Intervista

Parla Tommaso Foti: "I controdazi Ue sono un suicidio. No alle Crociate anti Trump. Board di Gaza? Valutare il costo del biglietto"

Carmelo Caruso

Parla il ministro degli Affari Europei: "In Groenlandia serve contingente Nato. No ad atti scenici della Ue contro l'America. Schlein? Non sarebbe ricevuta neppure alla Casa Bianca per prendere un caffè. Il Pd parla ma è contro invio delle truppe. La goia di Borghi contro la Germania? Incomprensibile"

Parla il ministro dell’armonia, la chioccia di governo e di FdI, parla il titolare degli Affari Europei, Pnrr e Coesione, Tommaso Foti. Ministro, lo ripetiamo a voce alta, come lo ha detto Meloni? Trump ha sbagliato? “Ha sbagliato a rilanciare sui dazi, ma la Groenlandia è una grande questione e va affrontata in sede Nato”. I controdazi Ue contro Trump? “Sarebbero un suicidio. Il nostro compito è evitare la guerra commerciale  scongiurata sei mesi fa”. Non inviare truppe in Groenlandia, come ha scelto il suo governo, è da furbi o da sottomessi? “E’ da governo intelligente. Ho l’impressione che l’Europa dopo la sua inattività voglia quasi dimostrare in maniera scenografica la sua presenza modello Crociate. E’ un errore”.

 

Caro Foti, lei si sente un “vassallo” di Trump? “Mi sento un ministro del governo Meloni, un governo che ha una posizione molto seria. L’invio dei soldati in Groenlandia da parte dei paesi europei non aveva come scopo quello di minacciare l’America ma c’è stato un difetto di comunicazione ed è passato come tale. Serve realismo”. Non crede che serva invece il “bazooka” contro Trump, il “predatore”? “A cosa servirebbe il bazooka? Significa tornare alla guerra dei dazi e le misure sarebbero dannose da entrambe le parti”. Conversiamo con Foti su Groenlandia, Ue, sicurezza, e anche referendum. Gli chiediamo, ministro: ma lei li manderebbe i nostri militari al Polo? E Foti: “Innanzitutto, ricordiamo. La Groenlandia non è un paese della Ue ma la sua sicurezza è un tema che riguarda le risorse dell’occidente. Le sue risorse sono strategiche per tutta la nostra industria: americana ed europea. L’America si pone come gendarme dell’Artico e lo fa perché teme atti ostili da parte di Cina e Russia”. Ministro, sta dicendo che Francia, Gran Bretagna e Germania hanno sbagliato a inviare militari? “Si doveva e si poteva trovare una soluzione migliore. E’ quella che ha indicato Meloni. Si poteva usare un contingente Nato. Io la penso come il ministro Crosetto.  Mi sembra che l’Europa, dopo aver giocato un ruolo secondario in Ucraina e Medioriente, voglia adesso dimostrare la sua attività dimenticando la forza diplomatica. Le truppe spedite in Groenlandia mi sembrano crociate che non servono a evitare la tempesta”. Non è anche questa “deterrenza”, come l’ha definita in conferenza stampa, Meloni? Foti replica, lento, invocando sincerità: “Dobbiamo essere sinceri. L’Europa ha sempre avuto nell’America il suo naturale alleato e non si può pensare che non sia più così. Abbiamo sempre cercato con ogni presidente americano la misura del dialogo, una misura difficile da trovare. Il lavoro di Meloni è sempre stato cercare quella misura. Non possiamo fare gli incendiari”.

 

L’opposizione, Conte e Schlein, rimprovera a Meloni di aver scelto Trump. Foti rovescia la domanda: “Schlein quanti incontri internazionali ha avuto? Quali soluzioni ha indicato? Ho l’impressione che la nostra opposizione non sarebbe ricevuta neppure alla Casa Bianca per prendere un caffè. Mi piacerebbe sentire dalla sinistra: avremmo fatto meglio di Meloni, ma non ho mai compreso quale sia il loro meglio”. Ministro, perché non siete a fianco dei Volenterosi? Perché cercate sempre la carezza con Trump? E Foti: “Il problema non è imbucarsi alle riunioni dei Volenterosi, dove ricordo siamo presenti. Rivolgo invece una domanda al Pd: Schlein vuole mandare le truppe in Groenlandia? Le vuole mandare a Kyiv? Non troverà una sua risposta perché la sua risposta è ‘no’. L’Italia ha una centralità che non ha mai avuto, lo riconosce anche il cancelliere Merz. Per il resto, se mi consente, i ragli d’asino non giungono al cielo…”.

 

Trump chiede un miliardo di euro per  sedersi al board di Gaza. Ministro, l’Italia deve pagare il biglietto d’ingresso? “Rimanere fuori sarebbe un errore strategico. Non possiamo non tenere conto che nella ricostruzione ci sarà un forte interesse per le nostre aziende. Dobbiamo essere della partita perché ci sono tutti i grandi. Ovviamente dobbiamo starci alle stesse condizioni degli altri. Se la regola è quella, va valutata”. Passiamo a parlare di Vannacci e del suo suggerimento, non votare il dl Ucraina, e Foti ridimensiona: “La risposta al vicesegretario l’hanno data i gruppi della Lega che nella quasi totalità hanno votato l’opposto”. E di Claudio Borghi, che gioisce dei dazi di Trump a Germania e Francia, cosa ne pensa? Il tono di Foti qui si fa meno allegro: “Mi stupiscono le frasi di Borghi, tanto più da un uomo del nord. Dovrebbe pensare alle industrie del nord che hanno legami con la Germania. E’ incomprensibile festeggiare la disgrazia altrui e non rendersi conto che si festeggia anche la propria”. Finiamo parlando di sicurezza, del prossimo decreto, dell’assedio a Piantedosi e Foti pensa che “si importano mode da banlieue parigina e che non solo la scuola può essere un argine forte, ma anzitutto le famiglie. Non chiamiamole più baby gang. Sono poco baby e molto gang. Non c’è più l’alibi dell’ignoranza e l’idea che si possa essere impuniti non aiuta”. Ministro, che giudizio dà del suo collega Piantedosi? “Che fa il meglio con gli strumenti di cui dispone. Il problema non riguarda solo un ministro ma è culturale”. Il referendum sulla giustizia lo vincerete? “Lo vinceremo con una comunicazione semplice, non urlata. Basta solo dire che vogliamo creare le condizioni per un giudice terzo. Solo questo. Non è un referendum sul governo”. Concludiamo. A Trump cosa vuole consegnare: il Nobel per la Pace o il Nobel per la confusione? “E se gli consegnassimo il Nobel per la Pace ci sarebbe confusione?”.
 

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  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica. Oggi lavora al Foglio