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il paradosso
I sovranisti europei fanno fronte comune contro i dazi di Trump. La Lega è l'unica a esultare
Bardella (Rn), Weidel (Afd) e Farage (Reform Uk) si scagliano contro le strette commerciali minacciate dal presidente americano. Il Carroccio invece li chiama "deboli d'Europa", mentre Borghi festeggia (bacchettato da Crosetto)
Paradosso sovranista: l'estrema destra europea fa fronte comune contro i dazi minacciati da Donald Trump. La Lega invece gongola. Nelle scorse ore il presidente americano ha annunciato strette commerciali per i paesi europei che hanno inviato truppe in Groenlandia. La quota annunciata è del 10 per cento, ma potrebbe salire al 25 per cento fino alla conclusione di un accordo per l'acquisto dell'isola. A rischiare sono Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Regno Unito, Paesi Bassi e Finlandia. La minaccia di nuovi dazi ha spinto alcuni esponenti della destra (finora molto vicina al tycoon) a esporsi pubblicamente contro la mossa della Casa Bianca. "Le minacce pronunciate da Donald Trump all'incontro della sovranità di uno stato, a maggior ragione europeo, non sono accettabili", ha scritto su X Jordan Bardella, presidente del Rassemblement National ed eurodeputato del gruppo Patrioti per l'Europa. "Il ricatto commerciale è altrettanto intollerabile", ha proseguito il politico francese, invitando l'Unione europea a sospendere l'accordo concluso lo scorso luglio, che aveva fissato un dazio statunitense del 15 per cento per la maggior parte dei beni dell'Ue.
Dello stesso avviso anche Alice Weidel, leader di Afd. Dopo aver bollato il ritiro delle truppe tedesche nell'artico come una "palese ammissione che il governo tedesco ha completamente perso la direzione della sua politica estera", la politica tedesca ha evidenziato la necessità di porre il dialogo come obiettivo principale "per evitare una guerra commerciale e trovare una soluzione". Dall'Inghilterra, anche Nigel Farage, numero uno di Reform Uk e fra i più strenui promotori della Brexit, si è detto molto preoccupato e inquieto sulle strette commerciali trumpiane, giudicando "sbagliati, negativi e molto, molto dannosi" i nuovi dazi minacciati. "Parlerò con l'amministrazione statunitense mercoledì, quando sarò a Davos. Dirò che questo non è il modo in cui si tratta il proprio migliore amico", ha annunciato in un'intervista. Per poi rimarcare su X: "Non sempre siamo d'accordo con il governo degli Stati Uniti e in questo caso certamente non lo siamo. Questi dazi ci danneggeranno".
C'è chi invece non si sente affatto minacciato dalle ennesime misure ritorsive di Trump, anzi. Il Carroccio parla degli stati europei oggetto dei nuovi dazi come i "deboli d’Europa", dal cui "bellicismo" l'Italia ha fatto bene a chiamarsi fuori. "Altri dazi di Trump? La smania di annunciare l’invio di truppe di qua e di là raccoglie i suoi amari frutti", si legge in un post pubblicato dal profilo ufficiale del partito.
A fare più clamore è stato il senatore leghista Claudio Borghi, che nella sua quotidiana fiumana di tweet si è detto pronto a "festeggiare i dazi di Trump alla Francia e alla Germania". Attirando così le critiche del ministro della Difesa, Guido Crosetto: "Non capisco cosa ci sia da festeggiare nell'indebolimento (economico) di nostri alleati che sono anche tra i nostri maggiori partner commerciali ed industriali – ha scritto rivolgendosi direttamente al senatore leghista – Non stiamo facendo il tifo tra Milan ed Inter e quindi dovremmo auspicare che tra i nostri alleati prevalgano dialogo e buon senso. In un mondo polverizzato dove si torna alla logica 'ognuno per sé e Dio per tutti' od a quella della potenza militare e delle risorse naturali noi non siamo un vaso di ferro". Un piccolo scontro istituzionale, e una più grande frattura fra i sovranisti europei. Che mai come prima scoprono quanto fare fronte comune sia essenziale.
L'editoriale dell'elefantino