(foto Ansa)

l'intervista

Di Segni (Ucei): “Ingenue le mozioni su Gaza. Il governo? Faccia di più”

Luca Roberto

La presidente dell'Unione delle comunità ebraiche: "Chiedere il cessate il fuoco è superficiale. Non è la soluzione del conflitto. Seguire la linea dell'Onu? Deludente"

Le mozioni che chiedono il cessate il fuoco in Medio oriente sarebbero pure condivisibili. Sono animate da umana pietà. Ma sono ingenue, superficiali, perché credono che un appello rivolto unicamente nei confronti di Israele possa risolvere il dramma della popolazione civile. Ma non è così”. La presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane (Ucei) Noemi Di Segni ci tiene a premettere che lo sforzo di maggioranza e opposizione per limare le risoluzioni votate in Parlamento l’ha apprezzato. Eppure i testi votati alla Camera, stando alla sua lettura, sono contrari a una comprensione vera di quanto sta accadendo a Gaza: “In primo luogo non tengono conto del dilemma morale che sempre, centimetro per centimetro, pende come una spada di Damocle sopra Israele nelle operazioni militari. In più hanno il grande difetto di non localizzare correttamente i pericoli della guerra che si sta combattendo. Che non sono solo in Medio oriente, ma anche qui da noi. Vista quanto è cresciuta l’allerta terrorismo e le minacce poste alla nostra società libera”.

 

C’è un fattore più degli altri che secondo la presidente Di Segni ha segnato la scrittura delle mozioni: “Siamo alle porte delle elezioni europee. Credo si sia tentato di assecondare un certo tipo di umori nell’elettorato. Temo sia un fenomeno che da qui a giugno possa intensificarsi”. Eppure questa convergenza ha fatto sì che nelle Aule del Parlamento italiano si sia fatta strada una sorta di stanca equidistanza propagandata, per esempio, dalle Nazioni Unite e dal suo Segretario Generale Antonio Guterres. “Il modo in cui l’Onu e altre organizzazioni internazionali come la Croce Rossa hanno trattato Israele è deludente. Come se Israele e Hamas fossero la stessa cosa. Ecco, da questo punto di vista il governo italiano avrebbe potuto profondere più impegno per far emergere le differenze tra uno stato democratico e un gruppo terroristico”, dice allora Di Segni. Che però all’esecutivo, in particolare al ministro degli Esteri Antonio Tajani, riconosce di non aver mai fatto mancare una risposta operativa. Per esempio per quel che riguarda la missione anti Houthi nel Mar Rosso.

 

Fatto sta che l’ulteriore svantaggio di un documento in cui si chiede un generico “cessate il fuoco” è anche il far credere che automaticamente questo comporti il rilascio degli ostaggi in capo ad Hamas dal 7 ottobre. “O sono ingenui, o vivono sulla luna. Come si fa a credere alla possibilità che dall’oggi al domani si formi uno stato palestinese democratico? Così il semplice cessate il fuoco si trasforma solo in un mantra. Che peraltro si disinteressa completamente della questione della sicurezza di Israele”. Da questo punto di vista, allora, Di Segni vuole porre una domanda: “Ma perché in queste mozioni non si rivolge mai un appello all’Egitto, che mette i carri armati per non far passare la popolazione palestinese? Perché le pretese umanitarie si rivolgono soltanto verso Israele? E’ il segno che è in atto una demonizzazione totale del popolo israeliano. Ma questa è solo superficialità. E non ha niente a che vedere con la soluzione del conflitto”.

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  • Luca Roberto
  • Pugliese, ha iniziato facendo vari stage in radio (prima a Controradio Firenze, poi a Radio Rai). Dopo aver studiato alla scuola di giornalismo della Luiss è arrivato al Foglio nel 2019. Si occupa di politica. Scrive anche di tennis, quando capita.