Politica
l'analisi •
Un passetto avanti sul premierato. Ma si può e deve fare meglio
Gli emendamenti al progetto di riforma costituzionale, compresi quelli di alcune opposizioni, hanno il pregio di aver migliorato il testo. Resta ambiguo l'aspetto cruciale del rapporto fiduciario

Foto Ansa
Sono stati presentati gli emendamenti al progetto costituzionale sul rafforzamento dell’esecutivo e in particolare del capo del governo. Ecco una prima valutazione a caldo.
In termini generali, è stato fatto un significativo passo avanti, ma il testo del governo si presenta ambiguo su un aspetto cruciale, quello della disciplina del rapporto fiduciario nel rinnovato sistema a legittimazione diretta del presidente del consiglio (per la maggioranza si tratta, come sappiamo tutti, di vera e propria elezione diretta).
Alcune opposizioni hanno presentato significativi emendamenti per migliorare o cambiare il testo: ciò si può dire degli emendamenti di Azione, di Italia Viva e – udite udite – dello stesso M5S (pur assai diversi: Azione mira a un vero e proprio sistema c.d. alla tedesca; Italia Viva al suo modello c.d. del “sindaco d’Italia”, contenuto nel proprio progetto AS 830; il M5S a rovesciare la proposta governativa). Duole dirlo: il Pd e il gruppuscolo di Alleanza Verdi e Sinistra, invece, hanno presentato rispettivamente 800 e 1000 emendamenti, a scopo ovviamente ostruzionistico. Lo stesso senatore Alfieri ha riconosciuto che gli emendamenti “qualificanti” del Pd (quelli veri) sono una decina: ma come ha segnalato Ceccanti darebbero vita a un modello alla tedesca meno coerente di quello che emerge sia dagli emendamenti di Azione sia da quelli del M5S. A quelli che vuole rovinare, Giove toglie prima la ragione.
In termini più specifici, i miglioramenti del testo governativo sono questi:
Cosa resta ancora da migliorare, sempre lasciando da parte la questione centrale e simbolica, delle modalità di legittimazione diretta (elezione o indicazione sulla scheda, per intenderci)? Lasciando da parte i problemi di drafting (su questo una battuta più avanti):
In realtà, diversamente da ciò che si è letto, se in 75 anni non è mai stata approvata alcuna mozione di sfiducia, anche le questioni di fiducia bocciate (con conseguente obbligo di dimissioni) sono state solo due (Prodi 1998 e 2008): casi del tutto eccezionali, comunque da non fomentare, pro futuro, con disposizioni costituzionali che suggeriscano l’incentivo sbagliato.
Resta infine aperta, e non è cosa da poco, la questione dei c.d. contrappesi al rafforzamento del binomio presidente del Consiglio/governo e alla composizione a maggioranza potenzialmente garantita delle Camere.
Parlavo di drafting da migliorare: mi riferisco in particolare alla formulazione del “nuovo” comma 8 art. 94, nel quale si legge che qualora il presidente del Consiglio dimissionario non chieda lo scioglimento e "nei casi di morte, impedimento permanente, decadenza, il presidente della Repubblica può conferire… l’incarico di formare il Governo al presidente del Consiglio dimissionario o a un altro parlamentare…". Anche se ciò che si vuol dire è palese, scritta così, resta l’impressione sgradevole che si possa incaricare… un defunto.