Foto ANSA

fiuto infallibile

Il club tolstoiano di Salvini

Salvatore Merlo

Da Vannacci a Tommy Robinson. Il vicepremier ha un talento innegabile: amici, parlamentari e diplomatici con la stessa sensibilità letteraria

A Mosca dicono che non vogliono più parlare con Kaja Kallas, il commissario europeo alla politica estera. La considerano troppo baltica, troppo rigida. Vorrebbero un interlocutore più aperto, più comprensivo, più – come dire – sensibile alle sfumature della grande tradizione culturale russa. Qualcuno che sappia apprezzare Tolstoj, Dostoevskij, e magari anche qualche operazione militare speciale ben condotta.

Ed ecco che, per fortuna, l’Italia dispone dell’uomo giusto al posto giusto. L’ambasciatore Stefano Beltrame. Da pochi mesi insediato a Mosca, Beltrame ha già avuto modo di incontrare Vladimir Putin il 15 gennaio. Un colloquio cordiale, pare, che deve avergli ispirato un dispaccio – rivelato domenica da Francesco Bechis sul Messaggero – in cui suggerisce una linea di condotta: esprimere perplessità su Kallas, eliminare il blocco dei visti ai cittadini russi, ammorbidire le sanzioni. Insomma, come ha osservato Paolo Mieli ieri a Radio24 da Simone Spetia, ecco un diplomatico particolarmente sensibile ai “temi tolstoiani”.

Ora, ci si potrebbe chiedere chi mai abbia sponsorizzato la nomina a Mosca di un ambasciatore con queste sensibilità letterarie così spiccate. La risposta è semplice: Matteo Salvini. Il quale, come è noto, quando si tratta di selezionare figure politiche, diplomatiche e tecniche, persino quando deve scegliersi gli amici internazionali, non sbaglia mai un colpo. Egli infatti possiede quello che in gergo tecnico si chiama “occhio clinico”. O, se preferite, “fiuto infallibile”. Prendiamo il generale Vannacci, promosso vicesegretario della Lega con una lungimiranza che lascia senza fiato. Il generale, gratificato da tanta fiducia, pare ora intenzionato a ricambiare fondando un suo partito – si vocifera si chiamerà “Futuro Nazionale”. Vuole rompere col centrodestra sull’Ucraina, perché anche lui è tolstoiano come l’ambasciatore Beltrame. Poi c’è Claudio Borghi, senatore, che l’altro giorno gioiva per i dazi alla Germania, il paese del riarmo di cui l’Italia è fornitore. E anche qua si scorge un refolo di quella solita sensibilità letteraria. Più Dostoevskij che Tolstoj, tuttavia. E infine c’è Tommy Robinson, il patriota britannico con precedenti penali e propensione per le polveri bianche, accolto da Salvini venerdì al ministero dei Trasporti come un capo di stato. Lui, guarda caso, era volato a Mosca da dove aveva spiegato che voleva bersi una birra con Putin.

Quando si possiede il dono, come inequivocabilmente lo possiede Salvini, di selezionare amici, collaboratori e diplomatici con questa infallibile regolarità, non si può parlare di caso. E’ un metodo. Una visione. Forse anche una missione. Stiamo parlando di letteratura, s’intende.

 

 

  • Salvatore Merlo
  • Milano 1982, vicedirettore del Foglio. Cresciuto a Catania, liceo classico “Galileo” a Firenze, tre lauree a Siena e una parentesi universitaria in Inghilterra. Ho vinto alcuni dei principali premi giornalistici italiani, tra cui il Premiolino (2023) e il premio Biagio Agnes (2024) per la carta stampata. Giornalista parlamentare, responsabile del servizio politico e del sito web, lavoro al Foglio dal 2007. Ho scritto per Mondadori "Fummo giovani soltanto allora", la vita spericolata del giovane Indro Montanelli.