Il racconto
Meloni e la fobia Ice. Si teme l'effetto dopo la sciagura di Milano. Dl Sicurezza congelato e rivisto. Salvini spinge
È psicosi Ice anche in Italia. A Milano, una sparatoria con un agente complica il cammino del Dl sicurezza. Salvini spinge: "Approviamolo". Meloni riflette preoccupata, nell'ultima bozza del dl scompaiono le norme anti maranza
Roma. Italia-Minnesota. Ecco un esempio di ordinaria fobia. Meloni si distanzia da Trump, per la seconda volta, la sinistra accusa il governo di aprire la strada all’Ice, la polizia federale americana che spara a vista e si veste come Sin City. Urge il ghiaccio alla testa. Il governatore Attilio Fontana cade nel tranello e dice che a fare da scorta a Vance, in visita per le Olimpiadi Milano-Cortina, ci saranno i ceffi che hanno seminato morte e spavento a Minneapolis mentre Tajani e Piantedosi precisano che nessun ceffo dell’ Ice “opererà in Italia”. Sta cambiando il sentimento e Meloni lo ha capito (a Milano, c’è la tragedia: lo sparatoria con un agente). Nell’ultima bozza del dl Sicurezza escono le norme anti maranza. La paura dei cappottoni verdi dell’Ice si diffonde.
Aprite i rubinetti. Ci siamo svegliati tutti esperti di Minnesota e il Minnesota percepito è arrivato in Italia. Meloni è offesa con la sinistra, che le chiede conto dei morti di Minneapolis, e sta ripetendo ai suoi che “io non prendo lezioni da Giuseppe Conte”, “io non rispondo a Trump, ma solo agli italiani. Le mie parole in difesa dei nostri militari caduti sono la prova che io sono libera”. O siamo a un passo dalla guerra civile americana o forse a pochi metri dall’esaurimento del globo.
Il segretario dell’Anm, Rocco Maruotti, sbraca e paragona l’eventuale vittoria del referendum sulla giustizia alla catastrofe americana dell’Ice. La destra ha capito. A Palazzo Chigi hanno capito, e lo dicono, che l’ultimo tentativo per fermare la riforma è mettere nello stesso reattore l’Ice di Trump, il decreto Sicurezza di Piantedosi e montare così la campagna contro il referendum: Italia come il Minnesota. A tre giorni dal “Trump chieda scusa” di Meloni, le offese di Trump ai caduti in Afghanistan, il clima peggiora. In Cdm, per varare lo stato d’emergenza in Sicilia e Calabria (è presente anche il presidente della regione Calabria, Roberto Occhiuto) Meloni la raccontano di cattivo umore. Ce l’ha con l’opposizione che usa l’America come risorsa interna, ce l’ha con i troppi che parlano in libertà. Ce l’ha con chi ha creato il fenomeno Vannacci. Il presidente della Regione Lombardia, Fontana, a Milano, risponde a una domanda sulla presenza dei militari dell’Ice in Italia, per fare da scorta al vicepresidente americano, ma cade incautamente nella trappola. Nessuno conosce l’identità, il pedigree dei militari che accompagneranno Vance, ma Fontana precisa: “L’Ice sarà qui solo per controllare Vance e il segretario di stato Rubio”. La sinistra brinda. Fioccano richieste di interrogazioni. Angelo Bonelli promette che prenderà la scopetta del nonno contro “gli assassini di Ice”. Le immagini di Minneapolis, con la loro forza, finiscono nel mischione anti Meloni con i video dello storico Barbero, Montanari e Gratteri. Piantedosi, a Rivisondoli, per la Festa Lega, aveva già dichiarato che “al governo italiano non risulta la presenza sul territorio nazionale di agenti appartenenti all’Ice, né ora né in vista delle prossime Olimpiadi invernali”. Anche Tajani ha sempre detto che qui i ceffi Ice non opereranno, mai, e che non esiste neppure la questione, ma conta sempre il percepito. Il governo prende le misure.
Giovedì si prevede un altro Cdm e ancora una volta si ragiona dell’entrata del decreto Sicurezza (oramai le bozze sono più numerose dei tomi che teneva Borges a Buenos Aires) ma lo scenario cambia. Nell’ultima bozza che circola scompaiono i riferimenti a maranza e coltelli e si inizia a far circolare voce che sono “sempre rilievi del Quirinale”. Si finirà per dire: sapete? Vi vorremmo regalare un milione di euro ma il Quirinale si oppone… Al Colle, gli amici di Mattarella, replicano che sui coltelli e maranza non c’è nessun rilievo del presidente e che i rilievi erano sul ripristino del fermo di polizia, sulle espulsioni dei minori… E allora cosa? Al governo non si vuole dare l’impressione, neppure lontanamente, che qui la polizia ha voglia di Minnesota e la sciagura di Milano, la sparatoria, complica. Un ventenne è rimasto ucciso e Salvini ha immediatamente dichiarato (e non si sapeva né chi e né come): “Sono dalla parte del poliziotto” e si “ribadisce la necessità del “pacchetto sicurezza”. Piantedosi, altra pasta, invece: “No a presunzioni di colpevolezza, ma non diamo scudi immuntirai a nessuno”.
Meloni dicono che voglia adesso riflettere, rimandare a dopo le Olimpiadi, e che voglia far calmare questa sarabanda di spacconi, a partire da Vannacci che lavora per farsi il partito (da Firenze ci arriva il nome del partito che sarebbe Futuro nazionale). Vedrete, la sciagura di Milano inciderà. Il governo (Meloni-Zangrillo-Piantedosi) punta sugli aumenti di salario alle forze dell’ordine (l’apertura della contrattazione, ieri) aumenti che possono arrivare in cinque anni fino al 15 per cento e che riguardano mezzo milione di agenti. Il sale, infine, è nella coda. E’ la nomina di Federico Freni a presidente Consob, nomina che Meloni potrebbe riproporre a Tajani nel prossimo Cdm. Se Freni restasse sottosegretario, Tajani si troverebbe in questa difficile condizione: far seguire i provvedimenti cari a Forza Italia, quelli che andranno a comporre l’ultima legge di Bilancio, al sottosegretario che ha impallinato. Tajani di ghiaccio ma Freni sarebbe di fuoco. Lasciate stare il Minnesota.