Il caso

I segreti del successo di Conte e le telefonate con Prodi e Bersani

Simone Canettieri

Dietro alla crescita del M5s c'è il cambio di linguaggio e il ritorno di Casalino. Intanto l'ex premier continua a coltivare rapporti a sinistra. Oggi la chiusura in piazza in stile Casaleggio

Sembra averci preso gusto. Al punto di coltivare due sogni. Il primo, enorme: agganciare il Pd. Il secondo rientra, invece, nella sfera recondita del rivincita a tutto tondo: impedire a Luigi Di Maio di entrare in Parlamento, sbarrandogli la strada nel collegio uninominale di Napoli. Giuseppe Conte in queste ore dice di essere “rinato”. Da tempo non ha più un’opposizione interna che fa base alla Farnesina. Dispone di una truppa di fedelissimi pronti al salto nel cerchio di fuoco pur di seguirlo. I big al secondo mandato sono rimasti fuori (senza che lui si strappasse il ciuffo). Beppe Grillo, dopo tanto guerreggiare, è silente. In questo scenario il M5s ha ritrovato anche la regia di Rocco Casalino.  


L’ex portavoce di Palazzo Chigi è ritornato centrale, dopo la rinuncia al seggio in Parlamento. Alcuni deputati grillini, appena iniziata la campagna elettorale, avevano pensato anche di affidarsi a un’agenzia di comunicazione esterna per aiutare il rodato staff di Conte. Ma così non è stato. E dunque riecco Rocco. Senza farsi vedere troppo, seguendo “il suo presidente” il meno possibile dal vivo. Per non entrare negli obiettivi dei fotografi, per fare in modo che insomma non diventi l’attrattiva del circo mediatico alla ricerca di spunti e curiosità. Casalino è la scatola nera del M5s: l’unico dirigente apicale rimasto dal 2013 a oggi. C’è lui, e non solo, dietro allo slogan #dallapartegiusta. Conte nel rush finale della campagna elettorale ha cambiato anche messaggio. Durante i comizi non parla più di Mario Draghi, a meno che non glielo chiedano i giornalisti. “Il premier è empatico come un frigorifero”, dicono i contiani pieni di hybrisper via dei sondaggi che si girano fra loro nella chat. “Inutile parlare di Draghi: alla gente non interessa. Lui è la regina, noi siamo Lady D come livello di coinvolgimento emotivo”, spiegano ancora i parlamentari del M5s in piena trance agonistica. Sicché gira così. Euforia e voglia di rivincita. Da leader dell’opposizione, Masaniello del sud “come se non avesse governato per quasi tre anni”, rivelano dal Pd lettiano. Ecco tra i segreti  del capo del M5s c’è proprio questo artificio: attaccare gli attuali  vertici del Pd, ma mai il Pd in quanto partito. “Perché vogliamo i voti dei dem delusi”.  In questo continuo tira e molla, oggi i vertici del M5s – ma siamo alla vigilia del voto e da lunedì tutto potrebbe cambiare – giurano che alle prossime regionali andranno di nuovo da soli come in Sicilia. Presto si voterà in Lombardia, nel Lazio e in Friuli Venezia Giulia. A meno che certo  la segreteria di Enrico Letta non salti. I due soci dell’ex campo largo non si parlano da settimane. Canali di comunicazione interrotti. In compenso, Conte coltiva amicizie e conversazioni telefoniche con mondi attigui o comunque di sinistra. Non solo Massimo D’Alema.  Ma anche Romano Prodi, con il quale ha ripreso a conversare nelle ultime settimane.
E poi la sinistra del Pd, Goffredo Bettini certo. E pure il conterraneo Francesco Boccia. Per non parlare di Pier Luigi Bersani.  Intanto Loredana De Petris, senatrice e già voce ascoltata di Sinistra ecologia e libertà annuncia che “voterà M5s”. E lo stesso farà forse Stefano Fassina, che con l’ex premier ha presentato un libro non tanto tempo fa. 

Il capo dei grillini questa sera si divertirà con l’ultimo sfregio nei confronti degli alleati: la chiusura della campagna elettorale a piazza Santi Apostoli, luogo del cuore del centrosinistra e non complicatissimo da riempire. E’ prevista una casaleggiata, nel senso di Gianroberto: verrà proiettato un video molto emotivo, stile “Gaia”, su come rischia di essere il nostro pianeta se non si interverrà in maniera decisa a protezione dell’ambiente. Apriranno l’evento i big della vecchia guardia rimasti fuori dalle candidature (Paola Taverna, Roberto Fico, Alfonso Bonafede). Poi toccherà alle truppe contiane: da Federico Cafiero De Raho passando per Roberto Scarpinato fino a Chiara Appendino. Dopo le parole del leader, il video di Beppe Grillo,  spazio alle performance. E’ previsto un flash mob “di forte impatto” con tutti i partecipanti alla chiusura. E’ stato ingaggiato un regista-coreografo proveniente dal mondo dello spettacolo. Anche questo è un ritorno alle origini
 

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  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia. Ha vinto anche il premio Guidarello 2023 per il giornalismo d'autore.