Il retroscena

Confische e multe alle Ong: Meloni rispolvera i Decreti sicurezza

Simone Canettieri

La premier pensa a nuovi provvedimenti sui migranti. Intanto continua il gelo della Francia. Due linee nel governo. Lunedì vertice a Bruxelles con Tajani. Macron per ora non vuole incontrarla al G-20 a Bali

Riecco i decreti sicurezza di salviniana memoria. Giorgia Meloni annuncia in conferenza stampa “nuovi provvedimenti” sull’immigrazione. Non ci sono bozze, né iniziative imminenti. Ma l’orientamento di Palazzo Chigi, di concerto con il Viminale, è quello di introdurre di nuovo la confisca delle navi  e  multe milionarie per le ong. Le due norme vennero cancellate dal governo rossogiallo nell’ottobre 2020. Meloni ha intenzione  di riproporle.  La gestione amministrativa sarà affidata ai prefetti, come in passato. Il ministro Matteo Piantedosi è stato allertato, anche se la macchina dell’ufficio legislativo non è stata ancora accesa. Questa è la prima reazione interna, poi c’è quella esterna: la crisi con Parigi. 


Nel governo ci sono due linee in queste ore. Quella fiammeggiante – spezzeremo le reni alla Francia – è incarnata da Giovanbattista Fazzolari. Ieri mattina il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, braccio ambidestro di Meloni, a margine della conferenza stampa confidava ai giornalisti che “l’importante era dare un segnale forte alla Francia” al di là delle conseguenze. “Fazzo”, l’uomo che sussurra a Giorgia, è un falco a cui stanno sul gozzo i galletti. Nonostante sia figlio di un diplomatico, abbia  frequentato il liceo romano Chateaubriand, vivendo a Metz e Ankara (prima delle elezioni annunciò a questo giornale: “L’Italia non sarà più junior partner della Francia, rifiuterei la Legion d’onore”). 


Poi certo c’è la linea della mediazione. Raffaele Fitto, colomba di FdI con penne democristiane, forse anche perché è ministro degli Affari europei con delega al Pnrr “parla di unità e di fiducia reciproca dei partner”, dice che “non c’è alcuna crisi diplomatica, ma che serve una soluzione Ue per regole chiare, come richiesto dal presidente del Consiglio: non è il momento delle accuse”. 

Fitto si rifà anche alle parole di Sergio Mattarella pronunciate a Maastricht per i trent’anni del Trattato: “Serve solidarietà in Ue”. Il capo dello stato lavora per spianare le divergenze fra Roma e Parigi. Convinto che l’approccio muscolare non funzioni e che in una guerra diplomatica con la Francia sarebbe l’Italia a uscire peggio di tutti. Mattarella è stato accompagnato in questa visita nei Paesi Bassi da Antonio Tajani, titolare della Farnesina e vicepremier. Il numero due di Forza Italia lunedì sarà  a Bruxelles al Consiglio Affari esteri. Tajani ha chiesto di portare il dossier migranti alla riunione che segnerà anche il suo debutto: l’argomento non era in agenda. 


E’ il momento della diplomazia, ma anche quello di tenere il punto nel merito. E quindi di tirare dritti, come fa capire Meloni in conferenza stampa: “Vanno isolati gli scafisti non l’Italia. Gli accordi europei non funzionano”.  
L’inquilina di Palazzo Chigi si dice stupita dalla reazione “aggressiva di Parigi”. Alimenta il giallo di martedì scorso delle otto ore di blackout. Quelle intercorse fra l’annuncio, fonti del ministero francese, che “la Francia aprirà il porto di Marsiglia alla Ocean Viking” e il comunicato di Palazzo Chigi in cui esprime “il nostro sentito apprezzamento per la decisione della Francia di condividere la responsabilità dell’emergenza migratoria fino a oggi sulle spalle dell’Italia e di pochi altri stati  del Mediterraneo, aprendo i porti alla nave Ocean Viking". Parole che vengono anticipate  di almeno quattro ore da  un’uscita corsara di Matteo Salvini che subito commenta: “La Francia apre il porto? Bene così, l’aria è cambiata”. Toni che sommati a quelli di Meloni spingono Emmanuel Macron nel mirino di Éric Zemmour e soprattutto di Marine Le Pen. Forse per non alimentare dietrologie o scontri con il leader della Lega, Meloni attribuisce il dietrofront dell’Eliseo e le reazioni così “aggressive” a motivi di politica interna.

Lunedì, il giorno prima del giallo, i due si erano incontrati al Cop27 in Egitto. Di sicuro un cortocircuito nella comunicazione del governo italiano c’è stato. Ma ormai è acqua passata, visto che la premier intende non mollare sulla questione migranti, costi quel che costi. Si cercano tuttavia canali per evitare ulteriori strappi e soprattutto ripercussioni sui grandi dossier europei: Pnrr, energia e Patto di stabilità. Dall’Eliseo continua la linea della durezza: “Non è previsto al momento alcun bilaterale Macron-Meloni al G20 di Bali”. L’obiettivo delle rispettive diplomazie sarà farli parlare. Intanto ieri Le Figaro titolava in prima pagina: “Ocean, Viking, Macron cede sotto la pressione”.
 

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  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.