Immoderati

La Camera vota sulla cravatta obbligatoria. Ma resta il problema: sapersi fare il nodo

Salvatore Merlo

Una risoluzione a Montecitorio invita i parlamentari a mantenere un "maggior decoro nel vestiario". Chi è scravattato di natura però non si può incravattare a comando

Alle 8.40 del mattino  l’Aula della Camera è di solito un luogo calmo e placido come un villaggio messicano nelle ore della siesta .  Ma ieri mattina no. Ieri mattina, per circa venti minuti, l’Aula che fa sentire sordi e grigi soprattutto noi che la osserviamo, s’è animata e fatta palpitante. La cravatta! Dobbiamo o no introdurre l’obbligo della cravatta? La proposta, che per la verità è una risoluzione che invita a un maggior decoro nel vestiario e rimanda a un nuovo regolamento interno, è dell’onorevole Salvatore Caiata, presidente del Potenza calcio, deputato di FdI, ex grillino, un uomo assai garbato che non indossa solo la cravatta ma pure il doppiopetto, i bottoni argentati, il fazzoletto sbuffante, i pantaloni a saltafosso, le scarpe di vernice  (non di rado a punta) e che insomma, talvolta,  con tutti i pezzi montati lo abbiamo visto somigliare  a qualcosa che il museo delle cere di Madame Tussauds avrebbe rimandato indietro.

Ma il decoro è il decoro. E benché la Camera non sia come l’Assemblea regionale del Lazio, dove la presidenza ha dovuto emanare una circolare per vietare espressamente l’uso di “ciabatte  infradito”,  l’argomento abbigliamento interessa i deputati almeno quanto quello dei fondi europei del  Pnrr. Sicché intorno alla cravatta, che notoriamente è il  vestire per bene e senza sfoghi,  ieri mattina la discussione parlamentare ha costeggiato a modo suo la filosofia. Ecco il grillino Riccardo Ricciardi, cui la cravatta deve far venire in mente quella domenicale della provincia profonda, insomma quella che indossa lui, che arrabbiandosi s’impelaga  in un interrogativo retorico: meglio il decoro formale o quello sostanziale? Ecco Filiberto Zaratti,  di Europa Verde,  che si preoccupa: “Che dirà la gente? Non vorrei che parlando di abbigliamento si finisse col dire che non solo noi deputati  siamo strapagati e mangiapane a tradimento, ma pure mal vestiti”.

La leghista Simonetta Matone se la prende con le colleghe: altro che cravatta, sono le donne che si vestono come se dovessero andare in spiaggia. E Ida Carmina, del M5s,   le dà ragione (anche se per imperscrutabili associazioni d'idee cita il giudice Livatino per dire che “tacchi a spillo e minigonna vanno bene in discoteca”). Alla fine la risoluzione passa, 181 favorevoli e 100 contrari. E dunque ben presto alla Camera ci potrebbe essere l’obbligo della cravatta. Quella che Giorgia Meloni regalò a ciascuno dei suoi parlamentari a inizio legislatura: un invito a moderare la iattanza. Estetica e politica. Più che una cravatta un guinzaglio. “Siate sobri”, diceva lei. Ma obbligare è facile, farsi il nodo è difficile. E chi è scravattato di natura non si può incravattare a comando.

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  • Salvatore Merlo
  • Milano 1982, vicedirettore del Foglio. Cresciuto a Catania, liceo classico “Galileo” a Firenze, tre lauree a Siena e una parentesi universitaria in Inghilterra. Ho vinto alcuni dei principali premi giornalistici italiani, tra cui il Premiolino (2023) e il premio Biagio Agnes (2024) per la carta stampata. Giornalista parlamentare, responsabile del servizio politico e del sito web, lavoro al Foglio dal 2007. Ho scritto per Mondadori "Fummo giovani soltanto allora", la vita spericolata del giovane Indro Montanelli.