Zaia, Fedriga e Giorgetti si dimenticano di citare Salvini dal palco di Pontida

Simone Canettieri

Sul Sacro Prato tutto è improntato al "Credo in Matteo". Ma i tre big del Carroccio lo oscurano. Il governatore veneto punta tutto sull'autonomia. Frecciate ostili alla Meloni. Il segretario intanto lancia i sei punti programmatici

Dal nostro inviato a Pontida. Sarà un caso, certo. Ma dal palco della festa della Lega gli interventi più attesi prima di quello del leader non nominano le parole magiche: Matteo Salvini. Non lo citano Massimiliano Fedriga, il governatore del Friuli Venezia Giulia, ma nemmeno il collega Luca Zaia. Nemmeno Giancarlo Giorgetti, claudicante per un brutto mal di schiena menziona dal palco Salvini. Sono i tre big del Carroccio che tutti danno in sofferenza nei confronti del capo del Carroccio. Sarà un caso?

La loro dimenticanza, che diventa triplice, si trasforma in un fatto. Fedriga, molto applaudito dal prato, rimarca l'"importanza della politica come una cosa seria, non servono le promesse". Zaia, mister 77 per cento, si presenta con un'enorme bandiera con il Leone di San Marco. Parla solo di autonomia, di una promessa da mantenere, di "paron a casa nostra". Gli preme solo quella, al punto di dire che è decisiva per il futuro governo e attacca - ce l'ha con Meloni- chi gira i nostri borghi a parlare di autonomia. La leader di Fratelli d'Italia viene punzecchia anche dal ministro Giorgetti: "E' facile stare all'opposizione e criticare, grazie a noi M5s e PD non andranno al governo, un mestiere difficile e pieno di equilibri".

Colpisce in questa giornata del "credo" le mancate citazioni da parte Fedriga, Zaia e Giorgetti di Salvini. Nemmeno di maniera per far scattare l'applauso. Il leader forse se ne accorge e in finale prova a recuperare facendo firmare ai ministri e ai governatori una tavola blu con i punti del programma. "Così i giornalisti la pianteranno di dire cattiverie".

Poi il turno del leader arriva davvero, sul palco. E Salvini lancia i sei punti programmatici su cui, dice, tutta la Lega si impegna: "Io ci credo e ci metto la firma". Eccoli, i punti: stop bollette e nucleare sicuro; autonomia regionale; flat tax al 15% e pace fiscale; stop Fornero, sì Quota41; stop sbarchi, sì decreti Salvini; Giustizia giusta.

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  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.