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il risiko

Pasquetta di nomine per Meloni, che tira dritto tra i dubbi di Lega e FI

Ruggiero Montenegro

Tra oggi e domani un tavolo per mettere a punto il pacchetto da approvare nel prossimo Cdm. La premier vuole scegliere gli ad e spinge per Donnarumma a Enel. Verso la conferma di Del Fante a Poste e Descalzi a Eni. Ipotesi Cingolani per Leonardo. Si tratta sui presidenti

Potrebbero incontrarsi già oggi, più probabilmente sarà domani. Dipenderà dal calendario e della agende. Ma quel che è certo è che il nodo delle nomine delle grandi partecipate sta per venire al pettine, si va verso la chiusura: d'altra parte la posta in palio non è da poco - si tratta di Enel, Leonardo e Poste soprattutto - e rischia di avere conseguenze sui delicati equilibri della maggioranza. Bisogna arrivare pronti al Cdm che dovrebbe tenersi giovedì.

  

Giorgia Meloni, che questa mattina ha fatto gli auguri alla polizia di stato  - "Da 171 anni al fianco degli italiani con coraggio, umanità e dedizione" -  è pronta ad andare dritta per la sua strada: vuole scegliere gli amministratori delegati, ha le sue proposte e difficilmente farà marcia indietro. Semmai tratterà sui presidenti. C'è un'altra condizione: niente parlamentari o ex parlamentari nei board delle partecipate. E' in questo quadro che la premier avanzerà i propri nomi agli alleati. Potrebbero vedersi già entro la giornata, se gli incastri e gli impegni lo consentiranno. Diversamente l'incontro slitterà di qualche ora. Matteo Salvini è atteso a Udine questa sera per una cena con i militanti, presenzierà domani a un evento della Lega. Mentre l'altro pezzo da novanta del Carroccio, il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, dovrebbe partire sempre domani alla volta degli Stati Uniti. 

  

La casella più complicata, com'è è noto, è quella di Enel: Meloni vorrebbe Stefano Donnarumma, attuale ad di Terna, ma sul suo nome ci sono perplessità da parte degli altri partiti che sostengono il governo. Ci sono pure dubbi di natura per così dire formale. Secondo alcuni pareri, il profilo di Donnarumma sarebbe incompatile con il ruolo per cui viene proposto. 

Oltre a questo c'è poi un tema di "compensazione". Forza Italia e Lega avrebbero voluto Paolo Scaroni come presidente, le possibilità che si vada in questa direzione sono scese negli ultimi giorni ma la partita non è ancora chiusa. Difficile però possa rientrarvi l'euroscettico Angelo Maria Rinaldi, il cui profilo era stato avanzato dal Carroccio. I partiti di Berlusconi e Salvini dovranno eventualmente essere accontentati con un altro nome o con un riconoscimento politico di un altro tipo, magari sui prossimi provvedimenti. Tornando ai candidati, un'alternativa per la presidenza potrebbe essere Cesare Pozzi. Mentre se non dovesse farcela Donnarumma, come ad si valutano Luigi Ferraris, Paolo Gallo, Flavio Cattaneo.
 

Per Leonardo, Meloni vorrebbe invece Stefano Cingolani, l'ex ministro diventato poi consulente del successore Pichetto Fratin sui dossier europei legati all'energia. Garantirebbe in qualche modo una continuità con l'éra Draghi ed è una figura che gode della stima della leader di FdI. Ma non si può escudere nemmeno la conferma di Alessandro Profumo. Altri nomi in ballo sono quello Lorenzo Mariani (pare caldeggiato da Crosetto)  e di Cutillo, entrambi attualmente con ruoli di vertice nell'azienda della difesa. Giuseppe Zafarana, generale della Guardia di finanza, potrebbe essere il presidente.

 

Quanto a Poste, probabile la conferma dell'ad Matteo Del Fante. Allo stesso modo Meloni spingerà perché l'attuale Claudio Descalzi resti al proprio posto a Eni. L'attuale ad è stato in primissima fila nella ricerca di nuovi approvigionamenti energetici, accompagnando i vertici del governo nelle varie missioni in Africa. La premier, dunque, non vorrebbe privarsi di questa esperienza, anche perché la crisi energetica, sebbene meno preoccupante di qualche mese, fa non è ancora alle spalle. Infine c'è Terna: molto lo si capirà in relazione al destino di Donnarumma. Proprio il suo eventuale passaggio a Enel, potrebbe aprire il campo a Giuseppina Di Foggia, ceo e vicepresidente di Nokia Italia, dando così seguito alle parole pronunciate dalla premier,  lo scorso 8 marzo: "La sfida è quando avremo il prim oad di una partecipata statale donna". Quel momento potrebbe essere più vicino.

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