Ansa
Da FdI a FDc
La conferenza della premier mostra un melonismo formato Balena bianca
Durante le tre ore di chiaccherata con i cronisti, l'elemento più interessante di Giorgia Meloni è l'essere diventata un argine contro la destra e contro la sinistra estrema, posizionandosi, in politica interna ed estera, nel mezzo
Era cominciato tutto con le tre lettere famose: Msi. E’ proseguito tutto con altre due lettere note: An. E’ diventato tutto velocemente FdI, dopo una stagione tra FI e Pdl. E infine, a un anno e poco più dal ritorno alle elezioni, FdI è diventato qualcosa di diverso, qualcosa di nuovo, che a voler essere maliziosi potremmo provare a sintetizzare con un altro acronimo: non più FdI ma definitivamente FDc. Non più Fratelli d’Italia, dunque, ma definitivamente Fratelli di Democrazia cristiana. Giorgia Meloni, ieri, durante la conferenza stampa di inizio anno, ha offerto ai cronisti alcuni spunti utili per unire i puntini e riflettere attorno a un tema divenuto sempre più centrale per provare a capire qualcosa di più sulla traiettoria del governo italiano. Il tema è difficile da mettere a fuoco sia per chi Meloni la ama, sia per chi Meloni la odia perché è un tema non statico che costringe a uscire dalla propria comfort zone e obbliga tutti a dover confrontare il profilo percepito con quello reale. Ma il tema, durante le tre ore di conferenza stampa di Meloni, era lì di fronte agli occhi di tutti e il tentativo del presidente del Consiglio di puntare forte sul messaggio rassicurante della moderazione è stato forse l’elemento più interessante della chiacchierata con i cronisti. Il volto moderato di Meloni, il suo essere diventata nel giro di pochi anni da punto di riferimento fortissimo della balena nera a punto di riferimento fortissimo dei nostalgici della Balena bianca, è un volto che emerge progressivamente non solo dal tono, dalla voce bassa, ma anche da un tentativo reiterato di porsi come quello che quattro anni fa sarebbe stato difficile immaginare: un argine. Meloni, in fondo, per quanto possa essere sorprendente, oggi è diventata anche questo. Un argine contro la destra estrema, un argine contro la sinistra estrema.
Lo è diventata grazie a una politica estera prudente, grazie a una politica economica prudente, grazie a una politica riformatrice prudente al limite dell’immobilismo. E lo è diventata ormai in modo così consolidato, e sorprendente, da non avere più paura a mostrarsi in quel ruolo nuovo: la leader della FDc, più che il capo di FdI. Ieri, si diceva, Meloni ha fatto di tutto per mostrare la sua capacità, forse unica in questa fase politica, di stare in mezzo, tra le righe. Lo ha fatto in più passaggi. Lo ha fatto quando ha rimproverato le sinistre incapaci di felicitarsi per la fine della dittatura di Maduro. Lo ha fatto quando ha rimproverato il mondo progressista incapace di emanciparsi dall’agenda Hannoun. Lo ha fatto quando ha rimproverato uno dei campioni del salvinismo come Roberto Vannacci criticandolo esplicitamente per il suo essere, da generale, misteriosamente contrario al decreto Ucraina.
Lo ha fatto quando, pur difendendo Salvini dalle accuse di filoputinismo, ha rivendicato con forza le ragioni per cui l’Italia difende l’Ucraina e le ragioni per cui, come ha detto Meloni, l’Italia non farà mai “un favore a Putin”. Ma lo ha fatto anche quando la presidente del Consiglio ha detto con convinzione quello che finora aveva sempre detto a bassa voce: quando Trump sbaglia, quando Trump cerca di dividere l’Europa e di mettere in difficoltà l’Alleanza atlantica, il dovere dell’Italia è difendere il suo interesse nazionale. E dunque, ha detto Meloni, parlando del rischio di invasione militare della Groenlandia ma non solo di quello, con il presidente americano “su tante cose non sono d’accordo” e quando succede “lo dico”. E dunque. Equidistante fra Israele e diritto del popolo palestinese ad avere uno stato, e Meloni ha rivendicato di essere, non a torto, alla guida di uno dei pochi paesi europei, forse l’unico, a godere di buona reputazione su entrambi i fronti del medio oriente. Lontana dall’estremismo pro Maduro. Lontana dall’estremismo pro Putin. Lontana dalla Lega pro Vannacci. Lontana dalla sinistra ambigua sull’islamismo. Lontana dai pacifisti che non capiscono come sia la deterrenza l’unico modo per garantire la pace. Lontana dal mondo progressista che ha scelto di delegare alla magistratura la ricerca di un’alternativa all’attuale governo. Lontana dalle forze di maggioranza e anche da quelle dell’opposizione che chiedevano di veder ridotti i tempi per andare in pensione.
Meloni sul tema ha portato la destra a difendere una nuova visione: un tempo la destra esultava quando anticipava l’età del pensionamento, oggi esulta perché non l’aumenta troppo. La Meloni, cresciuta negli ismi, che cerca di presentarsi, senza strafare, come un argine agli ismi del presente è una Meloni che anni fa sarebbe stato difficile immaginare ma la centralità assunta dalla premier non riguarda solo l’agenda pubblica: riguarda direttamente la sua centralità tra gli schieramenti. Non basta, naturalmente, il posizionamento, da FDc più che da FdI, per ottenere tutto, e Meloni stessa ha detto che nel 2026 si aspetta molto di più sulla crescita e sulla sicurezza e sulla produttività, che insieme all’incapacità del governo di utilizzare la sua stabilità per rendere l’Italia più attrattiva, continuano a essere dei punti deboli del governo, crescita e produttività soprattutto, per non parlare della difficoltà, non affrontata dalla premier ieri, di intervenire con forza su un tema su cui la coerenza meloniana sarebbe stata invece benvenuta: la riduzione della pressione fiscale. Ma la presenza di un melonismo come argine agli ismi di destra e sinistra è un tema reale della fase politica che stiamo vivendo. Spiazza tutti. Spiazza i suoi follower, che fingono che Meloni sia sempre la stessa. Spiazza i suoi antipatizzanti, che fingono che Meloni sia sempre la stessa. Non basta essere un argine per far crescere il paese, e questo è chiaro. Ma provare a essere un argine per evitare di far crescere gli estremismi non è un tema da poco. L’essere più FDc che FdI in fondo passa anche da qui: saper resistere alla tentazione di tornare a parlare alle Balene nere per diventare un punto di riferimento per chi sogna nuove Balene bianche.