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editoriali

L'identità multipla (e pazza) del Partito democratico

Redazione

Altro che pluralismo. I casi di Ciani, Crisanti e Pertici sono tre sintomi della dissociazione mentale del partito guidato da Elly Schlein

Sono tre sintomi tra di loro scollegati ma convergenti che  mostrano un preoccupante disorientamento del Partito democratico. Che più che in crisi d’identità sembra affetto da un disturbo dell’identità. Il primo è la nomina, voluta dalla segretaria Elly Schlein, di Paolo Ciani a vicepresidente del gruppo alla Camera: unico esponente di un altro partito, Demos, che non ha alcuna intenzione di confluire nel Pd e unico esponente del gruppo parlamentare che ora è chiamato a coordinare ad aver votato contro le indicazioni del gruppo su una questione fondamentale di politica estera come l’invio di armi all’Ucraina. Nello stesso giorno, e arriviamo al secondo sintomo, il Tribunale dei ministri di Brescia archivia le posizioni dell’ex premier Giuseppe Conte e dell’ex ministro della Salute Roberto Speranza (ora del Pd), accusati di omicidio colposo ed epidemia colposa nell’inchiesta sulla gestione del Covid in Val Seriana: la tesi della procura si fondava su una perizia – evidentemente non ritenuta solida dai giudici – del prof. Andrea Crisanti, senatore del Pd e sostenitore della segretaria Schlein.

 

Il giorno successivo, ed eccoci al terzo sintomo, c’è l’udienza della Corte costituzionale sul conflitto di attribuzioni tra il Senato e la procura di Firenze per le intercettazioni al sen. Matteo Renzi nell’inchiesta Open: a difendere la procura, contro la posizione del Pd  sulla difesa delle prerogative costituzionali dei parlamentari espressa nel voto al Senato del febbraio 2022,  c’è l’avv. Andrea Pertici, che è un membro della direzione del Pd cooptato da Schlein.  

Sono tre casi del tutto separati, ma in ognuno di essi c’è un dirigente del Pd o promosso dal  Pd che sostiene che il Pd vuole la guerra anziché la pace, che quando al governo ha gestito il Covid ha causato la morte di migliaia di persone e, infine, che non capisce la Costituzione. Va bene cercare più pluralismo nel partito, ma la personalità multipla non è un segno di buona salute.