Giorgia Meloni (Ansa)

Meloni e Vox: stanchezza e qualche errore

Salvatore Merlo

La leader di Fratelli d'Italia lancia il parallelo tra la sua vittoria e quella del partito spagnolo di destra. Alla meta senza fiato, tra campagna elettorale e un futuro complicato al governo

Prima si sono accorti che la loro campionessa, la donna che è ormai l’alfa e l’omega della destra italiana, stava correndo, sì, ma con il freno a mano tirato. “In questa campagna elettorale tutti le sparano grosse”, dicevano qualche settimana fa. “Giorgia invece deve stare attenta, misurare le parole. Questo può essere un problema a lungo andare”. Ed era ancora soltanto un fastidio che correva sotto la pelle, una specie di insidia dei nervi, un brivido infinitesimale del pensiero. Poi però, a poco a poco, la soffice preoccupazione (“i voti della Lega stano un po’ uscendo dal recinto del centrodestra”) si è fatta strategia: bisogna spingere. Giuseppe Conte al sud prende i voti che Salvini sta dissipando a piene mani, quelli che Fratelli d’Italia vuole recuperare a ogni costo perché rincorre il sogno di una vittoria rotonda. Totale. Specialmente nei collegi uninominali adesso insidiati al sud dal M5s.

 

E allora bisogna intensificare, appunto. Prendere qualche toro per le corna. Ecco dunque che la nettissima opposizione al reddito di cittadinanza viene un po’ smussata, perché al sud bisogna tamponare l’emorragia leghista e l’avanzata grillina. Ecco poi la sonora presa di posizione sull’Ungheria. Ecco la reazione al viaggio di Enrico Letta in Germania (“baratta il sostegno estero con l’interesse nazionale”), ed ecco infine, ieri, l’endorsement alla destra spagnola di Vox. Una strategia che però si accompagna con la comprensibile stanchezza fisica di una leader sotto pressione. Una donna che in campagna elettorale  s’illumina la strada da sola, come un fulmine. Ma che proprio come un fulmine a volte  si scarica. E sbaglia. 

 

“Quando sono molto stanca non sono più capace di modulare un tono appassionato che non risulti aggressivo”, ha raccontato una volta Giorgia Meloni, proprio riferendosi a quel suo famoso comizio tenuto a giugno in Andalusia, a favore di Vox, che non era piaciuto a lei per prima. Comizio che tuttavia ieri la leader è finita per ricordare a chiunque, con il suo parallelo tra la parabola di FdI e quella del partito spagnolo di ultradestra: “La nostra vittoria spiani la strada a Vox”. Una mossa non del tutto decifrabile, sul piano della logica politica. Tra Vox, l’Ungheria e le parole sulla Germania, Meloni sembra comportarsi come se fosse isolata in Europa. Con il rischio fatale delle profezie che si autoavverano,  secondo un  principio studiato anche in sociologia. Segni di affaticamento. “Non sto troppo bene”, ammetteva lei poco prima di salire su un palco nelle Marche. L’esigenza di essere incisivi nella coda finale della campagna elettorale, se non condotta con lucidità può  oscurare l’attentissimo percorso politico che Meloni aveva suggellato a gennaio con l’accordo che aveva portato all’elezione di Roberta Metsola alla presidenza del Parlamento europeo.        

  

I compagni di Meloni sanno che è comprensibilmente esausta. Sotto pressione come non mai. E non soltanto per la campagna elettorale, per i comizi, gli interventi in video preceduti da settimane di incontri  a tappeto con mezzo establishment italiano: Giorgia Meloni si conduce in questa campagna elettorale con la consapevolezza di essere probabilmente destinata a una vittoria che le consegnerebbe il governo in un momento difficilissimo. Insediamento a ottobre, Finanziaria a novembre, 433 decreti attuativi entro dicembre, la crisi del gas e l’inerzia europea, l’inflazione... C’è chi non ci dormirebbe la notte. Tuttavia, come Meloni sa bene visto che fa immersioni, i nervi sott’acqua si mantengono saldi in un solo modo: concentrandosi  sul fondale, senza esplorare le pareti grigie di sinistra foschia alla ricerca di mostri immaginari.

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  • Salvatore Merlo
  • Milano 1982, vicedirettore del Foglio. Cresciuto a Catania, liceo classico “Galileo” a Firenze, tre lauree a Siena e una parentesi erasmiana a Nottingham. Un tirocinio in epoca universitaria al Corriere del Mezzogiorno (redazione di Bari), ho collaborato con Radiotre, Panorama e Raiuno. Lavoro al Foglio dal 2007. Ho scritto per Mondadori "Fummo giovani soltanto allora", la vita spericolata del giovane Indro Montanelli.