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acque alte

Soldi e dossier. Cosa c'entra Salvini con le prossime sfide del Mose

Giorgio Barbieri

Il successo futuro della diga veneziana dipenderà anche dalle decisioni del ministro delle Infrastrutture

Venezia. Da una parte la furia dell’Adriatico con raffiche gelate di vento che hanno superato i 100 chilometri l’ora, dall’altra, ma oltre un metro più in basso, l’acqua della laguna. In mezzo le 78 paratoie gialle del Mose che ieri mattina hanno salvato Venezia da un disastro identico a quello che si verificò la notte tra il 12 e il 13 novembre del 2019, quando il centro storico del capoluogo veneto andò completamente sott’acqua. Il record è stato raggiunto in mattinata tra le 10.30 e le 10.40. A quell’ora, alla bocca di porto di Malamocco, la marea è salita, per la prima volta sopra i due metri, a 204 centimetri mentre nello stesso istante a punta della Salute, lo storico luogo di misurazione, la quota è rimasta stabile attorno ai 60-65 centimetri, lasciando all’asciutto il centro storico della città con i veneziani che hanno potuto finalmente dire addio alle corse in piena notte a salvare lavatrici, interi negozi, ristoranti o piani terra. Questa volta il Mose ha fatto sul serio, spazzando via le polemiche sugli oltre sei miliardi di euro spesi e trasformandosi, dopo decenni di polemiche, in un modello da esibire a chi si oppone alle grandi opere. “Senza il Mose sarebbe stata un’altra devastazione. E’ la dimostrazione che bisogna avere il coraggio di fare scelte e credere nella tecnica”, ha esultato il sindaco Luigi Brugnaro. “Decenni di polemiche idiote e inutili”, ha aggiunto il leader di Azione Carlo Calenda, “quanti Mose e Tap prima di abbandonare la cultura del NO?”. “Senza quelle barriere Venezia sarebbe stata sommersa in maniera catastrofica. Nonostante i signor no quelle barriere stanno salvando un patrimonio dell’umanità”, ha commentato il vicepremier Matteo Salvini, sul cui tavolo al ministero delle Infrastrutture ora sono impilati i dossier ancora aperti che riguardano la laguna e la sua salvaguardia.

 

Per Venezia è stata dunque una giornata storica. Mai in precedenza il Mose aveva dovuto fronteggiare una marea così alta. Le previsioni avevano infatti dato un picco di 170 centimetri, il terzo per gravità dopo l’Aqua Granda del 4 novembre 1966 (194) e del 12 novembre 2019 (187). Ma la congiuntura meteo è stata simile a quella di tre anni fa, con un forte vento di scirocco che ha soffiato sull’Adriatico alzando il livello del mare nella laguna. Il sistema Mose era quindi stato azionato già dal pomeriggio di lunedì 21, bloccando l’onda di marea in entrata alla bocca di porto di Lido, mentre non erano state azionate le barriere a Malamocco e a Chioggia. Le paratoie erano state poi abbassate per permettere l’uscita della massa d’acqua in fase di marea calante e poi rialzate nella serata, questa volta in tutte le tre bocche di porto, per arginare il picco astronomico in concomitanza con il vortice di bassa pressione e il vento da nord-est. “E’ andato tutto secondo le procedure ed è stato un test molto importante. Il lavoro fatto in questi anni ha contribuito in maniera determinate a rendere le operazioni di sollevamento sempre più efficienti”, ha spiegato il Commissario straordinario per il Mose Elisabetta Spitz, “l’attenzione in queste ore resta alta. Il monitoraggio della situazione meteo marina continua perché la situazione suggerisce ancora prudenza”.

 

Il dato medio rilevato ufficialmente dall’Ufficio maree del comune si è poi attestato sui 173 centimetri mentre l’altezza d’onda in mare è stata attorno ai 3 metri. Una condizione meteo marina complessa contro la quale il sistema Mose non si era ancora misurato. Per dare un’idea di quello che sarebbe potuto accadere bisogna sapere che piazza San Marco inizia ad allagarsi già a 80 centimetri e che senza il Mose ci sarebbe stato oltre un metro d’acqua di fronte alla Basilica dove, proprio pochi giorni fa, era stato inaugurato un altro piccolo sistema Mose: una serie di barriere in vetro trasparente, attorno al perimetro della cattedrale, che impedisce l’ingresso della marea e la conseguente erosione dell’atrio posto fra le navate e la facciata principale della chiesa e dei pavimenti a mosaico. Per l’occasione era sbarcato a Venezia anche il ministro Salvini che aveva promesso un’attenzione speciale per la salvaguardia della laguna. Non è un mistero che con la fine anticipata del governo Draghi la città sia rimasta orfana di due importanti punto di riferimento a Roma, l’ex ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta e Francesco Giavazzi, consigliere economico dell’ex premier. Entrambi avevano seguito e spinto tutti i principali dossier veneziani, dall’esclusione delle grandi navi dal canale della Giudecca alla creazione dell’Autorità per la laguna, l’ente che assorbirà le competenze dello storico Magistrato alle acque chiuso dopo lo scandalo delle tangenti per il Mose e che attende da mesi la nomina dei suoi vertici. L’interlocutore ora è il ministro Salvini che potrebbe puntare proprio su Venezia per provare a recuperare consensi in una regione che alle ultime elezioni l’ha punito.

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