(foto LaPresse)

passeggiate romane

Molti di Articolo 1 sono un po' delusi da Schlein, Letta invece è contento. Che fare alla Rai

Il gruppo appena rientrato tra i dem è scontento per la mancata discontinuità sull'Ucraina. Nel frattempo l'ex segretario si frega le mani. E il partito si interroga su chi potrebbe gestire il dossier della tv di stato

Cambiano i segretari del Partito democratico, cambiano la direzione, i capigruppo… cambia tutto o quasi nel Pd ogni volta che viene eletto un nuovo leader. Due sole cose restano immutabili. La divisione per correnti e l’interesse spasmodico per la Rai. Già la tv di stato attrae i dem. E chi sarà nell’èra Schlein a occuparsi di Viale Mazzini? Non si parla di chi riceverà ufficialmente l’incarico di seguire le vicende delle televisioni di stato o no, ma di chi, nella realtà, avrà il potere di alzare il telefono e parlare con i vertici di Viale Mazzini, di chi nominerà un direttore di testata o un suo vice, di chi sarà il vero punto di riferimento nel Partito democratico dei giornalisti Rai. Al Nazareno si racconta che sarebbero in due ad aspirare a occupare quel posto chiave: Francesco Boccia e Marco Furfaro? Chi di loro la spunterà? 

Sì, ne raccontano tante al Nazareno in questi giorni. Dicono, per esempio, che la segretaria abbia in animo di trasferire altrove la sede del partito. Questo è un pallino che hanno molti leader dem. Anche Nicola Zingaretti, tra gli ultimi, non aveva nascosto le sue intenzioni. Anzi, aveva mandato in avanscoperta i suoi per trovargli una sede più consona per il “suo” nuovo Pd. Poi, per questioni economiche e non solo, non se ne è fatto più niente. Riuscirà Elly Schlein a traslocare dal Nazareno centrando l’obiettivo che Zingaretti invece non aveva raggiunto?

 

E tra i tanti racconti del Nazareno c’è anche quello secondo cui, nonostante i proclami pubblici, l’entusiasmo di facciata e i sorrisi esibiti per i giornalisti, molti esponenti di Articolo 1 sarebbero un po’ delusi dalla nuova segretaria. Di già? Sì, di già, perché in diversi si erano illusi che con Schlein alla guida del Partito democratico i dem avrebbero cambiato la linea sull’Ucraina o che avrebbero cominciato un corteggiamento serrato di Giuseppe Conte e del suo Movimento 5 stelle. Ma la leader, che è donna avveduta, che è una che ha sempre studiato a tavolino le sue mosse, e che si è costruita con grande determinazione e pazienza l’immagine che poi le ha consentito di scendere in campo alle primarie e di vincere la poltronissima della segreteria del Pd, sta invece bene attenta a non deragliare perché sa che deve tenere dentro anche quel pezzo (largo) del partito che le preferiva Stefano Bonaccini. Per questa ragione nel suo discorso all’Assemblea nazionale è stata più chiara del solito sulla sua volontà di sostenere l’Ucraina e ha messo Terzo polo e Cinque stelle sullo stesso piano. I dirigenti di Articolo 1 comunque faranno buon viso a cattivo gioco anche perché indubbiamente il Pd è una casa assai più comoda della loro che, peraltro, si stava notevolmente restringendo

 

Sempre al Nazareno raccontano che chi invece è contentissimo di come sia andata a finire è Enrico Letta. Schlein, tutto sommato, è la sua vendetta sul Pd e sui dirigenti dem. Del resto era stato proprio l’ex segretario, che, al contrario di Romano Prodi, l’ha anche votata alle primarie, a costruire il percorso che ha portato Schlein alla guida del Partito democratico.

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