Emiliano - foto getty Images

L'editoriale del direttore

Il modello Emiliano è l'icona del moralismo qualunquista che la sinistra non vuole lasciarsi alle spalle

Claudio Cerasa

Il dramma pugliese non è il trasformismo ma il modello portato avanti dal suo presidente della regione

La regola è sempre la stessa: scommetti sui moralisti e verrai travolto dal moralismo. Sarebbe facile e molto consolatorio sostenere che le scene patetiche che sta offrendo in questi giorni la politica pugliese siano tematiche squisitamente territoriali, dei semplici inciampi di un partito locale distante anni luce dal cuore pulsante di uno dei più importanti partiti progressisti d’Europa. Sarebbe facile e molto consolatorio liquidare poi i guai del Partito democratico pugliese come se fossero un tema squisitamente legato a una parola molto abusata in queste ore, il trasformismo, come se il principale problema del modello pugliese fosse davvero la capacità oggettivamente straordinaria del governatore della regione di moltiplicare come i pani e i pesci il numero di politici in grado di potersi trovare a proprio agio sotto il cappello del modello Emiliano.
 

Sarebbe facile cavarsela così, ragionando attorno ai diversi casi giudiziari che stanno colpendo la Puglia e in particolare la filiera dei trasporti del suo capoluogo (indagata e dimessa l’assessore ai Trasporti della regione, arrestato suo marito, commissariata per infiltrazioni della criminalità organizzata l’azienda del trasporto pubblico di Bari) concentrandosi sul “grave” problema dei troppi politici di centrodestra passati con il centrosinistra in Puglia e finiti poi nei guai (la consigliera comunale di Bari che si è dimessa dopo essere stata indagata, Maria Carmen Lorusso, è arrivata nel centrosinistra dopo essere stata eletta nel centrodestra, e lo stesso vale per l’assessore ai trasporti della regione). Si potrebbe filosofeggiare sul fatto che il centrosinistra, nella migliore tradizione della politica moralista al guinzaglio delle procure, abbia deciso di contestare il trasformismo del modello Emiliano solo dopo un’indagine e un arresto. Ma la questione pugliese è troppo seria per essere affrontata con un semplice paradosso o con una piccola contraddizione.
 

Al centro del caso pugliese c’è ben altro, c’è un tema di carattere nazionale che coincide con la storia e con il profilo di un politico importante che ha fatto la storia del Pd, che il Pd ha sempre o quasi coccolato e che da anni rappresenta tutto ciò che impedisce alla sinistra di spezzare le sue catene populiste e di emanciparsi dal peggio della cultura progressista. Il modello Emiliano non è un guaio, per la sinistra, per via del suo tratto trasformista, ma è un guaio per tutto ciò che rappresenta per altre ragioni, decisamente più dirimenti. Emiliano, magistrato (senza ex), ex sindaco di Bari, governatore della regione, è il Dorian Gray del centrosinistra, e più il suo volto apparirà giovane e contemporaneo rispetto a quelle che sono le caratteristiche del partito di cui fa parte e più il suo partito invecchierà terribilmente, come il quadro del libro di Oscar Wilde, allontanandosi oltre che dal buon senso anche dalla realtà. Emiliano è il simbolo della sinistra demagogica, anti industriale, complottista, anti scientifica, moralista, giustizialista, anti europeista, e basta ripercorrere la storia di Emiliano, che non a caso ha sempre teorizzato la necessità per il Pd di unirsi al Movimento 5 stelle diventando esso stesso, il Pd, una nuova stella del Movimento, per capire che il trasformismo, nel modello Emiliano, è solo l’ultimo dei problemi.
 

Un piccolo ripasso. Emiliano è lo stesso governatore che il Pd ha coccolato anche quando nel 2017 il nostro eroe paragonò il piano per contenere la Xylella all’Olocausto, anche quando cioè il nostro eroe scelse di seguire svariate teorie complottiste pur di non abbattere gli ulivi ammalati, accettando dunque di essere complice di una catastrofe naturale. Emiliano è lo stesso governatore che il Pd ha coccolato anche quando tra il 2017 e il 2020 schierò violentemente la regione Puglia contro il Tap, il Trans Adriatic Pipeline, il gasdotto grazie al quale dal 2020 sono arrivati 10 miliardi di metri cubi di gas all’anno dall’Azerbaigian in Europa: Emiliano accusò gli sponsor del gasdotto di essere dei feroci nemici della natura, la spiaggia sotto la quale passa oggi il Tap è una delle bandiere blu d’Italia e il Tap ha aiutato l’Italia a trovare soluzioni per poter rinunciare alla mammella del gas di Putin. Emiliano è lo stesso governatore che il Pd ha coccolato anche quando, per anni, si è opposto a ogni tentativo di riqualificazione industriale dell’Ilva, mettendosi alla guida di ogni movimento ambientalista desideroso di eliminare dalla faccia della terra l’acciaieria più importante d’Italia, e qui Emiliano la sua battaglia sta rischiando di vincerla.
 

Emiliano è lo stesso magistrato che ha accettato di essere candidato come sindaco da un politico che da magistrato Emiliano stava mettendo sotto tiro, e chi ha buona memoria non potrà non ricordare come nel 2009 Massimo D’Alema lo lanciò come governatore della Puglia, anni dopo aver indagato sulla famosa missione Arcobaleno, un’iniziativa di solidarietà promossa anni prima dal governo italiano guidato da Massimo D’Alema per aiutare i profughi. Emiliano è lo stesso magistrato che, nell’indifferenza assoluta del suo partito, ha guidato gli organi regionali del partito di cui fa parte con disinvoltura nonostante vi sia una sentenza della Consulta che vieta ai magistrati di iscriversi ai partiti politici. Emiliano, ancora, è lo stesso magistrato che il Pd ha coccolato anche quando, senza vergogna, ha scelto di fare politica nello stesso collegio in cui ha fatto il magistrato. Se cavalchi la questione morale, non puoi stupirti che di fronte a inchieste che riguardano il tuo partito ci sia qualcuno che poi ti fa la morale. Se scegli di considerare il modello Emiliano come una frontiera del pensiero democratico non puoi stupirti dunque se il modello Emiliano poi ti travolge. E se scegli di inseguire il modello Conte non puoi stupirti poi se Conte ti mette in mutande facendo quello che gli riesce meglio: cavalcare le inchieste giudiziarie per fare politica. La regola, in Puglia e nel resto d’Italia, è sempre la stessa: scommetti sui moralisti e verrai travolto dal moralismo.
 

Vale drammaticamente per il Pd. Ma vale terribilmente anche per i suoi avversari che laddove il Pd governa da tempo spesso, per provare ad affermarsi, non hanno idee migliori rispetto a quelle che hanno intrappolato gli avversari: usare le inchieste delle procure per trasformare il moralismo nella propria bandiera identitaria. Più la politica italiana proverà a non invecchiare seguendo il modello Emiliano e più drammaticamente la politica italiana tenderà a risultare fuori dal mondo e lontana dalla realtà.

  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della destra” e “Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.