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Difesa e decreto Ucraina
Meloni “corazzata”. Pronta a usare i fondi Ue per la spesa militare. Il piano per fare votare Salvini riluttante
La presidente del Consiglio vuole rispettare gli accordi Nato: la spesa in Difesa si può aumentare di 15 miliardi, ma per farlo serve uno scostamento sul patto di stabilità. E il modo per farlo si chiama Safe. Intanto c'è attesa per la liberazione degli italiani in Venezuela, aspettando il ritorno di Trentini
Ci corazziamo, ci difendiamo (e aspettiamo il ritorno di Trentini in Italia). Non ci sono sole frecce tricolori. Meloni vuole rispettare gli accordi Nato. Si può aumentare la spesa in Difesa di 15 miliardi. Per farlo serve uno scostamento sul patto di stabilità, un voto a maggioranza del Parlamento. Lo dice al Senato, Giancarlo Giorgetti. Il modo per farlo si chiama Safe. Sono i finanziamenti agevolati che mette a disposizione la Ue e l’Italia, se e quando uscirà dalla procedura d’infrazione (si capirà a marzo) può servirsene. Meloni vuole dire “sì” a uno strumento che “tutta l’Europa utilizzerà”. Si prevede il bis del decreto Ucraina: l’ammuina. Per accontentare Salvini si prepara la pecetta “spese per proteggere il fianco sud”. E’ una scelta importante, adulta. Nessuno al governo lo dirà in chiaro, ma tutti i ministri lo pensano: “A un anno dalle elezioni è meglio restare in infrazione”.
Lo aveva chiesto l’ex ministro Lorenzo Guerini, del Pd, sul Foglio, lo chiede il ministro Crosetto: “Usiamo i fondi Safe”. Il governo vuole utilizzare risorse e precisa che non significa togliere risorse sul sociale. Le parole esatte di Giorgetti sono: “L’aumento nella spesa prospettato non comporterebbe nessuna rinuncia alle spese dedicate alle principali priorità di policy di natura sociale”. Sono i suoi famigerati bugiardini di verità, quelli che si trovano nelle scatole delle aspirine, le sue avvertenze. Giorgetti non nasconde che usare i fondi Safe significa sottostare a una serie di regole sostanziali e procedurali che limitano la discrezionalità dei singoli stati”. Parla di “benefici indiretti che potranno derivare dalla cooperazione con altri partner europei”. E’ volutamente una risposta preparata per mettere le mani avanti. Il capogruppo del M5s, Stefano Patuanelli gli replica: “Oggettivamente, ministro, non sono riuscito a capire la risposta”. Passano pochi minuti e il M5s, che si prende la quota pace e spiritati, l’umanità che si barda di bandiere venezuelane e si veste ancora come Yoko Ono, dichiara che “è pura follia” e che al governo “stanno seriamente pensando d’impegnare il Parlamento su uno scostamento in armi, magari per comprare quelle americane”. Un giorno Giuseppe Conte dirà come San Pietro: “Trump? Quello di Giuseppi? E chi lo conosce?”.
La parole di Giorgetti mettono in difficoltà la Lega (ma quale delle tante Leghe? Quella di Borghi, di Zaia, di Attilio Fontana, di Vannacci?) tanto da usare come diversivo la nota: “La Lega ribadisce il proprio no a ogni ipotesi di invio di soldati italiani in Ucraina. La posizione, peraltro, è ampiamente condivisa”. Se è condivisa perché ribadirla? Sentite Francesco Boccia, il capogruppo Pd: “Salvini cosa volete che faccia? Voterà Sure. Vedrete, si inventeranno un’altra supercazzola semantica”. C’è da comprendere anche cosa si inventerà il Pd per spiegare a Conte che Sure serve. C’è un appuntamento decisivo. Il prossimo giovedì il ministro Crosetto parlerà in Aula sul decreto Ucraina e dopo le sue comunicazioni ci sarà il voto. Fermiamoci solo un momento. Vediamo passare Max Romeo, il segretario della Lega Lombarda, capogruppo della Lega al Senato e gli chiediamo: cosa farete sui fondi Sure? Li volete o no? Romeo spiega che “siamo disponibile ad aumentare la difesa se però viene precisato che quella spesa serve alla sicurezza nazionale, a difendere i confini, i porti, le infrastrutture, il fianco sud”. Quando Salvini dice “niente armi” lo dice solo perché non le può imbracciare lui. Matteo Renzi che l’ha capito, nella stessa Aula, poco dopo le parole di Giorgetti, punge il ministro Piantedosi (sempre meglio lui che Salvini al Viminale) e Renzi: “Ministrò, la sua è solo fuffa e propaganda”.
Meloni non è sciocca. Capisce che spiegare agli italiani che bisogna difendersi, rispettare gli accordi Nato è da paese adulto. Di mattina scatena la sua macchina, il suo laboratorio di partito, con comunicati sui dati dell’economia, “eccellenti”. Sull’Europa, se potesse parlare a briglia sciolta (Meloni parlerà oggi in conferenza stampa) direbbe che si è mostrato impalpabile e un giorno forse presto ci sarà molto da dire sulla capacità di soft power cinese. Tra la Cina e Trump preferirà sempre Trump, il presidente predatore che Macron ha accusato per il suo nuovo colonialismo e vassallaggio. “L’America si sta allontanando dagli alleati”. Dicono in FdI che “rispettare gli impegni Nato è il solo modo per conquistarsi la libertà. E Salvini? Glielo spiegherà Giorgetti”. Il decreto Ucraina del resto porta la firma di Crosetto, Tajani, e Giorgetti. Torniamo a giovedì prossimo. Meloni attende di fare i conti con l’abaco. Dopo le comunicazioni di Crosetto capirà a quanto ammonta la quota pace e spiritati, il centro sociale Landinisuna (Landini, Vannacci, Borghi e M5s). A marzo, toccherà al Parlamento decidere sul Safe. Se il Pd non cambia idea può votare benissimo l’utilizzo del Safe con Meloni e Salvini e Tajani. La difesa è tricolore.