Giovanni Toti (foto Ansa)

“Il bipolarismo è finito, c'è Draghi dopo Draghi”. Parla Giovanni Toti

Giampiero Timossi

Stasera nasce Italia al Centro, la nuova creatura del governatore della Liguria: "Partirà dal basso. E non sarà solo un contenitore". Avrà un'attenzione speciale per l'agenda del premier

Genova. La Canzone dell’acqua. Se il nuovo viaggio politico di Giovanni Toti avesse un inno, questo potrebbe essere quello giusto. E’ una canzone di Eugenio Finardi, bravo cantautore, il più rock tra gli italiani, artista che veniva considerato a sinistra da quelli di destra e a destra da quelli di sinistra. E dunque la canzone può accomodarsi in questo inedito contesto politico, il movimento “Italia al Centro”, creatura che questa mattina il governatore della Liguria presenterà all’Acquario di Genova. Ci risiamo, c’è ancora di mezzo l’acqua.

E’ una convention che servirà (anche) per dare idee e coordinate a un movimento già formalizzato dal notaio qualche settimana fa. L’inno ancora non c’è, il resto sì. Al fianco di Toti ci saranno anche Gaetano Quagliarello e Paolo Romani, una cosa in famiglia, pazienza se resteranno delusi quelli che si aspettavano altri “centristi” come Matteo Renzi e Carlo Calenda. E’ stata fatta una scelta “precisa”, come quella di invitare una settantina di sindaci, compreso ovviamente il sindaco di Genova Marco Bucci che gioca in casa e lo spezzino Pierluigi Peracchini, entrambi in corsa per il secondo mandato, con il pieno appoggio dei totiani. E poi amministratori regionali, già coinvolti nel percorso politico avviato da Toti.

Cosa sarà “Italia al Centro” lo si inizia a capire anticipando qualche concetto contenuto nel discorso programmatico che il governatore ligure farà questo pomeriggio, intorno alle 18. Chiuderà la convention “Dalle Città all’Italia, una proposta per il paese”. La sintesi del governatore della Liguria: “Italia al Centro si costruirà dal basso”. Dunque basta con il gossip politico, fatto di alleanze e flirt, alchimie tra lo stesso Toti, Calenda, Renzi. E basta con i leader guasconi, le battute, “perché abbiamo assistito a una balcanizzazione della scena politica e questo un paese non se lo può più permettere, non vuole queste cose, ma chiede di ripartire e crescere ancora”.  Perché la pandemia che non finisce e la guerra in corso e la crisi economica che morde hanno fatto da spartiacque. Servono risposte nuove.

 

Così oggi Toti lancia e ribadisce “la strategia del ruscello, non un getto d’acqua che sbotta all’improvviso e travolge tutto, ma appunto un ruscello che si forma grazie a tanti piccoli rigagnoli, che crescono per diventare fiume e arrivare in mare, per creare sempre energie nuove”. Detto che l’immagine appare azzeccata, è doveroso articolarla per non cadere nella retorica. Ed ecco i punti chiave del discorso programmatico preparato dal presidente della Regione Liguria: “Partire dal basso, perché gli amministratori locali dimostrano che le cose si devono e possono fare, anche nelle emergenze, come il ponte di Genova e una pandemia che ci impone sempre la massima attenzione”. Poi l’acqua e il discorso si alzano: “Il centro non va inteso come un contenitore, l’idea non è legata a una Prima Repubblica dove quella era un’area dove si costruivano alleanze, un’area che era anche rappresentata da come gli eletti sedevano in Aula. L’idea che proponiamo non è il centro come contenitore, ma contenitori di idee nuove e concrete, al centro di un progetto comune”.  Ancora: “La Seconda Repubblica è stata quella del bipolarismo e della competizione. Quel contesto non esiste più. Oggi è il tempo della cooperazione, sono le domande sempre urgenti di una realtà che stiamo vivendo da più di due anni: senza cooperazione non ci sarebbe stata la possibilità di trovare, in tempi così brevi,  vaccini indispensabili per contrastare la pandemia”.  

Prima competizione, bipolarismo e sistema maggioritario. Ora cooperazione e dunque anche un nuovo sistema, “proporzionale, certo”, ma su questo Toti si è già espresso. Adesso, in questa idea che cresce del basso non sarebbe strategico citare attuali o future alleanze. Ma visto che le idee stanno al centro, è da un pezzo che quelle del premier Mario Draghi piacciono al timoniere di Italia al Centro. Magari piacciono meno le contraddizioni di chi oggi non appoggia la scelta di inviare all’Ucraina armi per difendersi legittimamente dall’aggressione della Russia; mentre ieri riteneva giusto armare un po’ tutti gli italiani per difendere legittimamente le loro abitazioni. Nomi Toti non ne fa, non è il momento, certi fiumi restano sottoterra, come nel Carso. Intanto però parte la convention del ruscello: le idee sono rock, bisognerà capire chi avrà voglia e coraggio per ascoltarle.

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