(foto Ansa)

l'intervista

Picierno (Pd): “La posizione di Conte sull'Iran preoccupa. Trentini? Bene il governo”

Luca Roberto

La vicepresidente del Parlamento europeo: "L'incertezza di una proposta alternativa alla destra impedisce grandi mobilitazione in sostegno della rivoluzione iraniana. Bettini e l'invito a cambiare atteggiamento su Putin? Basta sentimenti di amicizia verso i regimi"

Guardando alla freddezza di Giuseppe Conte e del M5s rispetto a quello che sta succedendo in Iran, dove il regime ha risposto con esecuzioni di massa alle manifestazioni e alle proteste di piazza, la vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno si dice “preoccupata da due aspetti. Il primo è relativo all’incapacità della sinistra di fare fino in fondo i conti con un certo ancoraggio ideologico rivolto contro l’occidente e le democrazie liberali. Conti che credevamo chiusi nel 1989 e che, invece, tornano ciclicamente. Il secondo è l’incertezza di una proposta di alternativa alla destra che deve essere assunta a partire da un chiaro profilo di politica estera e di difesa. Questi aspetti impediscono, di fatto, una grande mobilitazione in sostegno della rivoluzione iraniana – molto più di una protesta – in corso”. E lo dice, l’esponente riformista del Pd, in un momento in cui anche a sinistra ci si interroga sull’eventuale intervento americano a Teheran. Lei come lo giudicherebbe? “Con il passare delle ore la repressione del regime degli ayatollah è diventata insostenibile. E’ la comunità internazionale, il mondo libero, a doversene far carico. Bisogna liberare quel paese da quel regime”, dice Picierno parlando col Foglio. “Ma guai a pensare di non far leva sulla società iraniana che ha già dimostrato in passato, e oggi dimostra ancora di più, di poter legittimamente ambire a rappresentare il suo futuro. Faccio mie le parole di Shirin Ebadi, che ho avuto l’onore di ospitare alla Conferenza di Ventotene: l’unico modo per passare alla democrazia in Iran è un movimento che conquisti le strade e le piazze. E’ quello che sta accadendo. Bisogna impedire che anneghi nel sangue”.

In questi giorni la vicepresidente del Parlamento europeo è stata in Lituania, un avamposto europeo esposto alle mire russe. Anche alla luce del suo viaggio e dei posti che ha visitato come giudica le parole di un dirigente del Pd come Goffredo Bettini che chiede al suo partito di “cambiare atteggiamento su Putin”? “Fuori tempo e fuori misura”, risponde l’europarlamentare. “L’ossessione di allargare il campo a ogni costo rischia di farci sostituire ragione e morale con le formulette elettorali. Basta. L’alternativa alla destra nascerà dalla credibilità della nostra proposta di governo e dalla militanza dalla parte della democrazia, della libertà e dell’Europa. Non dal sentimento di amicizia verso i regimi. L’opportunismo deve avere un limite, altrimenti diventa una bancarotta morale”. A tal proposito, fa bene il governo a continuare a dire no a truppe italiane in Ucraina o Meloni dovrebbe cambiare posizione accodandosi ad altri volenterosi? “Il punto non è accodarsi. Ho chiesto a più riprese che l’Italia, con la sua forza di paese fondatore dell’Ue e il suo prestigio, fosse tra i promotori di questa iniziativa, unico indirizzo concreto di politica estera europea e anche perché da qui partirà la difesa comune. Così non è stato, innanzitutto per responsabilità del governo, ancora immerso nell’illusione di poter accreditarsi a Mar-a-Lago. Resto convinta che la questione si ripresenterà con forza e non basterà fare spallucce”. Picierno però riconosce all’esecutivo un successo importante: quello ottenuto con la liberazione di Alberto Trentini dalle carceri venezuelane. “La diplomazia italiana ha sempre goduto di ottima considerazione in ogni angolo del mondo. E’ un momento di gioia per tutti, di libertà per un uomo ingiustamente costretto in galera da un regime e di riconoscimento per tutto il paese. Governo incluso”, sottolinea la dem.

Ieri Picierno ha mandato un messaggio al convegno della “Sinistra che vota sì” al referendum sulla giustizia. A marzo voterà a favore? “Non alimenterò lo scontro ideologico permanente. La stagione delle riforme del processo penale non nasce ‘a destra’, tutt’altro. E’ stata una battaglia culturale e politica della sinistra riformista da sempre. Dentro questo orizzonte riformista si colloca anche il confronto sulla separazione delle carriere. Mi preme ribadire una cosa semplice: non lasciare alle destre la bandiera delle garanzie e delle riforme”.

Luca Roberto

 

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  • Luca Roberto
  • Pugliese, ha iniziato facendo vari stage in radio (prima a Controradio Firenze, poi a Radio Rai). Dopo aver studiato alla scuola di giornalismo della Luiss è arrivato al Foglio nel 2019. Si occupa di politica. Scrive anche di tennis, quando capita.