Roma, 4 dicembre, Elly Schlein presenta la sua candidatura a Segretaria del Pd (LaPresse)

la corsa alla guida del pd

Con Schlein, nel Pd la “corrente” diventa “onda”. Magia!

Salvatore Merlo

Le solite malelingue sostengono che la neo candidata alla guida del Pd – ancora senza tessera – sia la penultima grande scommessa di Franceschini. Per dirla con Quasimodo, Elly sta nel cuore di Dario, trafitto da un raggio di sole: ed è subito segretaria

Un fatto è sempre nudo, anche se vestito all’ultima moda. E ora le solite malelingue dicono che Elly Schlein, lei che è talmente all’ultima moda da essersi candidata alla segreteria del Pd addirittura prima di avere preso la tessera del Pd, non sia altro che la grande scommessa di Dario Franceschini. O meglio, la penultima grande scommessa di Dario Franceschini. Per dirla con Quasimodo, Elly starebbe nel cuore di Dario – trafitto da un raggio di sole – ed è subito segretaria. Malignità, senza dubbio.

  

È d’altra parte un puro caso che domenica, a celebrare questa neocandidatura a Roma (frase totemica assieme a “ci siamo riconnessi con il fuori” è stata: “I capicorrente hanno allontanato le persone, pure le più belle come te”) ci fossero la moglie di Franceschini, Michela Di Biase, mezza corrente franceschiniana, tra cui consiglieri comunali, assessori regionali, presidenti di municipio e parlamentari, compreso quell’Alberto Lo Sacco che in nome di Franceschini fu capo della mozione renziana in Puglia del 2017 (a proposito, tutti ci tengono a dirlo, ed è giusto che sia ribadito: il problema del Pd è ovviamente Renzi “che ha lasciato solo macerie”).

      

E insomma, dopo aver azzeccato Veltroni, Bersani e per l’appunto Renzi, con cui si schierò per primo nel 2013 rompendo ogni vincolo di solidarietà con la Ditta, ma soprattutto dopo essere sopravvissuto a tutti e tre, ecco che il più geniale e ginnasticato dei capicorrente secondorepubblicani, Dario Franceschini appunto, avrebbe deciso di scommettere su questa ragazza in  jeans (ma la borsa è di Gucci). Niente di più falso. Schlein  domenica lo ha infatti ben spiegato che la sua “non è una corrente”, bensì “è un’onda”. Espressione allegra che sa un po’ di movimento studentesco e un po’ di canzone di Bruno Lauzi. Onda su Onda.  “Ci sono palme e bambù / è un luogo pieno di virtù”. Schlein avrebbe anche potuto dire “area culturale”, certo, come fa da tempo anche Goffredo Bettini, uno dei primi ad aver capito che “corrente” non si porta più. Ma l’espressione da vecchio bibliotecario deve probabilmente esserle sembrata poco “riconnessa con il fuori”.

    

Cosa che per Schlein è assai importante, come già detto, assieme alle “lotte per la giustizia sociale e ambientale nel segno dell’intersezionalità attorno a una visione condivisa”.  Chiaro, no? Onda, dunque. Cercato dal Foglio, persino Bruno Astorre, segretario laziale del Pd, uno che il nome “Franceschini” ce l’ha all’incirca tatuato sul polpaccio sinistro come altri hanno scritto “Totti”, ci spiega che stiamo assistendo a un “processo innovativo che deve scorporare le correnti, perché dobbiamo uscire dalle dinamiche di area”. In pochi avrebbero saputo dirlo meglio. A riprova tuttavia, sempre secondo i soliti e incorreggibili maligni, che certe parole sono come i magazzini di Harrod’s a Londra. Ci trovi dentro qualsiasi cosa: le grattugie, i tappeti persiani, le lamette da barba, le tavole da surf e se guardi bene tra i ricami e i centrini di pizzo ecco  spuntare pure Franceschini, Letta e Zingaretti. 

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  • Salvatore Merlo
  • Milano 1982, vicedirettore del Foglio. Cresciuto a Catania, liceo classico “Galileo” a Firenze, tre lauree a Siena e una parentesi erasmiana a Nottingham. Un tirocinio in epoca universitaria al Corriere del Mezzogiorno (redazione di Bari), ho collaborato con Radiotre, Panorama e Raiuno. Lavoro al Foglio dal 2007. Ho scritto per Mondadori "Fummo giovani soltanto allora", la vita spericolata del giovane Indro Montanelli.