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nella lega
Meloni contro Vannacci sulle armi a Kyiv, ma lui replica: “Mai cambiato idea”
Il generale dice no al debito comune Ue per l'Ucraina: "Quei soldi non potranno mai essere restituiti. Non cambio posizione, sono una persona coerente". Il Carroccio cerca una posizione da prendere, mentre la premier dice: "Qualcuno auspicava che il decreto sugli aiuti agli ucraini non ottenesse i voti. Non credo andrà così"
Meloni si stupisce di Vannacci e delle sue critiche al dl Ucraina, visto che, come ha detto oggi la premier, “i soldati sono i primi che capiscono quanto le forze armate siano fondamentali per costruire la pace e non semplicemente per fare la guerra”. Giorgetti prova a spiegargli che l’aumento della spesa militare non inciderà sulle altre priorità sociali. Ma il generale tira dritto, e al Foglio rilancia: “Sono una persona coerente e su questo tema non ho mai cambiato idea. I 90 miliardi di euro decretati a livello europeo sono un debito comune, quindi ci indebitano tutti quanti. E quei soldi non potranno mai essere restituiti. Di questo ne ho sempre parlato”. I profili social del vicesegretario della Lega ed eurodeputato, difatti, già prima di Natale erano sommersi di post e video-selfie contro l’idea, promossa da Bruxelles, di prendere in prestito congiuntamente tutti quei miliardi per sostenere la lotta dell’Ucraina contro la Russia per il biennio 2026-27. Su questo schema a dicembre è stato trovato un accordo tra i leader dell’Unione europea, dopo aver scartato l’opzione del prestito di riparazione finanziato con i 210 miliardi di euro di attivi sovrani russi. Si è preferito lanciare una “cooperazione rafforzata” poggiata – come specificato poi dal presidente francese, Emmanuel Macron – sull’emissione di eurobond.
I soldi, sottolinea però il generale, in qualche modo devono tornare indietro: “La restituzione si basa solo sulla condizione che i russi paghino i danni di guerra, cosa che vedo alquanto improbabile. E quindi non ho mai cambiato assolutamente idea”. Poco dopo il vertice europeo, da Palazzo Chigi era arriva l’approvazione del decreto che rinnova gli aiuti militari, civili e infrastrutturali all’Ucraina. Assente al Cdm Matteo Salvini, vicepremier e leader della Lega. Chissà se anche i suoi parlamentari si assenteranno giovedì prossimo, quando il ministro della Difesa Guido Crosetto sarà alla Camera per le comunicazioni sul decreto, dopo le quali è prevista una risoluzione con voto. I deputati di Via Bellerio più vicini al generale del Mondo al contrario (li avevamo chiamati “Noi con Vannacci”) non ci anticipano alcuna mossa: “Sono fuori”, ci dice Domenico Furgiuele. “Non posso”, glissa Rossano Sasso.
Nel frattempo, il niet alle armi per Kyiv di Vannacci è granitico. Talmente tanto da sorprendere la premier. “Ho letto anch’io di qualcuno che diceva che auspicava che il decreto sugli aiuti all’Ucraina non ottenesse i voti. Non credo andrà così e come ho già detto, lo considererei uno sbaglio”, ha detto Giorgia Meloni durante la conferenza stampa organizzata dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti e dall’Associazione della Stampa Parlamentare. “Mi stupisce in particolar modo che queste parole arrivino da un generale, i soldati sono i primi che capiscono quanto le forze armate siano fondamentali per costruire la pace e non semplicemente per fare la guerra”, ha aggiunto la premier, rivolgendosi direttamente all’esponente della Lega. Che però non molla. Anche perché la fornitura di aiuti militari agli ucraini, dice Vannacci, non sembra aver prodotto risultati “dopo quattro anni di guerra in cui l’esercito russo avanza inesorabilmente sul territorio ucraino”. Con Meloni concorda solo sull’inutilità di inviare truppe europee sul fronte ucraino. Per il resto, nulla sembra smuoverlo. E con un paesaggio innevato dietro le spalle, in un video pubblicato sempre oggi su X consigliava alla presidente della commissione europea “frau Ursula von der Leyen” di farsi mediatrice ufficiale tra la Casa Bianca e le autorità danesi per l’acquisto della Groenlandia. “E’ la nostra negoziatrice per antonomasia. La stessa che ha negoziato con Trump i dazi al 15 per cento e di investire 600 miliardi di euro nell’industria americana, oltre ad aver convenuto anche sull’aumento delle spese militari al 5 per cento” – elenca l’eurodeputato –. Magari insieme a lei mandiamo anche Zingaretti, Bonaccini, Schlein e anche Tajani. Così saremo sicuri di una vittoria conclamata dell’Europa”.
A mitigare gli animi ci ha provato anche il titolare dell’Economia Giancarlo Giorgetti. “L’aumento della spesa in difesa e sicurezza prospettato non comporterebbe nessuna rinuncia alle spese dedicate alle principali priorità di policy di natura sociale”, ha chiarito giovedì il ministro durante il question time al Senato. “Quello che ha detto Giorgetti non cambia assolutamente nulla in quello che ho sempre esternato e pensato”, controbatte Vannacci, che ci saluta subito dopo. “Ho poco tempo da dedicarle, sono con gli scarponi ai piedi”. Boots on the ground, si diceva dalle sue parti.