Foto di Mauro Scrobogna, via LaPresse 

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Il Pd si abbandona alla sua vera passione: il congresso

Salvatore Merlo

Il Partito democratico è in preda all'autoflagellazione: tra chi lo vuole ribattezzare, chi fare una costituente, chi unirsi ai 5 stelle e nessuno che pensi di poter fare opposizione

Gli italiani annaspano tra le bollette, la destra sta per formare il governo più forte della Seconda Repubblica, ma loro si sciolgono sullo scioglimento. E mica dicono come vogliono fare opposizione (per Letta era “la più forte di sempre”), non propongono certo metodi per abbassare il prezzo dell’energia elettrica: “C’abbiamo  ben altro da fare”, lasciano intendere. E che cosa? Ma il pre-congresso del Pd, ovviamente! Vuoi mettere la questione del price cap o la vittoria di Meloni con il fronte del sì Conte, il fronte del no Conte, la corrente del forse Conte, l’ala del magari, lo zoccolo del tuttavia e la pattuglia del chissà? È iniziata la vera festa di popolo della sinistra, l’unica cosa che li rende davvero felici. E vogliono essere lasciati in pace, giustamente.

 

Tuttavia di questo vasto e stupefacente fotoromanzo, altrimenti inteso come autoflagellazione in latex sadomaso, insomma in questa beata tortura medievale che si apre oggi con la direzione nazionale e che si trascinerà fino allo spelacchiamento propriamente congressuale di marzo, ecco che la puntata prediletta, l’invenzione più cara, quella da ritenersi più vicina alla grande tradizione della commedia all’italiana è la nuova categoria del “suggeritore esterno” che si affaccia con sadica saggezza senile a questo rodeo che già conta una media di due precandidati segretari al giorno tra chi vuole ribattezzare il Pd, chi fare una costituente, chi maritarsi con i grillini, chi tingersi di verde e chi infine urla come Ciccio Ingrassia: “Voglio una donna”.

 

Figura micidiale, si diceva, questa del suggeritore esterno. Si tratta quasi sempre d’un ex segretario che se n’è andato, magari ha preso l’1 per cento alle elezioni dopo una tragica  scissione a sinistra, e ora  impartisce lezioni su come si fa un vero partito di sinistra a quelli del Pd che invece hanno preso il 19 per cento (e quelli ovviamente  lo stanno a sentire, perché il masochista, si sa, è sempre scosso da brividi paradisiaci). E allora arriva Occhetto che gli dice “malati di governismo”, arriva Bersani  che vuole il “ritorno alle origini” abolendo le primarie (era meglio il Politburo in effetti, e anche nonno Stalin aveva un po’ la mano pesante ma mettiamoci nei suoi panni…) e poi c’è lui: Massimo D’Alema.  

 

La perpetua reinvenzione di se stesso. È stato lo spavaldo leader del riformismo, è stato quello che metteva Prodi nel sacco, è stato ministro degli Esteri e presidente del Consiglio, e adesso è l’amico di Giuseppe Conte da Volturara Appula: “Una persona deliziosa”. Glielo consiglia, a quelli del Pd. “Se viene a sapere che stai male ti chiama e ti chiede: come ti senti?”. Con argomenti così il congresso è già vinto.

  • Salvatore Merlo
  • Milano 1982, vicedirettore del Foglio. Cresciuto a Catania, liceo classico “Galileo” a Firenze, tre lauree a Siena e una parentesi erasmiana a Nottingham. Un tirocinio in epoca universitaria al Corriere del Mezzogiorno (redazione di Bari), ho collaborato con Radiotre, Panorama e Raiuno. Lavoro al Foglio dal 2007. Ho scritto per Mondadori "Fummo giovani soltanto allora", la vita spericolata del giovane Indro Montanelli.