L'ondeggiare di un leader

Ora Salvini ripudia le armi: "Sono contrario all'invio di armamenti in Ucraina". E per Draghi è un problema

Simone Canettieri

In preda all'ecumenismo, il leader della Lega dichiara che non bisogna dare armi all'Ucraina. Parla di corridoi umanitari e prega. Martedì la prova del voto in aula

È il Salvini arcobaleno. Quello che non ti aspetti. Altro che mitra imbracciato, come da celebre foto di tre anni fa del Capitano. Da Lucia Annunziata Salvini chiede all'Italia e all'Europa di "non distribuire armi letali al confine con la Russia, ma di seguire la via indicata dal Papa: corridoi umanitari e diplomazia". Niente armi nel mio nome, ribadisce il capo della Lega.

 

Ed è una posizione che spariglia che manda in confusione il Parlamento e che avvicina Salvini a Nicola Fratoianni. Comunisti padani? Chi lo sa. Di sicuro martedì le Camere sono chiamate a una prova di compattezza: votare all'unanimità una risoluzione che dia forza ai provvedimenti del governo Dragni. Ma ecco appunto c'è Salvini. Le parole sganciate in tv arrivano a Palazzo Chigi e nel tardo pomeriggio capisce che forse il suo distinguo potrebbe essere un problema.

 

Sicché arriva la nota del capo della Lega. Conciliante, ondeggiante, rassicurante nei confronti di Draghi. Il no alle "armi letali" non viene più citato, ma al contrario c'è "una piena fiducia al governo per fermare con ogni intervento e aiuto necessario" la guerra in Ucraina. La posizione della Lega fluttua, dunque. E chissà che non rientri in una strategia più ampia. Da 4 giorni Salvini si è fatto ecumenico. Ha scavalcato Sant'Egidio a sinistra, ha trasformato la Bestia (stomaco ruminante di cattivi pensieri) nel palinsesto di una Ong. Carola Salvini o Matteo Rackete? Ma attenzione perché dietro l'angolo c'è sempre Giorgia Meloni.

 

La leader di Fratelli d'Italia torna in Italia dopo la convention in Florida dei Conservatori. Ecco le lezioni americane di Giorgia  a Salvini: "In questi casi la debolezza non è un'opzione: si vis pacem, param bellum". Domani la riunione fra i gruppi parlamentari e il ministro Federico D'Incà, martedì il voto. Salvini prova a farsi notare. Loredana De Petris potrebbe dirgli: Matteo, sono  con te.

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  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.