(foto Ansa)

A sinistra

Il Pd lascia il Giorno della memoria alla destra. No al ddl Romeo (mentre Meloni si smarca dal fascismo)

Luca Roberto

I dem dicono di no in commissione al testo base sull'antisemitismo (inseguendo M5s e Avs). La fronda riformista sugli emendamenti (e le divisioni nell'opposizione)

Nel giorno in cui Giorgia Meloni prende le distanze dal fascismo e “dall’ignominia delle leggi razziali”, il Pd, con M5s e Iv, vota contro l’adozione del ddl Romeo come testo base sull’antisemitismo. Che figura ci fa il Pd a votare no nel Giorno della memoria? E allora Graziano Delrio, allontanandosi dalla commissione Affari costituzionali del Senato, dice con aria un po’ sconsolata: “Mi auguro che con gli emendamenti emerga una sensibilità comune”. Più tardi davanti al Nazareno una decina di pro Pal manifesteranno contro di lui: “Unto da Israele”. “Incomprensibile. Non conoscono la mia storia, da sempre dedito alla causa della pace in medio oriente. Ci andrei pure ad ascoltarli, se non rischiassi di finire male”.

E quindi nel Giorno della memoria, il Pd è riuscito nel pasticcio perfetto. Riuscire a passare come il partito che non vuole una legge contro l’antisemitismo. E pure ad apparire come sempre più schiacciato sulle posizioni di M5s e Avs, anche loro contrari all’utilizzo del ddl Romeo come testo base a cui far pervenire i propri emendamenti. Eppure anche tra le opposizioni emergono divisioni. Come spiega la senatrice contiana Alessandra Maiorino, “a noi non sta bene adottare un testo presentato da un partito che ospita nazifascisti nei ministeri. Avremmo preferito il ddl Malan, a cui però mancavano alcune audizioni”. Una posizione non condivisa dal Pd e nemmeno da Avs, visto che come spiega il senatore Peppe De Cristofaro, “per noi gli strumenti esistono già, come la legge Mancino. Vanno fatti funzionare”. Andrea Giorgis, capogruppo del Pd in commissione Affari costituzionali e autore del testo “ufficiale” del partito, però non ci sta a questa rappresentazione che vede il Pd contrario a una legge contro l’antisemitismo. “Chi ha rotto l’unità è stata la destra”, dice al Foglio. “Abbiamo chiesto in tutti i modi un comitato unitario, di stabilire dei princìpi e da lì partire a scrivere un testo comune. E invece hanno scelto un testo di due anni e mezzo fa. E per di più a invarianza di spesa, mentre il nostro testo era l’unico a prevedere risorse per investimenti sulla prevenzione. Il nostro intento non era certo sminuire il contrasto all’antisemitismo, tutt’altro. Poi certo lo sapete benissimo anche voi che come Pd avremmo preferito un testo unitario e io stesso mi sono adoperato fino all’ultimo. Ma del resto, quello del gruppo l’hanno sottoscritto 33 senatori su 38. Ora guardiamo avanti”.

Come se non bastasse, mentre la premier Meloni tirava ancora in ballo le complicità del fascismo per “l’ignominia delle leggi razziali, una pagina buia della storia italiana”, il comune di Cesena, guidato da un sindaco Pd come Enzo Lattuca, riproponeva la cittadinanza onoraria a Francesca Albanese, nonostante le retromarce di diverse amministrazioni (a partire da Firenze) negli ultimi mesi, dopo le continue prese di posizione controverse da parte della relatrice speciale Onu. Alcuni consiglieri dem erano favorevoli, ma proprio il sindaco Lattuca, intervistato dal Foglio.it, ha rassicurato: “La mozione di Avs non passerà. Il Pd voterà contro”. Altro elemento di follia di oggi che cozza col Giorno della memoria: nel pomeriggio una decina di attivisti piuttosto agé, nonostante il divieto della questura, si ritrovano a manifestare davanti al Nazareno, sede del Pd, contro il ddl Delrio. “Non conoscono la mia storia: è da almeno 35 anni che sono dedito alla causa della pace in medio oriente. Magari ce ne fosse uno che ascolta”, replica a tal proposito Delrio. E pensare che era stata la senatrice Liliana Segre, sopravvissuta ai campi di sterminio, dal Quirinale ad ammonire a non usare “la situazione a Gaza contro il Giorno della memoria”, auspicando una “convergenza ampia sul ddl antisemitismo”. Con il capo dello stato Mattarella a ricordare come “nella Repubblica non c’è spazio per l’odio razziale e per l’antisemitismo, di ieri e di oggi”. A Sesto Fiorentino, intanto, spuntano scritte contro il console onorario di Israele Marco Carrai.

Guardando alla posizione delle altre opposizioni, il senatore di Italia viva Ivan Scalfarotto, firmatario in pratica di un co-testo base, dice che “quando votammo il ddl contro l’omofobia fummo d’accordo nel fare una norma specifica. Ecco perché fa specie questa volontà allargare ad altre forme di discriminazione e odio”. La discussione sul testo in commissione potrebbe ripartire già questa settimana e andrà avanti fino al 5 febbraio. La scadenza per la presentazione degli emendamenti invece è il 10 febbraio. Sulla possibilità di portare il testo in Aula a marzo il presidente della commissione Alberto Balboni, di FdI. s’è augurato che “su un provvedimento così importante non ci sia ostruzionismo”. Il presidente del Senato La Russa ha parlato addirittura di “fine febbraio” per l’approdo in Aula. Il Pd però, nonostante l’auspicio a “far emergere una sensibilità comune”, potrebbe spaccarsi ancora. Anche perché, secondo fonti dell’universo riformista, “la destra ha rinunciato a una zavorra importante come le sanzioni penali, che per noi erano impotabili”. E anche sul divieto di manifestazioni, la maggioranza ha fatto delle aperture significative, dicendosi disposta ad ammainarlo. “A quel punto un testo depurato da elementi problematici lo devi votare. A meno che qualcuno nella segreteria non ritenga che basti la definizione dell’Ihra a dire di no all’intero pacchetto”.

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  • Luca Roberto
  • Pugliese, ha iniziato facendo vari stage in radio (prima a Controradio Firenze, poi a Radio Rai). Dopo aver studiato alla scuola di giornalismo della Luiss è arrivato al Foglio nel 2019. Si occupa di politica. Scrive anche di tennis, quando capita.