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le dichiarazioni

I dazi e la Groenlandia rilanciano Meloni come mediatrice con Trump

Dall'Asia la premier critica l’inasprimento delle tensioni commerciali ma sente il presidente americano, il segretario generale della Nato Rutte e i principali leader europei, muovendosi da pontiera: "C'è stato un problema di comprensione e comunicazione". Sulla Lega che getta benzina sul fuoco: "Non c'è un problema politico"

L'agenda internazionale e i suoi risvolti interni piombano sulla missione di Giorgia Meloni in Asia. Da Seul, in Corea del Sud, per la prima volta la premier dice che il presidente degli Stati Uniti sbaglia, offrendo un titolo facile ai giornalisti che la seguono in trasferta. Ma la premier non punta a marcare una distanza con Donald Trump, che ha annunciato dazi ai paesi che hanno inviato truppe in Groenlandia, semmai il contrario. "Ho sentito sia Donald Trump qualche ora fa, al quale ho detto quello che penso" sia "il segretario generale della Nato che mi conferma un lavoro che" l'Alleanza "sta iniziando a fare", ha detto durante un punto stampa ieri, tratteggiando il lavoro da pontiera che sta cercando di costruire. 

Il presupposto è netto: "La previsione di un aumento di dazi nei confronti di quelle nazioni che hanno scelto di contribuire alla sicurezza della Groenlandia è un errore e non la condivido", ha commentato senza titubanze. Ai giornalisti che hanno provato a indagare sul contenuto del colloquio telefonico con Trump ha risposto che non si può "farvi lo stenografico di quello che dico a un mio collega. Io credo – ha aggiunto – che in questa fase sia molto importante parlarsi" e che il presidente Trump "mi pare fosse interessato ad ascoltare". Tanto basta per ritagliarsi uno spazio e tentare il colpo della mediazione, nell'interesse di tutti.

In serata Meloni sentirà anche i principali leader europei e Ursula von der Leyen. A rischiare sono Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Regno Unito, Paesi Bassi e Finlandia. La quota annunciata da Trump è del 10 per cento, che potrebbe salire al 25 per cento fino alla conclusione di un accordo per l'acquisto della Groenlandia.

Così, se da una parte Meloni non indugia nel definire "un errore" la possibilità americana di inasprire la guerra commerciale, dall'altra con Trump parla di incomprensione. C'è stato "un problema di comprensione e comunicazione", ha precisato, perché l'iniziativa dei paesi europei di inviare piccoli contingenti militari nell'Artico – che da parte sua Meloni può dire di aver sempre rifiutato – non va letta in chiave "anti-americana" semmai "contro altri attori" come la Cina e la Russia. Gli stessi che preoccupano gli Stati Uniti. Ora quindi è tempo di "abbassare la tensione e di tornare a dialogare", insiste Meloni, e di "lavorare insieme per rispondere a una preoccupazione che ci coinvolge tutti". Tutti, o quasi. Almeno in Italia. 

Il risvolto interno della questione, di cui i giornalisti hanno chiesto conto a Meloni, riguarda infatti l'alleato di governo Matteo Salvini. Secondo il leader della Lega, i paesi che hanno inviato truppe in Groenlandia sono i "deboli d'Europa" che hanno la "smania" di inviare soldati e raccolgono i loro "frutti amari". "Non c'è un problema politico con la Lega su questo punto", ha detto Meloni ai cronisti che le hanno sottoposto la diversità di vedute, salvo poi abbandonare frettolosamente il punto stampa: "Grazie e arrivederci". 

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