda questo filo”.

Il tema riguarda la sinistra ma, con onestà, Molinari ha detto che il tema riguarda anche altro. “Il tema – ha detto il capogruppo della Lega – non riguarda solo una parte, l’autocritica la faccio anche dalla parte nostra. E’ necessario che anche dalla parte nostra ci sia il coraggio di tagliare ogni tipo di rapporto con chi, con parole, azioni, simbologie, si riconnette a ideologie violente e sconfitte dalla storia del passato che non possono avere luogo e che non possono creare un clima di leale collaborazione che è quello che serve oggi per dare sicurezza al paese”. Il processo vero non è a Vannacci. Il processo vero, oggi, è al salvinismo, che ha utilizzato il vannaccismo per restare a galla e che ora dal vannaccismo meriterebbe di essere travolto. Si scrive generale, si legge capitano. 

 

 

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  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della destra” e “Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.