L'intervista

Valditara: "La sinistra dei diritti ha indebolito la cultura del rispetto. I metal detector sono strumenti utili"

Ginevra Leganza

Il ministro dell'Istruzione: "Vorrei che il sostegno alle famiglie fragili rientrasse nel decreto sicurezza"

“Il metal detector sarà uno strumento utile”. Così dice al Foglio il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara. “Servirà ad individuare la presenza di coltelli”,  aggiunge. “Sarà importante per proteggere la comunità scolastica”.
Ministro, lei parla di protezione. Ma per altri il suo punto di vista collima con la repressione. “Che dire? Mi dispiace per questa lettura distorta. La sinistra sbaglia”


“Sbaglia a confondere un’esigenza di sicurezza, e dunque di libertà, di tutela dei nostri giovani, dei nostri docenti, di tutto il personale della scuola, con un’istanza di repressione. Non c’è nulla di repressivo. Anche perché chi non porta coltelli, non ha nulla da temere”. Lei ha parlato di metal detector mobile. Ci spieghi perché dovrebbe essere più efficace. “Anzitutto perché è di più semplice utilizzo. Dopodiché, la sua ragion d’essere risiede nel fatto che la nostra misura non sarà generalizzata. Sarà invece solo su richiesta della scuola: il comitato per l'ordine pubblico presieduto dal prefetto valuterà condizioni e necessità. Il metal detector non sarà utilizzato quotidianamente, ma quando sarà ritenuto utile”.

Si dubita dell’efficacia e della capacità logistica degli istituti. Cosa risponde? “A Ponticelli, a Napoli, ha funzionato benissimo. Certo all’inizio qualche studente era perplesso. Ma adesso, a detta della preside, vi è una soddisfazione generale. I primi controlli avevano consentito di sequestrare numerosi coltelli, coltelli a serramanico, coltelli a lama lunga. Non possiamo rimanere indifferenti. La scuola non può diventare un luogo dove i giovani girano armati”. Per la frequenza dei casi di cronaca, e l’attenzione di questo governo, quello dei coltelli sembra quasi un fenomeno inedito. E’ così? “E’ certamente una moda che si sta diffondendo esponenzialmente anche grazie al web. Dobbiamo stroncare il commercio e il porto”. Eppure i coltelli si trovano ovunque, anche nel tinello di casa. “Certo, ma non per questo si portano a scuola”. No. “Le cause di questa deriva sono tante”.

Lei sottolinea spesso il ruolo dei social. “Molto è legato all’imitazione”. Si imitano i trapper? Gli eroi dei romanzi criminali? “Direi che ci sono cause e concause. Perciò dobbiamo agire su tre fronti”. Quali? “In primis, dobbiamo intervenire sul fenomeno, perché nessuna società democratica può tollerare che un giovane vada in giro armato. Dopodiché, dobbiamo motivare le giovani generazioni: uno studente che trova una scuola capace di valorizzare i suoi talenti, di appassionarlo, sarà meno incline a forme di devianza. Non ultimo, è nostro dovere sensibilizzare le famiglie. Personalmente, vorrei che il decreto sicurezza includesse anche quest’aspetto. Il coinvolgimento dei genitori nel percorso formativo. In special modo nei contesti più fragili”. Lei parla di fragilità. Ma l’accusa che le si rivolge – dal Merito al Metal – è sempre quella di repressione e di autoritarismo. “Se me lo consente, ribalto la colpa. Anzi, credo proprio che la degenerazione sociale e culturale sia da imputare a chi per decenni ha negato valore al concetto di autorità, confondendolo con autoritarismo. A chi ha sempre considerato il No repressivo”. Alla sinistra? “A quella sinistra che ha sempre parlato di diritti e poco di doveri. Che ha sempre attribuito la responsabilità non all’individuo che sbaglia ma alla società, al governo, al capitalismo, alla borghesia, allo stato. E chi più ne ha più ne metta. Il violento è un uomo che non sa fermarsi dinanzi a un no. Che non conosce i confini, i limiti dell’io. Vede, con la tolleranza a tutti i costi non si è mai risolto nulla. Al buonismo, io preferisco il buonsenso. Ovvero la capacità di valorizzare i talenti di ogni giovane  come pure di intervenire in presenza di devianze. I violenti non si affrontano con la comprensione, ma con la responsabilizzazione”.

Tornando al metal detector non c’è il rischio che sia solo un deterrente? Efficace lì per lì? “Credo che sia uno strumento necessario, là dove ve ne  sia bisogno. Efficace a lungo termine, poi, è l’educazione al rispetto. Il senso di responsabilità. Parola che dovrebbe tornare di moda”. Due giorni fa, nell’ambito del convegno leghista a Revisondoli, lei ha fatto riferimento al recupero dei valori occidentali. Eppure l’occidente, oggi, ci pare smarrito. Se le sponde atlantiche sono in crisi, non saranno in crisi anche i valori cui lei fa riferimento? “Dobbiamo fare ogni sforzo perché l’Occidente rimanga unito e ritrovi  le ragioni della sua unità. Il wokismo ha provocato molti danni, ma i valori dell’Occidente sono universali ed eterni, sono innanzitutto i grandi valori di libertà e di democrazia. Sia l'Europa a rivendicarli per dare un senso al suo futuro, partendo da ciò che ha saputo dare di grande nel suo passato”.
 

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