Il colloquio

“Sul Mes nessun no pregiudiziale”. Intervista a Fabio Rampelli (FdI)

Gianluca De Rosa

“Se indispensabile lo approveremo, ma la Ue crei il contesto giusto", dice il vicepresidente della Camera di Fratelli d'Italia

Fabio Rampelli di mano non se ne taglia neanche mezza. Se il leghista Claudio Borghi promette di “tagliarsi una mano piuttosto che votare la ratifica del Mes”, il vicepresidente della Camera di FdI, uno che all’Europa le ha sempre mandate a dire, sul  meccanismo europeo approvato da tutti gli stati Ue a eccezione dell’Italia fa una piccola apertura: “Noi – dice - non siamo mai stati pregiudizialmente contrari”. Si approva dunque? “Vedremo. Serve un’interconnessione con altre cose”. Ad esempio? “Ovviamente – dice Rampelli – non si può prescindere da una  modifica del Patto di stabilità che garantisca un diverso quadro continentale. A quel punto, se la Ue lo considera indispensabile, preferibilmente con alcune modifiche, per esempio quella che democratizza lo strumento, non possiamo essere contrari, però va inserito in questo  contesto”. Allora hanno ragione quelli che dicono che state usando la ratifica per trattare con Bruxelles? “Noi siamo una delle diverse nazioni che compongono quell’organismo sovranazionale che si chiama Unione europea – dice Rampelli –, è giusto che una volta cedi e un’altra volta incassi, senza firmare cambiali in bianco penso, con il Mes il governo sta agendo così e credo che questa debba essere la modalità, che quasi mai è stata praticata nei decenni precedenti, con cui lo stato italiano debba relazionarsi con la Ue. A differenza di quello che dicono alcuni, noi non siamo prepotenti, né anti Ue, semplicemente stiamo facendo quello che fanno tutti gli altri stati, stiamo difendendo gli interessi dell’Italia”.


Intanto il 14 dicembre la ratifica dovrebbe arrivare a Montecitorio.  “Mi pare che l’orientamento sia quello di rinviare – spiega il vicepresidente della Camera – ci sono diversi decreti in scadenza, e poi si entrerà nella sessione di bilancio e non ci saranno neppure sedute d’aula per diversi giorni per permettere alle commissioni di lavorare, c’è un calendario particolarmente fitto che bisogna considerare, è presumibile che la questione sia rinviata di conseguenza all’ anno nuovo”. Tattica per portare avanti la trattativa? “Ma no, la vicenda, è noto, è oggetto di confronto tra il nostro presidente del Consiglio e la Commissione, per cercare una soluzione su un sistema più largo, un contesto come dicevo prima che renda il Mes uno strumento utile,  senza una modifica del Patto di stabilità soddisfacente, invece, in alcune circostanze potrebbe contribuire a creare una tempesta perfetta”.


Lasciato il Mes Rampelli torna anche sulle ultime polemiche. Anche perché una lo riguarda personalmente. Il vicepresidente della Camera sui social aveva criticato l’albero di Natale allestito dalla città metropolitana di Roma. “Solo il comune metropolitano governato dal Pd, poteva scegliere una stella rossa al posto di un puntale. Manco a Mosca ai tempi dell’Unione sovietica”, ha scritto.  La sua dichiarazione, visto che di innocue stelle rosse in cima agli alberi di Natale ce ne sono persino nelle case di diversi esponenti di FdI, ha innescato reazioni piccate. Che Rampelli prima delle feste si sia ubriacato di politica? “La mia era una battuta, alla sinistra manca l’umorismo”, replica il vicepresidente della Camera che si scalda di più su un’altra vicenda, quella dell’identificazione da parte della Digos alla prima della Scala del signore che aveva urlato: “Viva l’antifascismo”. “Se in Italia ci fosse il fascismo io farei ben di peggio, ma per fortuna non c’è quindi mi è sembrato un gesto ridicolo”, dice. E però lo hanno identificato, il Pd dice sia molto grave. “Ci sarà stato un motivo di sicurezza, non serve montare polemiche sul niente. Sa quante volte durante diverse battaglie politiche hanno identificato me?”.

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