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a Palazzo Madama

Terzo mandato bocciato: la maggioranza si spacca sull'emendamento della Lega. I malumori del Pd

Carmelo Caruso e Redazione

La commissione Affari costituzionali respinge la proposta per i governatori e la maggioranza si spacca. Salvini: "Non è un problema per il governo". Tra i dem si agitano i riformisti: "Non si è salvaguardata l'unità del partito"

Bocciato. L’emendamento sul terzo mandato presentato dalla Lega, al Senato, viene bocciato in commissione Affari costituzionali. La Lega perde. Salvini ha ordinato di non ritirare l’emendamento. I senatori hanno votato e scelto il no. Contrari FdI e Forza Italia, M5S, Pd. Il partito di Elly Schlein ha scelto di votare in accordo con il M5s. Alla fine i voti contrari sono stati 16, quelli a favore solo 4. 

La maggioranza dunque si spacca, anche se i partiti minimizzano. E anche nel Pd il voto agita malumori. 

Matteo Salvini, il principale sconfitto, o almeno quello che ci ha messo la faccia, dice che "non ci sarà nessun problema in maggioranza se non passerà in Parlamento la legge sul terzo mandato". Parlando con i cronisti a margine di un sopralluogo sul ponte Diana, a Oschiri, ha detto: "La posizione della Lega è chiara ma siamo in democrazia: ogni tanto le proposte della Lega passano altre volte, come in questo caso, vengono bocciate perchè tutti gli altri, Forza Italia, Fratellli d'Italia, Pd, Cinquestelle sono contro. Secondo me è un errore".

"Ci sono opinioni diverse, ma il testo resterà conforme al decreto che è stato emanato e questo va secondo un ordinario e normale dibattito senza tutti i drammi", ha sottolineato anche Maurizio Gasparri, presidente dei senatori di Forza Italia, al termine della riunione della Commissione Affari costituzionali del Senato.

La Lega però fa sapere che "sui governatori la partita non è ancora chiusa". Il senatore leghista Paolo Tosato, che della commissione è il vicepresidente, ha precisato: "Deve essere il popolo a decidere da chi debba essere governato, non i partiti". In mattinata il partito guidato da Salvini aveva invece ritirato l'emendamento per il terzo mandato ai sindaci dei comuni con più di 15mila abitanti, anche perché la proposta aveva avuto il parere contrario del governo.

Nel Pd invece emergono malumori. A commentare (negativamente) la bocciatura di oggi è stata la corrente che fa capo a Stefano Bonaccini,  Energia popolare, che ha espresso "forte disappunto". Dicono fonti bonacciniane all'Ansa che "non è stato rispettato l'accordo preso in direzione e non si è salvaguardata l'unità del partito. Ora andrà gestito anche il malcontento di sindaci e presidenti. Se ne dovrà discutere appena dopo il voto in Sardegna".

Nel pomeriggio anche il senatore dem Alessandro Alfieri ha commentato il voto con una nota. "Sono amareggiato. Al di là del merito, il punto era tenere unito il Pd. Avevamo iniziato un percorso" con il gruppo di lavoro sugli Enti locali che "è stato delegittimato e questo provoca amarezza", ha scritto il responsabile del Pnrr nella segreteria di Elly Schlein. Il segno che il malessere dell'ala riformista del partito, a cui aderiscono molti sindaci, è tangibile. Malessere che in queste ore sta montando anche nelle chat interne al Partito democratico.

 

 

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