Il racconto

Grillo usato da Conte per fare la guerra a Draghi: "Basta, sono stato strumentalizzato"

Simone Canettieri

De Masi rivela le presunte telefonate di Draghi al garante contro Conte, Palazzo Chigi nega. Lo staff dell'ex premier: "Abbiamo i messaggi". Il fondatore del Movimento lascia Roma senza decidere sul secondo mandato, caos in Sicilia per Cancelleri

Finisce così: Beppe Grillo infuriato lascia la capitale senza incontrare la delegazione di governo del M5s. Poi: il voto sulla regola dei due mandati  è congelato. E infine: in Sicilia Giancarlo Cancelleri non ottiene la deroga per partecipare alle primarie da governatore, e magari se ne andrà anche lui con Luigi Di Maio. Si apre un altro capitolo, ancora più caotico. Quello fra Giuseppe Conte e Mario Draghi. Tutta la giornata ruota intorno a un’intervista croccantissima di Domenico De Masi, sociologo d’area  M5s, che rivela al Fatto una confessione che gli avrebbe detto Grillo in un orecchio: “Il premier chiama Beppe per chiedergli di sostituire Conte”. Bum. 


Bisogna registrare a questo proposito che i più stretti collaboratori di Conte rivelano a questo giornale quanto segue: “Abbiamo i messaggi di Draghi a Grillo contro Conte”. Sarà vero? E’ la solita strategia della tensione che a nulla porta se non al massimo all’apertura dei siti per tutto il giorno? E però con Grillo sempre più confuso e stordito dal caldo che incontra i parlamentari, questa storia di De Masi diventa centrale. Il sociologo che paragonò Luigi Di Maio a Gesù (“nessun trentatreenne, salvo Gesù Cristo, potrebbe vantare un curriculum come quello di Luigi”) e già consulente strapagato dal partito pentastellato rivela un intreccio da far tremare i polsi. Draghi e Grillo che tramano contro Conte al telefono. 

A Paola Taverna, senatrice de core, parte un post su Facebook contro il garante: “Beppe ci devi dare delle spiegazioni, il Movimento non è di tua proprietà”. Come sempre, spunta fuori la seguente spiegazione: è stato un errore del social media manager, che sarà punito, ma questo non è il pensiero di donna Paola dal Quarticciolo. Dettaglio. Il sugo è la rivelazione di De Masi. Giuseppe Conte rilascia dichiarazioni al fulmicotone contro Draghi: “Un premier tecnico non può attaccare i partiti: una questione di democrazia”. Prima si narra, dalle parti del M5s, di una telefonata fra il premier (impegnato a Madrid al vertice della Nato) e Conte. I grillini la raccontano così: “Draghi lo ha subito chiamato, ma all’inizio non gli ha risposto. Poi lo ha richiamato e Giuseppe è stato durissimo”. Tipo? “Gli ha detto che se vuole il M5s fuori dal governo lo dica perché quanto ci risulta è gravissimo”. L’avvocato del popolo, in versione irosa, avrebbe detto anche al suo successore un concetto di questo genere: “Sulla risoluzione abbiamo avuto il tuo muro e quello del ministro degli Esteri che nel frattempo stava portando avanti una scissione. Non tollereremo più una cosa del genere”. Draghi da Madrid a chi gli chiede di questo pasticcio dice: “Ci siamo parlati con Conte poco fa, abbiamo cominciato a chiarirci, ci risentiamo domani per vederci al più presto. Il governo non rischia”. Si vedranno nei prossimi giorni, forse. Chissà. Ma adesso bisogna ritornare su Grillo. Si è fatto prestare la solita cravatta improponibile dai commessi del Senato per entrare nel Palazzo, ha incontrato tutti gli eletti, divisi per commissioni.

Sembra distratto. Non pensava che la sua confessione a De Masi, amico di vecchia data, potesse provocare una reazione del genere. Il sociologo aveva anticipato il retroscena nel pomeriggio di martedì alla trasmissione radiofonica “Un giorno da Pecora”, e poi ha ribadito il concetto, con dovizia di particolari, all’indomani, al giornale diretto da Marco Travaglio. La notizia  sovrasta l’importanza del tour di Grillo: in serata si dovrebbe decidere sui due mandati, sul caso Sicilia con Cancelleri, sulla permanenza del M5s nel governo. Ma l’effetto ottenuto è il seguente: ci sono Conte e Draghi sulla scena, e Grillo sullo sfondo. Anzi, con questa storia delle telefonate rivelate i contiani riescono a ottenere un risultato: hanno separato il garante dall’ex banchiere.  E’ di nuovo Conte al centro della scena: il capo M5s non promette falli di reazioni ma accarezza l’uscita dal governo sul primo provvedimento che non gli andrà giù. A partire dalla questione sul superbonus. I grillini sono un magma ingovernabile. E il primo a capirlo è proprio chi li ha fondati. L’elevato dà buca ai ministri e ai sottosegretari, non si presenta nella sede del M5s (che non ha mai visto), si fa lasciare all’hotel Forum, poi riparte: “Sono stato strumentalizzato”, si sfoga. Dalle parti dell’ex premier giurano di “avere i messaggi”. Quelli con cui Draghi consiglierebbe a Grillo di cambiare capo politico del M5s. Ma bisogna prenderli sul serio? “Mai detto”, dicono da Palazzo Chigi. Cosa produrrà questo caos? Al momento niente.
 

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  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.