(foto Ansa)

il vertice

Meloni e Goethe. Giorgia diventa Frau, Merz fratello d'Italia. Diffidenza per Trump e foto di famiglia

Carmelo Caruso

Il cancelliere tedesco diffida di Trump e la premier media, ma con la Germania c’è una totale intesa europeista (a partire dall'industria e dal piano Draghi)

Cara presidente, meglio sedersi a casa Goethe che nel board di Gaza. Meloni da oggi è frau Meloni e Merz è fratello d’Italia. Cadono dalle tv “assi” Roma-Berlino, ci sono intese sulle alghe e sugli scrittori tedeschi, promesse di voyage, patti sulla Difesa e c’è anche la foto di famiglia: “Sorridete”. Lo volete il racconto, oltre alla risposta di Meloni alla stampa: “Il Nobel a Trump? Speriamo di poterglielo dare un giorno e confido che possa fare la differenza sulla pace giusta e duratura in Ucraina?”. Il patto Italia-Germania, il protocollo firmato a Villa Doria-Pamphilj, è lo sposalizio delle emme, M. di Meloni e M. di Merz. La fede nuziale è il piano Draghi, il ricevi questo piano, segno del nostro amore… Carovane di Spiegel, bus che si incastrano in curva (sono i bus dei tedeschi) e le dichiarazioni da affinità elettive. Finalmente una frase da spina dorsale, europea, congiunta, Meloni-Merz: “La Ue scelga di essere protagonista o subire il destino”.

 

Dobbiamo dire tutta la verità dell’incontro Meloni, Merz. Dieci ministri tedeschi, dieci italiani. La verità, prima di farvi l’elenco delle alghe e dei pesci (c’è una dichiarazione di intenti volta a favorire la collaborazione bilaterale sul nascente settore delle alghe) è che Merz non si fida di Trump, e lo dice a Meloni, mentre Meloni continua a lavorare per aggiustare lo statuto del board di Gaza di Donald ‘u longu. Merz ha confidato nel suo incontro, con Meloni, riservatissimo, che le elezioni di midterm potrebbero andare male per Trump e tutto può cambiare. Il senso: non leghiamoci all’America, non dobbiamo aver paura. Reagiamo. Trump non è eterno. Tajani, che parla il tedesco, scusi pardon, come canterebbe Paolo Conte, incontra l’omologo Wadephul più della moglie (è la battuta di Wadephul). L’elenco di bilaterali è sterminato. E’ una giornata evento come non se ne vedevano. Oltre 40 giornalisti, dirette, Meloni che vuole fare, giustamente, bella figura (ma presidente, senza polemica: da quanto tempo anche lei, come Goethe, non si ritaglia lo spazio per fare un viaggio in Italia come a Caivano?). Si chiama “non paper” ed è il contratto di matrimonio per sburocratizzare l’Europa: meno green deal, meno burokrazia, meno, meno, perché anticipa Merz: “Il 14 febbraio insieme vogliamo smantellare la burocrazia”. Tutto quello che non può dire Meloni lo dice il cancelliere. Quattro ore sul prato di questa splendida villa, la solita lotteria delle domande (che finisce sempre al Tg1 di Chiocci, l’Al Pacino Rai, che “non” vuole lasciare la Rai) e c’è per fortuna anche la domanda birbante di Ilario Lombardo della Stampa (con Meloni sono fatti per scrivere insieme come Fruttero & Lucentini) sul Nobel da dare a Trump con allegata risposta di Merz: “Non avrei potuto rispondere meglio di come ha fatto Meloni”. Ancora una volta è la prova che le domande esaltano Meloni, che sa fare l’indignata (questa è la sua nota: “La scarcerazione di Jacques Moretti la considero un oltraggio alla memoria delle vittime della tragedia di Capodanno. Il governo chiederà conto alle autorità svizzere”). Prima di entrare a seguire le dichiarazioni congiunte incontriamo il direttore generale del Mef, Riccardo Barbieri Hermitte, che si veste come i lord, e che ha un solo desiderio “non essere riconosciuto”. Ci spiega lord Mef: “I numeri di questo governo parlano chiaro. Stiamo lavorando bene. Il ministro incontra le agenzie di rating. I risultati ci stanno premiando e questa intesa con la Germania è notevole”. Si vorrebbe tanto chiedere dell’operazione Unicredit-Commerzbank, del muro, di Berlino, che hanno alzato i tedeschi (non siamo amici?) ma va bene lo stesso se i tedeschi ci promettono (e sembra che ce l’abbiano promessa) di tifare per noi per avere la sede europea delle Dogane. Meloni ci ha preso gusto. Da un po’ di settimane non fa altro che studiare l’etimologia delle parole. Dice che cooperazione viene dal latino e significa “lavorare con” e significa, continua Meloni, che non ci sono attori “passivi e attivi”. L’intesa Italia-Germania è sulla Difesa (occhio però a Leonardo-Rheinmetall, c’è qualcosa: tante ambizioni e troppe dicerie). Da come la raccontano sembra che Merz e Meloni vogliano fare i liberali, le lenzuolate di Bersani perché l’Europa (questa è Meloni) “scelga di essere protagonista”. E’ Merz che le porge la mano, e gli manca solo il cilindro sulla testa, quando spiega che “vogliamo una Nato forte”, “aiuteremo Zelensky, anzi, aumenteremo i nostri aiuti per superare il duro inverno”. C’è dell’orgoglio, in Danimarca. E in Europa. Merz a domanda risponde che “dobbiamo fare di più per difenderci” e Meloni va dietro sulla Groenlandia perché “non dobbiamo aspettarci cosa possono fare gli altri per noi, ma dobbiamo pensare a cosa possiamo fare noi, per noi stessi”. Merz suona il corno contro chi, e parla di Trump, “utilizza la politica commerciale per indebolire l’Europa” e dunque la Ue “deve sottoscrivere altri accordi modello Mercosur”, e sempre Merz: “Non ci faremo fermare da nessuno. Sappiano che noi siamo pronti a difenderci”. E’ il board di Gaza la maledetta stregoneria. Quando a Meloni viene chiesto se vuole farne parte ammette che “c’è la disponibilità, dopodichè ci sono oggettivamente dei problemi costituzionali. Ho chiesto se ci sia la disponibilità a riaprire lo statuto perché non è bene autoescludersi a priori”. Ormai fare i titoli su un quotidiano è come scrivere gli oroscopi di Branko. Anche Merz dice che è pronto a farne parte “ma ha storture, troviamo un nuovo format”. Ha ragione Meloni che Trump è stato “eletto” e bisogna fare i conti con la democrazia ma al posto del Nobel doniamogli un crauto.

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  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica. Oggi lavora al Foglio