(foto Ansa)

Il colloquio

La cipolla di Conte. L'ex premier: “Trump faceva quello che dicevo io. Il M5s diviso dal Pd su Kyiv? Nulla di nuovo”

Carmelo Caruso

A pranzo con il presidente del Movimento cinque stelle alla buvette della Camera: "Il presidente americano con operazioni come quella in Venezuela legittima Putin. Meloni dona il sangue a Donald”

Quando c’era Giuseppe Conte anche Trump era un altro. Dice Conte al Foglio: “Trump? Faceva quello che dicevo io. La Russia? Se l’ America ha invaso il Venezuela, Putin da oggi può rispondere: io invado l’Ucraina perché quelli sono territori russofili e russofoni”. Abbiamo un Conte con cipolla, con un pizzico d’olio, e tonno. Alla buvette. Presidente? “Chiedetemi, mentre mangio un’insalata”. Meloni dice che a sinistra strizzate l’occhio ai regimi. Vi piacciono gli ayatollah? “Falso. Meloni dona il sangue a Trump. Lo accarezza per sedere nel board di Gaza, per il business. Sulla Russia, Meloni adesso la pensa come me”. Il Pd? Vi dividete sull’Ucraina? “Non mi sembra nulla di nuovo”. Sale, pepe e Conte. 

 

Innanzitutto sappiate che tanto per cambiare non cambia nulla. Giovedì, in Aula arriva il ministro Guido Crosetto per illustrare il dl Ucraina. E cosa fa l’opposizione? Ce lo spiegano gli accademici del Pd: “Come volete che vada. Al solito. Il Pd presenta un suo testo, che sarà di sostegno al dl Ucraina. Il M5s ne presenta un altro, che sarà critico sul dl Ucraina”. E come fate? Chiedi a lui! Ci giriamo e c’è il presidente Conte, di persona personalmente, al bancone della buvette. Presidente, cercavamo proprio lei. “Sono in pausa pranzo” (si mangia insalatina tonno, cipolla, uova). Presidente, che fate giovedì, quando ascolterete Crosetto, vi separerete dal Pd? “Vediamo”. Il Pd presenterà il suo testo, e il M5s un altro. Si può andare avanti così? “Mi sembra che non ci sia nulla di nuovo. E’ sempre accaduto”. Il M5s non sta dall’altra parte dell’Ucraina? “Noi siamo per la pace”. E la pace come si ottiene abbandonando l’Ucraina? “Mi sembra che anche Meloni abbia detto nella sua conferenza stampa che bisogna parlare con la Russia. Noi lo diciamo da sempre”. E che significa? “Che solo la diplomazia può fare tacere le armi”. Parliamo di Iran e del silenzio del suo movimento… “Ho fatto la nota. Siamo usciti”. Perché il M5s tace sull’Iran? “Falso, siamo contro tutte le autocrazie”. Se l’Iran precipita siete a favore di un intervento dell’America? “C’è la comunità internazionale. Se c’è un mandato si può intervenire”. Significa che Trump può bombardare? “Significa che se ci sono prove vere, e ripeto vere, si interviene. Ma le prove devono essere vere non come quelle fasulle esibite per la Libia. L’opzione militare deve essere sempre l’ultima sul tavolo”. Ci tolga una curiosità, ma Trump non era un suo grande amico? “Precisiamo, io ho conosciuto il primo Trump. E non era lo stesso. Il secondo Trump si è radicalizzato e poi io da Trump mi facevo rispettare. Mi facevo sempre dare tutto, a differenza di Meloni”. Cosa si starebbe facendo dare? “Un ruolo nel board di Gaza e lo sa perché lo fa? Per far dimenticare il suo silenzio sul genocidio di Gaza”. Sul Venezuela, l’Iran voi dell’opposizione state facendo una magra figura, presidente… “Non è vero. Ricorda la mia lettera sulla Stampa? Sul Venezuela? Dissi ‘no’ al tentativo americano, il tentativo di insediare Guaidó”. Era meglio tenersi Maduro? “Guardate che l’invasione americana in Venezuela è uno spartiacque. Segna la fine del Diritto internazionale, chiunque da ora in avanti si sentirà giustificato dall’intervenire. Putin può giustamente dire: Trump invade il Venezuela per prendersi il petrolio, ma io posso occupare territori, russofili e russofoni. Avete capito perché è uno spartiacque?”. Presidente, proverà ancora a tentare la Lega sul dl Ucraina? Chiederà, come ha già fatto, di togliere la firma dal dl Ucraina? “Ma tanto la Lega la firma la mette sempre (risatona da stregatto)”. Presidente, cosa ne pensa dell’inviato speciale in Ucraina, può essere Mario Draghi? “Lasciamo perdere…”. Non c’è verso Draghi non gli piace.

 

Il presidente si informa sulla conferenza di fine anno di Meloni e chiede come sia andata. Gli rispondiamo che Meloni ha fatto mamma Meloni e che ci ha colpito molto il riferimento a Vannacci. Il presidente curioso domanda: Vannacci esce dalla Lega? Quanti se ne porta? A naso gli diciamo che saranno cinque vannacciani e lui mastica cicoria amara. Non serve neppure dire che il Bakunin di Conte è Goffredo Bettini. Cosa ha fatto? Ha rilasciato un’intervista geopolitica al Fatto per dire che sulla Russia il M5s la pensa meglio di Lorenzo Guerini. Risultato? Divisione nel Pd, analisi (anche del sangue) e conseguente dramma. Sull’Iran neppure a dirlo si finisce in cortocircuito. E’ stupendo se l’Iran si libera degli ayatollah ma come si fa a stare con Trump sull’Iran e a parlare male di Trump in Venezuela? Ahi, ahi. Manifestare per Teheran? Pensiero del Pd: se si organizza una manifestazione non rischiamo di urtare il M5s? Torniamo all’insalata. Presidente Conte, insomma, che soluzione offre? “Volete un caffè?”. Un ginseng. Preso. Ci avviciniamo alla cassa. Risposta: “Presidente, per lei e i suoi ospiti hanno già pagato”. Ecco come va la politica, a sinistra. Conte offre, il Pd paga e fa pure la figura del partito fessacchiotto. Presidente, lei è di un’altra pasta. Lei sa riconoscere che su Trentini si è mosso bene, giusto? “Non c’è motivo per non dire che il governo Meloni abbia lavorato bene”. Sa che il Pd non è riuscito a inserire, nella sua nota, la parola “governo”? La usiamo? “Non c’è nessun problema”. Schlein arrossisce e lui fa la zuppa. E’ il Conte cipolla.

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  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica. Oggi lavora al Foglio