La foto delle beffe
Quattordici capigruppo campani, tutti maschi. “Ci vuole uno shock”, dice la senatrice dem Valente
"L’amarezza deriva proprio dal fatto che dalla Campania siano partite leggi come quella sulla doppia preferenza di genere. Le norme ci sono, ma qui è in gioco una questione culturale profonda"
Una foto che ha dell’incredibile, nel 2026: ecco, sorridenti, i capigruppo dei partiti di centrodestra e centrosinistra che compongono il nuovo consiglio regionale campano guidato dal Cinque Stelle Roberto Fico. Quattordici persone. Tutti uomini. Com’è possibile? Chiediamo lumi alla senatrice dem Valeria Valente, avvocato e femminista. “La foto si commenta da sola”, dice Valente, “ed è segno che in Campania abbiamo qualche difficoltà in più in questo campo”. Eppure in Campania, dice la senatrice, “c’è una diffusa classe dirigente femminile. Ma c’è ancora uno squilibrio forte nella gestione del potere, inteso nella sua accezione positiva di possibilità di agire. Purtroppo quando i vertici sono ancora quasi tutti maschili si autoproteggono, si riconoscono e si scelgono tra loro. C’è bisogno di uno shock, un intervento molto forte di rottura”. Non aiuta avere una premier donna e una segretaria del primo partito di opposizione donna? “Ci sono territori dove evidentemente le incrostazioni sono molto più radicate, e la Campania è tra questi. E non da oggi: ai tavoli delle principali trattative politiche ci sono sempre stati uomini, da tanto tempo. Un sistema che si fatica a rompere”. Anche a sinistra? “E’ una responsabilità di tutti, dai vertici ai singoli. Mi sento coinvolta anche io che sono senatrice pd di questo territorio”. Serve una legge? “L’amarezza deriva proprio dal fatto che dalla Campania siano partite leggi come quella sulla doppia preferenza di genere. Le norme ci sono, ma qui è in gioco una questione culturale profonda che investe i criteri con cui si riconosce l’autorevolezza, si promuove una leadership e si costruisce il consenso. Le donne prendono voti, anche molti, ma poi, al vertice, la leadership maschile si autoconserva”. Quale potrebbe essere lo shock? “Nel Pd usciamo ad anni di commissariamento. Ecco, con il senno del poi, se dovesse ripresentarsi una situazione del genere, ci vorrebbe non soltanto una commissaria donna, ma una commissaria donna, femminista e capace di rompere alcuni schemi, anche con l’accetta e rischiando di perdere qualche pezzo, pur di portare avanti scelte diverse con metodo diverso”.